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Devious Maids - Panni sporchi a Beverly Hills

Devious Maids: Recensione dell’episodio 1.06 – Walking the Dog

Nel mezzo del cammin di nostra serie ci ritrovammo per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita…” padre Dante mi perdonerà questa citazione sul filo della blasfemia, ma quando ho realizzato che siamo già al sesto delle 13 puntate previste per Devious Maids, mi è venuto spontaneo commentare in questo modo quanto visto fin ora.

Schermata 2013-08-08 a 01.54.00Sono chiamata a fare un resoconto generale della stagione “so far” e voglio iniziare proponendo un aggettivo provocatorio: bipolare. Questo telefilm, a mio parere, è bipolare. Lo so, può sembrare un attributo del tutto inappropriato per una serie televisiva ma io lo trovo perfettamente calzante perché a mio parere “Devious maids” ha dentro di sé le due anime: quella “comedy” e quella “drama” che non riescono però a fondersi in “dramedy”, alla “Desperate Housewives” per intenderci. In questo modo da sei puntate a questa parte veniamo  costantemente sballottati da momenti comici più o meno riusciti a momento che vorrebbero trattare tematiche profonde e scabrosissime (voyeurismo, violenza sulle donne, immigrazione). Questa discontinuità, che mai diventa amalgama,determina la mancanza di uno stile narrativo coerente: i momenti comici non fanno ridere, quelli tragici paiono ingiustificati e quindi risultano banalizzati.

La confezione renderebbe “Devious Maids” una fantastica soap opera da pomeriggio infuocato di agosto da guardare con mezzo cervello, ma gli schizzi di sangue che (a partire sin dalla sigla) “vivacizzano” la storyline fanno intendere chiaramente come nella mente degli ideatori ci fossero ben altri, e più profondi, intenti.

Nella review del pilot ho fatto un paragone con “Desperate Housewives”; sfrutto questa carta ancora una volta dal momento che ciò mi permette anche di spezzare una lancia a favore dell’operato di Marc Cherry: l’ombra di Wisteria Lane si sta allontanando, i rimandi si fanno più lievi, la storia pare distante dal mondo di “Casalinghe disperate”. Ma, (purtroppo sì c’è un “ma”) non sono stati ripresi i buoni spunti offerti da questo illustre antecedente. Faccio un esempio: le partite a poker tra le 4 amiche di Wisteria erano momenti collettivi, di poco conto, ma che concretizzavano un elemento essenziale nell’universo di “Desperate” ovvero il legame di amicizia profonda che univa le donne protagoniste. Tutto ciò che gli accadeva era collegato, non solo per il fatto che avveniva a pochi metri dalle loro rispettive case, ma perché Lynette, Bree, Susan e Gaby erano profondamente compartecipi delle loro vite. Questa simbiosi non esiste in “Devious maids”, tutto quello che accade pare essere una sequenza di episodi scollegati gli uni agli altri e i rendez-vous alla panchina di Carmen, Zoila, Marisol e Rosie risultano alquanto fittizi.

A mio avviso la serie ha in sé delle carte vincenti che dovrebbero essere giocate a dovere:

1)   Potenziale attoriale, soprattutto Tom Irwin e Rebecca Wisocky, che deve essere valorizzato

2)   Meccanismi narrativi già utilizzati e che devono essere sfruttati maggiormente: es. interessanti colpi di scena (l’infarto di cui è vittima Mr. Spence, il DVD “Flora #10”, il voyeurismo di Adrian)

3)   Una particolare atmosfera “noir” (es. il festeggiamento del compleanno del defunto Barret Powell), decisamente interessante, ma che si crea solo nelle scene ambientate in casa Powell e dovrebbe invece essere a mio avviso la linea di tutta la serie.

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Attorno a questi elementi interessanti troviamo un caos fatto da trovate imbarazzanti (la scena del cetriolo per “quantificare” le doti virili di Mr. Spence, la lotta corpo a corpo tra Oscar – Odessa – Sam – Carmen), attori mediocri (Roselyn Sanchez  è mono-espressiva) passaggi troppo semplicistici e dettagli poco curati: come fa Rosie ad avere un rapporto così confidenziale con la sua datrice di lavoro? Con quale estrema facilità Rosie e Mr. Spence finiscono a letto insieme? L’avvocato di Marisol sa che lei lavora sotto copertura dai Powell? E quanta cocaina porta con sé Remi, deve farci il pane?!.

Riassumere minutamente la trama di questa prima metà di stagione sarebbe troppo lungo e pedante, diciamo che le storylines procedono in modo abbastanza scorrevole, impreziosite da qualche colpo di scena che prima ho ricordato, ma la serie non riesce a sfondare il muro dell’esteriorità rimanendo (a mio parere) sempre artificiosa e distante dall’osservatore. Spendo qualche parola sulla “trama orizzontale” della stagione: l’omicidio di Flora. Il figlio adottivo di Marisol è ancora in carcere e le ha tenuto nascosto il fatto di aver proposto alla ragazza di sposarlo ed essere stato duramente respinto, gli inquirenti hanno scoperto questo particolare e lo hanno trasformato in un valido movente. La situazione è critica. Marisol però viene a conoscenza del “little dirty hobby” di Adrian Powell: trasformare domestiche e altre giovani ragazze in escort per i suoi amici facoltosi e godersi da “voyeur” (a loro insaputa) gli incontri amorosi. Sua moglie Evelyn è al corrente di ciò e lo accetta solo come condizione alla quale il marito è rimasto in casa, pur ritenendola colpevole della morte di loro figlio avvenuta 15 anni prima. L’ equilibrio (perverso) tuttavia è stato incrinato dalla partecipazione attiva di Adrian a uno di questi menage sessuali, in cui peraltro erano coinvolti Michael Stappord e Flora. La ragazza uccisa che, al momento del decesso, era incinta. Di chi? E l’uomo in questione è anche l’omicida?

Nota a margine: direttamente dal cast di Desperate Housewives troviamo Richard Burgi (as Karl Mayer) nei panni di Henri Delatour fratello di Mrs Delatour e ex fidanzato di  Zoila. I dialoghi-confronti innescati tra lui Zoila, Genevieve e Valentina, dal suo ritorno, sono i più interessanti di queste prime puntate assieme al monologo di Evelyn Powell sul figlio defunto e al pep talk di Marisol a Taylor dopo aver scoperto che l’ex di suo marito sa del suo passato da escort.

Questo telefilm ha bisogno di uno stile ben definito, ora o mai più.

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