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Devious Maids - Panni sporchi a Beverly Hills

Devious Maids: Recensione dell’episodio 1.01 – Pilot

Prendete un po’ di “vita secondo Marc Cherry” aggiungeteci una buona dose di “orgoglio ispanico” di Eva Longoria e mescolate tutto con energia. Otterrete questo pilot di “Devious Maids” la nuova serie targata Lifetime al debutto domenica 23 giugno negli USA. Prima di tutto voglio sottolineare una dettaglio: 406, questo è il numero dei giorni dalla messa in onda di “Finishing the hat”, l’ultima puntata di “Desperate Housewives“. Quattrocentosei giorni da quando io stessa pensai (e scrissi recensendo quell’episodio per Telefilm Central) che non speravo in una serie “simile” perché erano stati quegli attori a rendere “Casalinghe disperate” tanto unico,  lo credevo, lo credo ancora, ma quando ho letto di questa nuova serie ho voluto darle una possibilità.

Schermata 2013-06-25 a 00.05.25Ho fatto bene? Cercherò di farvelo capire senza dare giudizi troppo fulminei, voglio guidarvi in un piccolo ragionamento il cui punto di partenza è proprio quel numero. Vedete, quei giorni non sono poi tanti. Non sono un numero di giorni tale da permettere a Marc Cherry di poter creare un mondo da dinamiche (quasi) identiche a quelle di Wisteria Lane e sperare in una reazione del tipo “Ohh mi ricordo quando seguivo le vicende di Lynette, Susan, Gabrielle e Bree…quanto tempo è passato!” mi spiego meglio: se fossero passati anni, gli innumerevoli rimandi contenuti in questi 40 minuti di “Devious Maids” a “Desperate Housewives” agirebbero da meravigliose “madelaine” proustiane, ognuno di essi costituirebbe la porta d’accesso per un viaggio colmo di emozioni nel passato, nei felici anni passati in cui ognuno di noi spettatori si era immaginato abitante di Wisteria. Ma tanti, tantissimi di noi hanno ancora negli occhi la macchina di Susan che esce dal vialetto, canticchiano ancora il jingle iniziale, sperano ancora di vedere Mike Delfino rialzarsi e dire “Ehi ma scherzavo! Non sono davvero morto!”.

Insomma è troppo presto. Troppo presto per vedere 4 (diverse) amiche radunate attorno a un (diverso ma TROPPO simile) tavolo al giardinetto, troppo presto per vedere un pilot  in cui le protagoniste dicono addio ad una di loro che se n’è andata, troppo presto per vedere scene rivelatrici ambientate in (tanto familiari) stanze carcerarie.

E’ necessario però che io faccia anche un passo indietro, venendo incontro a chi, magari, non ha mai visto una puntata di “Desperate Housewives” ed è incappato in questo telefilm del tutto scevro di come il caro Cherry dipinga la vita nei “suburbs” americani. “Domestiche subdole” potrebbe essere questa una traduzione alla buona del titolo della serie, di fatto “Devious maids” narra della vita e dell’amicizia di 4 donne di servizio di origine ispanica: Valentina, Zoila, Carmen, Rosie, e dell’arrivo tra loro di Marisol. Essendo questa la review della prima puntata credo sia bene presentarle un po’ nel dettaglio:

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  • Zoila e la figlia Valentina: sono a servizio presso Genevieve Delatour, donna ricca e depressa, e suo figlio Remi, un belloccio per cui Valentina ha perso la testa nonostante la madre la metta costantemente in guardia su come non debba aspettarsi niente di serio di un ragazzo del genere. Storyline interessante, Judy Reyes (Zolia) sembra un’attrice valida.
  • Carmen: insostenibile. Una copia insopportabile di Gabrielle Solis: domestica ispanica focosa con velleità di cantante, si fa assumere dal famoso Alejandro Rubio solo per avere un’occasione per emergere. Il suo contraltare femminile nell’insolito menage familiare, Odessa, è altrettanto imbarazzante.
  • Rosie: a mio avviso è il personaggio più interessante. La giovane lavora a casa Westmore, dove, l’attrice in ascesa Peri e il marito Spence non si curano affatto del piccolo Toby, mentre invece lei, che ama profondamente suo figlio, sta avendo difficoltà a portarlo in America. Dania Ramirez (Rosie) mi ha fatto una buona impressione, soprattutto durante la scena della telefonata a casa e susseguente dialogo con la sua datrice di lavoro.
  • Marisol: domestica dei neosposi Taylor e Michael Stappord; Marisol mostra da subito delle peculiarità (non ha “accento”, tenta di prendere confidenza con la padrona di casa, non esita a rispondere per le rime a Olivia, l’ex moglie di Michael giunta a rovinargli il compleanno). La stranezza di Marisol appare nettamente quando si offre di fare le pulizie anche a casa Powell, la famiglia per cui lavorava Flora la domestica che muore ad inizio episodio. In sostanza: come capisce immediatamente quel volpone di Adrian Powell “you’re not maid…and I can’t wait to find out what you’re really doing here.”

Non dobbiamo aspettare molto per sapere chi sia veramente Marisol: negli ultimi istanti della puntata, infatti, la vediamo recarsi a trovare suo figlio in carcere, ed il giovane non è niente meno che il cameriere accusato di aver ucciso la giovane donna delle pulizie. Cosa vuol fare Marisol? E’ stato davvero il ragazzo ad uccidere Flora? In che affari loschi sono coinvolti i Powell? Tanti interrogativi che ricordano molto (troppo?!) da vicino Mary Alice, Paul Young e compagnia bella. Schermata 2013-06-25 a 00.05.57

Per concludere, mi sento di lodare l’audacia dei creatori che hanno finalmente scelto di gettare luce su una categoria di persone, quella delle collaboratrici domestiche, totalmente invisibili nella nostra società contemporanea, soprattutto tra gli straricchi di LA. Un nuovo soggetto, ottimo!, ma mi lasciano perplessa alcune incongruenze piccole/enormi (scusate, ma le donne ispaniche a lavare i pavimenti ci vanno con decolté, maglie scollate e orecchini pendenti?) e certi stereotipi un po’ forzati (le padrone di casa sono tutte delle isteriche depresse e così tanti dei  loro mariti sono dei gran “provoloni”?).

Non resta che vedere quanto spessore possa prendere la trama centrale della serie, poiché in fondo è quella che attira lo spettatore episodio dopo episodio, e soprattutto quanto riusciranno a farci amare le 5 belle protagoniste. Se non è giusto né saggio riprendere temi, modi e luoghi di “Desperate Housewives” certamente ogni serie che si pone su quella stessa linea non può non aspirare a creare quel senso di comunione profonda che univa gli abitanti di Wisteria Lane e i loro spettatori, ma creare quel tipo di intesa non è per niente, per niente facile.

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