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DOC – Nelle tue Mani: Anatomia di un successo, con qualche inciampo. Recensione della stagione 2

È ritornato, con il suo sorriso contagioso, i suoi sermoni motivazionali, il suo spirito di sacrificio; è tornato portando sulle spalle il carico delle attese riposte dai fan dopo quella sorprendente prima stagione (qui la nostra recensione), ed il peso della contemporaneità.

7 milioni di telespettatori hanno dato il benvenuto alla seconda stagione di DOC – Nelle tue mani e alla squadra di medici capitanata da Luca Argentero/Andrea Fanti, e le loro aspettative sono state accontentate, sebbene non sia mancata qualche sbavatura.

Doc – Nelle tue mani 2: dove eravamo rimasti?

Liberamente ispirato al libro “Meno dodici”, scritto da Pierdante Piccioni, un medico che a causa di un incidente ha perso la memoria degli ultimi dodici anni; alla fine della prima stagione avevamo lasciato Doc abituarsi alla sua nuova vita da capo di un gruppo di giovani e promettenti medici, e da padre single.

Una seconda stagione di drammi intrighi

Nella seconda stagione, composta da 16 episodi, troveremo Fanti destreggiarsi tra il desiderio di ritornare primario per salvare la poltrona alla amata ex moglie, dalla quale magari ricevere una ricompensa degna di un eroe del ciclo arturiano, e quello di riuscire a risolvere i casi più assurdi che si presentano al Policlinico Ambrosiano di Milano. Ad ostacolare i piani di Doc, avremo le figure ambigue del nuovo primario e di un medico “infiltrato” nella sua equipe, accompagnati dall’antagonista, l’avvocato Caruso i cui propositi resteranno celati fino alla fine. Non mancheranno, ovviamente, gli intrecci amorosi tra i dottori in corsia che non risparmieranno proprio nessuno a questo giro.

L’elefante nella stanza: il COVID

Luca Argentero aveva anticipato che la seconda stagione di DOC non si sarebbe sottratta dal trattare il dramma sanitario con cui il mondo convive oramai da due anni. Sarebbe stato anacronistico per un medical drama, secondo lui, glissare sul più grande evento pandemico della storia moderna. Se da un lato era inevitabile affrontare un problema così devastante e così ancora tristemente attuale per tutti noi, non era altrettanto scontato il taglio con cui farlo, lo spazio da dargli. E gli autori hanno scelto di risolvere questa seconda problematica in modo originale e intelligente, circoscrivendo la vicenda a due soli episodi ma lasciandola sotto traccia come fil rouge nelle ripercussioni che ha avuto sulle vite dei protagonisti, andati ognuno in modo diverso in cortocircuito.

Un genere trasversale

DOC conferma anche in questa stagione di avere un’anima poliedrica: un po’ Grey’s Anatomy, un po’ dr. House, e perché no anche un po’ Dinasty. Gli ingredienti ci sono tutti: ci sono le tresche tra i medici, ci sono gli assurdi casi clinici che vengono risolti solo dall’intuito perspicace di Fanti, c’è il cattivo di turno che ogni stagione deve fare fuori il povero Doc il quale evidentemente non era già abbastanza sfigato di suo nell’avere perso famiglia e posizione lavorativa con un colpo solo

Doc – Nelle tue mani 2 – La recensione

Le scelte vincenti

Nel primo episodio ci siamo tolti il sassolino dalla scarpa, senza abbandonarsi a facili pianti, ma registrando solo un evento, devastante e tragico. Con un racconto toccante ed asciutto, fino al cliffhanger finale, imprevedibile quanto geniale: fare morire uno dei protagonisti di covid con lo scopo di omaggiare la categoria dei sanitari che ha visto cadere eroicamente centinaia di colleghi.

Prima di adesso, nessuno aveva fatto come Doc, una scelta azzardosa ma vincente proprio per questo. Prova ancora una volta, oltre che di una regia e fotografia, anche di una sceneggiatura internazionale dietro a questo piccolo gioiello televisivo di casa nostra.

Confermata l’ottima scelta del cast, che con una recitazione perfettamente calibrata, mai esasperata ed smodata, mette in scena personaggi realistici con cui è facile provare empatia.

Fanti/Doc è l’eroe moderno per eccellenza

un medico coraggioso che non si arrende mai, motivatore di se e degli altri, pronto al sacrificio per i suoi colleghi come per sua figlia.

E la forza del suo personaggio è affidata alle parole del fidato Enrico:

“Forse Andrea ha perso ma Doc vince sempre”.

Il messaggio sempre positivo e propositivo del dott. Fanti, che non si arrende mai, deve essere una lezione valida per tutti noi. Non importa quanto la vita ti abbia messo al tappeto, bisogna sempre rialzarsi senza perdere mai l’idea che si ha di se stessi. Senza per questo venire a compromessi con la propria natura, bisogna lottare sempre e comunque. È quello che Fanti fa durante la pandemia, è quello che fa dopo per mantenere in vita il suo reparto, per recuperare il rapporto con la figlia e con i suoi medici quando una bugia rischia di incrinarlo. Perché Doc è un eroe imperfetto, ed è per questo che lo amiamo tutti.

