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Cinema

Divergent: la recensione

Divergent

Quanti di noi si sentono rifiutati dalla società? Per ciò che indossano, per come si esprimono, per cosa pensano. Fino ad ora non è mai stato un problema, dato che il nostro mondo ci permette di avere una (relativa) libertà a riguardo. La stessa libertà non appartiene tuttavia al mondo della pellicola di Neil Burger, portata sul grande schermo anche grazie all’aiuto della talentuosa scrittrice statunitense Veronica Roth, la mente brillante dietro al capolavoro postapocalittico in una Chicago distrutta da una terribile guerra. Il mondo in cui le vicende si articolano è molto diverso dal nostro e, proprio come si accennava prima, contrario a qualsivoglia forma di insubordinazione o diversificazione. La popolazione è divisa, a seconda del tratto caratteristico della propria personalità, in cinque diverse fazioni: i Candidi, nonchè sinceri; gli Intrepidi, amanti dell’adrenalina e del coraggio; i Pacifici, sempre gioiosi e gentili; gli divergent_04Eruditi, che dedicano la loro vita alla conoscenza; infine gli Abneganti, di cui fa parte anche la protagonista, Beatrice Prior (Shailene Woodley), che sono caritatevoli e altruisti. Prima di entrare a far parte della società a tutti gli effetti, ciascuno dei componenti delle fazioni deve sottoporsi ad un test attitudinale, che ‘dovrebbe’ indicare loro la giusta fazione di appartenenza. Il test di Beatrice tuttavia risulta inconcludente, come le comunica una strabiliante Maggie Q nei panni di Tori, poiché indica che la sua personalità può equamente assegnarla agli Intrepidi, Abneganti ed Eruditi. Spaventata più che mani, Beatrice sceglie la fazione che ha sempre amato, quella dei coraggiosi ed impavidi.

Da subito costretta ad affrontare pericoli e sfide, sia fisiche che mentali, Tris (come Beatrice sceglierà di chiamarsi nella sua nuova fazione) troverà un valido appoggio nei suoi amici strasfazione (che, proprio come lei, hanno cambiato la loro fazione di origine), tra cui Christina (Zoe Kravitz), ma anche validi nemici che non esiteranno a metterle i bastoni tra le ruote: Peter e Eric. Se il personaggio divergent_06di Peter (Miles Teller), nel libro uno dei maggiormente spietati, sullo schermo conquista un odio mai pienamente confermato, la figura di Eric (Jai Courtney), al contrario, si afferma con maestria nel ruolo di villain  della pellicola. La sua controparte, che diventerà presto un punto fermo nella vita di Tris tra gli Intrepidi, è l’istruttore dei trasfazione, Quattro (Theo James). Benchè in molti punti il film abbia saputo rendere magistrali parti che, già nel libro, avevano una completezza invidiabile, il rapporto tra Tris e Quattro è stato, se possibile, perfino migliore rispetto alla parola scritta. La chimica che ha coinvolto la Woodley e James è stata spettacolare, facendo scintille fin dalla primo incontro tra i due, subito dopo il salto di Beatrice da un palazzo di più di dieci piani.

Quello che tuttavia non va dimenticato è che Tris è una divergente, fuori dalle regole del mondo in cui vive, e nessuna prova o combattimento potranno cambiare questo, soprattutto quando una delle prove prevede che lei debba affrontare le sue paure mediante immagini impiantatele in mente da un computer. Quattro capisce presto che Tris ha una particolarità ma non è il solo poiché divergent_02anche il Governo inizia a dare una spietata caccia ai divergenti, accusandoli di minare la tranquillità e stabilità della loro società. A capo degli Eruditi c’è Janine Matthews, impersonata da una spietata e quanto mai adatta Kate Winslet, che proverà a Tris e all’intera comunità quanto sia pronta a spingersi in là per estirpare alla radice il problema.

Parlando di Divergent non si parla di un colossal storico, quando ci si siede davanti allo schermo si ha già la consapevolezza che si sta andando incontro ad un prodotto affine alla saga degli Hunger Games o degli Shadowhunters, dunque di quella categoria di film convertiti dalle pagine di besteller che hanno venduto milioni di copie ed appassionato milioni di lettori. L’inizio non brilla per originalità e non riesce a coinvolgere lo spettatore al cento per cento, introducendo una delusione amarognola per coloro che hanno letto il libro e una noia da sbadigli per coloro che non l’hanno fatto. Ma quale film non ha un’introduzione noiosa, soprattutto se si tratta di una saga? Quel senso di confusione viene dissipato quasi completamente dopo la prima ora del film, lasciando spazio all’azione, al divergent_03combattimento, al sentimento e ai colpi di scena. La storia non scade nella banalità – al di là della storia d’amore che, fin dall’inizio, non si poteva non prendere in considerazione  – bensì mette sempre più carne al fuoco, forse perfino accelerando, concludendo in maniera troppo affrettata, la parte conclusiva e la risoluzione dell’intera storyline. E’ tuttavia una considerazione minima, poiché non viene lasciato tempo di pensare a nulla, se non alla risoluzione del puzzle che viene man mano svelato e alla frenetica corsa per salvarsi la vita in cui Tris si trova coinvolta con sua madre (Ashley Judd) prima e poi con suo padre (Tony Goldwyn) e suo fratello (Ansel Elgort) poi. Il tutto con una scenografia da togliere il fiato, che fa da sfondo ad ogni parte della narrazione. Prima il villaggio degli intrepidi, quindi la città in rovina, il Pozzo e il lunapark abbandonato: passo dopo passo, Andy Nicholson ci regala caratteristici paesaggi da togliere il fiato.

Proprio come le musiche, supervisionate dal geniale Hans Zimmer, che tuttavia portano la firma di artisti più che conosciuti come Ellie Goulding, Snow Patrol, Zedd, M83 e molti altri. La scelta (che, per esempio, la saga di Hunger Games non ha fatto) di usare divergent_07canzoni e non solo musiche si è rivelata vincente. L’energia che ogni scena ha ottenuto grazie al singolo giusto ha aggiunto molti punti al film, molti più di quanti una semplice melodia avrebbe potuto mai dargli. Non a caso è stato Hans Zimmer a supervisionare l’accostamento delle melodie: un risultato eccellente era assicurato nell’attimo in cui nei titoli di testa è apparso il suo nome.

Arriviamo agli attori. Nomi più o meno conosciuti, che tuttavia riescono ad incarnare alla perfezione i personaggi del mondo di Divergent e dargli così vita. Ho già accennato alla splendida chimica tra la Woodley e James, dunque mi sembra banale tornare a sottolinearla. Non altrettanto scontato pare tuttavia sottolineare la bravura di Theo James, che è riuscito a rendere Quattro un personaggio serio ma dall’ironia sottile che, più di una volta, ci ha fatto sorridere, tra un lancio di coltello e un altro. Proprio come Jai Courtney, che ha reso Eric tanto odiabile da arrivare, alla fine, ad amarlo. E se è stato alquanto strano vedere Fitz Grant nei panni di papà Prior o Augustus Walters in quelli di Caleb Prior, bellissime le figure femminili della Judd e Winslet. Mora la prima e bionda la seconda, hanno incarnato alla perfezione l’antitesi dell’altruismo e bontà contro quello della paranoia e dell’egoismo dettati da un sempre maggiore bisogno di controllo e potere. Non mi aspettavo di apprezzare la Winslet in una ruolo così ma mi sono totalmente ricreduta, lo confesso.

Un consiglio? Correte a vederlo, se non l’avete fatto. Perché è un film che merita: merita davvero.

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