Devious Maids - Panni sporchi a Beverly Hills

Devious maids: Recensione dell’episodio 1.13 – Totally Clean

Ho provato ad avvicinarmi a “Devious maids” in tutti i modi possibili: una volta ho cercato di riconoscervi l’anima drammatica, un’altra di ridere alle battute, un’altra ancora di lasciarmi coinvolgere dal mistero della serie, ma niente da fare. Devious maids resta fermo al crocevia tra generi, un ibrido pretenzioso e sopravvalutato, una serie che si presenta all’interno della stessa categoria di “Desperate Housewives” ma che non riesce a raggiungerne lo spessore drammatico, la sagacia nelle risposte, la sottigliezza nella storyline. Tutto piatto, tutto prevedibile, tutto superficiale.

La seconda parte di stagione porta avanti in modo abbastanza scontato quello che è stato presentato nei primi 6 episodi: la storia d’amore tra Remi e Valentina, le vicende amorose di Carmen, la tresca familiare di Rosie e il tentativo di Marisol di scagionare suo figlio dall’accusa di aver ucciso Flora Hernandez.

Schermata 2013-09-25 a 21.19.33E’ proprio da tale questione che prende avvio l’episodio numero 7, nella quale Rosie scopre per caso la vera identità di Marisol e finisce con l’aiutarla nelle sue indagini. Alle altre ragazze la vera identità dell’ultima arrivata verrà svelata a metà dell’ultima puntata, con nonchalance, e con altrettanta impassibilità queste cominciano ad architettare un’azione coordinata stile “Charlie’s Angels” per incastrare Philippe. Ah sì, perché è lui l’assassino della povera Flora…ma per quale motivo? Marc Cherry seguendo la logica del “quel che non ammazza (scusate il gioco di parole) ingrassa” infila nella motivazione un po’ di tutto: relazioni pseudo-incestuose, tentativi di ricatto, e sì anche un caso di stupro, tanto per non farsi mancare nessun dramma. Ciò non mi stupisce purtroppo perché “Devious maids” si distingue per il poco gusto e il poco tatto con cui affronta questioni delicatissime: a Odessa viene diagnosticato un cancro e si ironizza sulla quantità di capelli che le cascano nella zuppa che prepara,  si fanno battute sui gay, si affronta persino il tema dell’inseminazione artificiale. Ecco allora che non posso fare a meno di recuperare quel termine, “bipolare”, da me usato a metà stagione, e affiancargliene uno ancora peggiore “qualunquista”: se non si possono trattare le tematiche con il rispetto che meritano sarebbe meglio, a mio avviso, non parlarne affatto. Qualche colpo di scena apprezzabile nella trama c’è e va sottolineato per onor del vero: il tentativo di suicidio di Olivia Stappord, il ferimento fortuito di Taylor (anche se la dinamica ricorda un po’ troppo da vicino Michael Delfino), Alejandro gay. Ma tutti questi spunti positivi vengono vanificati dal fatto che tali problematiche vengono lasciate da parte in modo fulmineo, o i personaggi fatti sparire senza alcuna apparente giustificazione. Si moltiplicano inoltre esponenzialmente le micro/macro incoerenze: come fanno queste domestiche ad avere un iPhone?, come possono conoscere la condizione clinica delle loro datrici di lavoro?. Bah. Sono cose secondarie, è vero, ma in una serie già traballante un po’ più di coerenza sarebbe utile.

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“Da dove viene” questa serie l’abbiamo appurato, rimane molto più difficile capire “chi è” e “dove va”, per fare qualche ipotesi in tal senso possiamo vedere come si chiude la stagione, ovvero a che punto si interrompono le nostre storylines:

  •  Carmen: dopo aver spronato il povero Sam a fare qualcosa di grande nella vita e averlo convinto a cambiare se stesso per le sue ambizioni, gli dice che ha invertito le sue priorità e volere lui più del successo. Salvo poi cambiare nuovamente idea e chiedergli di aspettarlo mentre finge di essere la fake-wife di Alejandro in cambio di un contatto discografico. Non sottolineo ulteriormente quanto questa trama sia davvero insostenibile.
  • Rosie: dopo l’infarto, Mr. Spence (vogliamo parlare di quanto sia ridicolo che lei continui a chiamarlo “mr.” mentre ha una relazione con lui?) le chiede di sposarla e lei…dice sì-no-sì-no-sì(?) perché si sente in debito verso Perri.
  • Zoila: dopo aver liquidato il problema della tossicodipendenza di Remi con la stessa facilità con cui si affronta un raffreddore, gli autori pensano bene di farlo partire per l’Africa e far andare Valentina con lui, aggiungendo un dramma familiare all’altro. Genevieve sta per risposare l’ex marito, donnaiolo ed omicida, ma costui viene ucciso da Adrian Powell e porta con sé nella tomba la (giusta) accusa di essere l’assassino di Flora.
  • Marisol: riesce a portare a termine la sua indagine e a far scagionare il figlio. Quale sarà quindi il suo ruolo nella seconda stagione? Non so fare pronostici ma la sua amicizia con Taylor Stappord è una delle poche cose credibili di questa serie, io continuerei su quella strada. Inoltre è l’unica delle 4 a recitare in modo decente.

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Oltre alla sua bravura, ribadisco quella di Tom Irwin e Rebecca Wisocky  (“L’amore non sa unirci, perché non provare l’odio?”) e non posso non aggiungere come nota stra-positiva la presenza di Stephen Collins nel ruolo di Philippe Delatour. Collins passa agile-agile da “Settimo cielo” a “Devious maids” interpretando ruoli diversissimi, sempre con grande stile.

Le problematiche aperte sono varie, accozzate in malo modo, ma molteplici e mostrano la volontà della serie di superare il singolo caso di Flora per concentrarsi sulla comunità formata da queste domestiche. Ma di cosa dovremmo parlare dal momento che non c’è mai stato modo di percepire veramente il legame che unisce le 4 donne, se non c’è un “caso” per stagione? A mio avviso bisognerebbe dare spessore al versante sociale di questo telefilm: sfruttare quest’affresco di vita americana come una cornice entro cui riversare tematiche importanti e di cui poco si parla. Puntare sull’immigrazione, sulla discriminazione, sugli stereotipi: farlo non implica per forza creare un prodotto pesante. In fondo proprio Marc Cherry con “Desperate Housewives” ci ha insegnato che tutte le asprezze e le difficoltà della vita possono, con onestà e ironia, essere mostrate e affrontate sul piccolo schermo.

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