Le scelte discutibili

Un neo che Doc si trascina dalla passata stagione è la credibilità di alcuni personaggi. Oltre alla scelta inverosimile di assegnare ad un’attrice trentasettenne la parte di direttrice sanitaria e madre di una venticinquenne. Quest’anno hanno aggiunto la psicologa specializzata in eventi post traumatici da Covid interpretata dalla 28enne ex Miss Italia Giusy Buscemi.

Al di là della considerazione banale che in questo ospedale l’età media dei medici è notevolmente bassa, il personaggio della psicologa è sicuramente il meno riuscito. Buscemi sfornita di espressioni facciali, eccetto quella di ammirazione celestiale difronte alle uscite da supereroe di Fanti; senza tralasciare il fatto che fa sembrare la terapia come una passeggiata dove in due puntate risolve il problema a Gabriel, facendosi invece infinocchiare nel più classico dei modi: i pazienti mentono, vedi un po’. 

Sebbene l’episodio n. 8 “Cane Blu” sia stato importante per svelarci l’atroce segreto con cui deve convivere Fanti, è stato sotto certi aspetti eccessivo. Quando una serie acquista consapevolezza del proprio valore rischia di prendersi troppo sul serio; è improbabile che durante la pandemia morissero solo giovani come narrato nell’episodio; bastava avere affrontato egregiamente il covid nel primo episodio, decidere invece di premere sull’acceleratore puntando un intero episodio sull’argomento è stato ai limiti dell’overdose.

Altra pecca in cui è incappato Doc in questa seconda stagione è stata la plausibilità di alcune storyline. Il certificato medico conservato nel cassetto della biancheria urlava da tutte le parti “verrò scoperto da un vostro nemico”. Il candore con cui il primario di chirurgia confessa alla sua nuova fiamma, specializzanda e figlia di un suo collega, di sniffare coca solo per il piacere di farlo sfiora l’assurdo, anche perché la ragazza non batte ciglio; ma siccome Doc vola alto ai confini della fantascienza il chirurgo supererà la dipendenza da droga grazie ad uno spot di incitamento della amata. Privo di spessore il cattivo di questa stagione, che non ha mai impensierito veramente il telespettatore, smascherato con velocità imbarazzante dalle nuove Thelma & Louise del piccolo schermo.

Superflua, infine, la scelta della finta storia tra Elisa ed il prete, visto che evidentemente non avrebbe avuto alcuno sbocco.

Va bene che ad Argentero perdoniamo tutto, ma a Doc qualche appunto non possiamo esimerci dal farlo.

#Docaggiustatutto

Ogni episodio di Doc inizia e finisce secondo uno schema ricorrente: il paziente entra diffidando di Doc e dei suoi medici, e ne esce totalmente convertito nella fede del dott. Fanti che con il suo tocco magico e i suoi discorsi mistici persuade malati e colleghi. Invece che Doc-Nelle tue mani dovrebbero intitolarlo #DocAggiustaTutto.

Doc – Nelle tue mani 2 – La recensione

Il finale di stagione

Lo stile di Doc tende a ripetersi optando, come nel finale della prima stagione, per una narrazione ciclica, inizia e finisce nello stesso modo. Con i medici costretti nuovamente in quarantena a fronteggiare una pandemia, ed a fare i conti con i propri demoni, ad espiare le proprie colpe: Gabriel non fugge più difronte al pericolo, Giulia capirà che salvare delle vite significa a volte rischiare di perderne qualcuna.

Certo la sfortuna che si abbatte su Doc meriterebbe più che una sanificazione, una benedizione!

La morte: scelta azzeccata o boiata pazzesca

Fare fuori un personaggio, porta sempre con sé il pericolo della disapprovazione del pubblico, quando addirittura della sua perdita; ma il gioco vale la candela quando quella scelta sia funzionale alla trama. Così la morte di Lorenzo aveva uno scopo, rappresentava un tributo appropriato; quella di Alba no. Diffido quasi sempre da questo tipo di decisioni drastiche. Perché in fondo sono l’escamotage a cui ricorrono gli autori per alzare il livello di tragedia di una serie, per scioccare il pubblico, far parlare di sé; questa ultima morte non è funzionale né alla trama generale né, si spera, a quella amorosa; bocciata pure l’ambientazione che con quella luce quasi divina è scivolata nella teatralità, finendo per risultare un po’ kitsch.

Dopo una serie di catastrofi da fare quasi invidia a Grey’s Anatomy, Doc termina almeno con una nota positiva come a volerci consegnare un messaggio: tra alti e bassi, la vita va avanti.

E chissà se anche Doc andrà avanti con una terza stagione. Noi glielo auguriamo. E voi?

Rita G.

Il suo primo amore sono le serie televisive, sin da quando bambina guardava (rigorosamente di nascosto, perché mamma non voleva) Twin Peaks ed X-Files. Poi un giorno, vide sulla copertina di Ciak proprio X-Files (1^ film) e lo comprò. Da allora il binomio telefilm–cinema non l’ha più abbandonata. Le piace raccontare questo mondo meraviglioso, dove ama nascondersi e sognare e, magari, scrivendo riuscire a fare sognare anche gli altri assieme a lei!

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