Desperate Housewives

Desperate Housewives – 8.09 Putting It Together

La paura generata dall’ arrivo di Chuck ha fatto litigare tremendamente le ragazze che, principalmente, incolpano Bree dell’ accaduto. Lei cerca di riallacciare i rapporti ma Lynette la fredda dicendole “There’s no us, there’s no friendship, not anymore! you’ re on your own…we all are” sempre più sconvolta, Bree si rifugia nell’ alcool.

Le ragazze sono convocate dalla polizia, più precisamente da Chuck che sta vuole fare “un’ infomarne chiacchierata tra amici” appare sempre più chiaro che Chuck si sta avvicinando alla verità e quindi (a parer mio) sarà fatto fuori fisicamente in qualche modo… Interrogando Susan le dice di essere assolutamente convinto che l’ uomo – cadavere ritratto sia Ramon Sanchez (ed effettivamente è proprio lui, il patrigno Gaby). Poi mettendo sotto torchio Lynette la invita a vuotare il sacco ma visto che non cede, lancia un’ ardita ipotesi: il loro crimine, qualunque sia, è il motivo per cui  Tom l’ ha lasciata, con questa arguta mossa si guadagna uno schiaffo. Prova a forzare la mano anche con Gaby la quale si lascia sfuggire che Carlos è in riabilitazione da poco e così per contraddire Chuck, che ipotizza che il bere sia causato da un trauma, gli dice che suo marito ha avuto una relazione.

Bree l’ unica non convocata, si lascia completamente andare, ubriaca fradicia vorrebbe trovarsi nuovi amici ma non fa altro che intrufolarsi tra persone sconosciute e commiserarsi. Le viene in aiuto Ben, allarmato dal fatto che Bree si è presentata a casa sua alle 2 del mattino completametne sbronza: questa vicinanza fra i due però scatena la gelosia di Renee. Con un simpatico escamotage, che ci fa apprezzare la travolgente verve ironica di Eva Longoria, Gaby riesce a parlare con Carlos nonostante si trovi in un momento della terapia di “isolamento” necessario alla guarigione. Deve chiedergli di mentire e dire a Chuck di aver davvero avuto una relazione.

Tornata a casa dalla stazione di polizia Susan si confida con Mike e gli esprime il desiderio di allontanarsi per un po’ dalla città, peccato che non possa farlo dal momento che i soldi ricavati dalla vendita dei quadri non le vengono dati da Bargman è insolvente. Poco tempo dopo il critico d’ arte però si presenta a casa sua proponendole di trasferirsi a New York e coltivare lì il suo talento, sembra impossibile, ma Susan è veramente tentata di andarsene da Wisteria Lane perché troppo spaventata da come si stanno mettendo le cose.

Le mosse di Chuck inoltre non sono finite perché riesce a rintracciare un segnare del telefono del morto che proviene, ovviamente, dai cantieri di Ben: questo gli basta per ottenere il permesso di fermare i lavori di costruzione. Lynette capendo che le cose si mettono male va di corsa all’ aeroporto per fermare Tom prima che parta con Jane per il loro romantico viaggio a Parigi e gli racconta tutta la verità, in modo che resti per badare ai ragazzi se dovesse accadere il peggio: lui per senso del dovere accetta, ma ciò lo porta a litigare pesantemente con Jane. Bree esasperata dalle circostanza si presenta da Chuck e gli offre un patto: lei firmerà una confessione se lui lascerà stare le ragazze, ma Chuck, il cui intento è vedere soffrire Bree il più possibile, rifiuta e le ricorda di come lei abbiamo snobbato la sua offerta: sposarlo.

Dopo un episodio standard, che si colloca sulla scia del precedente per quanto riguarda la poca credibilità con cui è fatta proseguire l’ indagine di Vence, si arriva ad un finale a dir poco strepitoso. Come avevo ipotizzato, Chuck, mentre sta uscendo da un bar viene letteralmente falciato da un’ auto in corsa, resta da capire però chi vi sia al volante: forse Ben, che lo odia perché intralcia il suo lavoro? Forse Carlos, che nel frattempo, essendo preoccupato per Gabrielle, ha lasciato la casa di cura? Oppure Bree? E’ proprio lei la protagonista dell’ ultima shockante sequenza: siede in una triste camera  di motel, sul tavolo una bottiglia di vino e una pistola, sguardo perso nel vuoto, una vita ormai distrutta, proprio come  Mary Alice dodici anni prima, e che ora, sotto forma di fantasma, le appare. “Sei felice ora?” la interroga Bree, “non sono infelice” risponde Mary e la signora Van De Kamp impugna la pistola. Brividi.

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