Cinema

Deadpool: la recensione del cinecomic con Ryan Reynolds

Titolo: Deadpool

Anno: 2016     Durata: 1h 48min

Regia di: T.J. Miller

Cast: Ryan Reynolds, Morena Baccarin, Ed Skrein, Gina Carano, Brianna Hildebrandt, T.J. Miller

E d’altra parte cosa aspettarsi da un film basato su un personaggio dei fumetti creato appositamente per parodiare un analogo eroe della concorrenza? Inventato da Fabian Nicienza (testi) e Rob Liefeld (disegni) nel 1991 per i tipi della Marvel come risposta ironica al Deathstroke della DC Comics, il mercenario chiacchierone si segnalò subito per il suo essere atipico nel pur variegato universo dei comics americani. Non solo per il suo linguaggio sboccato infarcito di doppi sensi e battute politicamente scorrette, ma soprattutto perché dimostra di essere pienamente consapevole del suo essere protagonista di un fumetto permettendosi quindi di rompere la quarta parete e commentare in diretta le scelte dei vignettisti. Caratteristiche che erano state rimosse nella prima versione cinematografica presente nel dimenticabile spinoff sulle origini di Wolverine. Unico punto di contatto con quel film resta Ryan Reynolds che ha creduto così fortemente nelle potenzialità del personaggio da riuscire infine a convincere la Fox a produrre dopo più di dieci anni un film con protagonista l’eroe strizzato in tuta di spandex rossa.

DeadpoolDeadpool è però innanzitutto un film della Marvel il che, se da un lato aumenta le aspettative (perché la Casa delle Idee ha ormai abituato il pubblico ad un livello qualitativo piuttosto alto dopo anni di cinecomics di grande successo), dall’altro legittima il sospetto che la pellicola voglia solo cavalcare l’onda finendo per peccare di originalità. Ad evitare questo rischio provvede la coraggiosa scelta dei produttori di lasciare agli autori la piena libertà di ispirarsi al Deadpool di Nicienza e Liefeld anche a costo di bollare il film con il temutissimo marchio Rated R che, negli Stati Uniti, vieta la visione ai minori non accompagnati. Una decisione rischiosissima (ed infatti sempre accuratamente evitata come la peste dalle case di produzione) perché taglia via una parte significativa del target tipico di un prodotto di questo genere. Eppure, proprio questo apparentemente inconcepibile rischio è paradossalmente alla base del successo ben oltre le più rosee aspettative che questa pellicola sta mietendo in patria e non solo. Come furbamente rimarcato dalla sapiente campagna di marketing, Deadpool è il supereroe che mancava. Un personaggio che, pur avendo poteri in certi tratti superiori alla media dei suoi colleghi, non fa di questi il suo punto di forza. Perché Deadpool è prima di tutto un egoista strafottente che delle regole del genere se ne frega altamente preferendo dedicarsi ad una vendetta meditata portata avanti senza chiedersi se sia giusto o sbagliato. Come correttamente rimarcato da un Colosso mandato a rappresentare la tradizione degli X – Men cresciuti alla scuola per mutanti del professor Xavier, Deadpool è un bambino armato fino ai denti che sa di avere giocattoli che lui solo può usare e non si preoccupa delle conseguenze più o meno catastrofiche delle sue azioni. Non è, quindi, un caso che rifugga ogni contatto con gli altri X – Men restando principalmente Wade Wilson ossia il mercenario letale che ha assunto sé stesso per punire il villain che gli ha impedito di coronare la sua storia d’amore. Salvare il mondo, difendere gli oppressi, combattere per una giusta causa, collaborare con i suoi simili sono tutti impegni che Wade non avrebbe mai preso prima di diventare Deadpool e, rigettando volutamente il mantra di Spiderman, l’avere ora grandi poteri non implica affatto prendersi grandi responsabilità. E c’è sempre tempo per rimandare ancora quei quattro o cinque momenti in cui davvero ti comporterai come l’eroe che la gente crede tu sia.

DeadpoolAlla fine, la Marvel ha fatto centro ancora una volta. Perché lasciando che il Deadpool sul grande schermo sia il gemello di quello su carta permette agli autori di aggiungere al film quello che finora non si era mai visto. Non solo una violenza insolitamente esposta (con combattimenti sempre ad alto tasso di spettacolarità ma conditi ora con abbondanti dosi di sangue da far confondere col rosso della tuta, teste che volano o si spaccano seminando materia grigia, ossa che si rompono e mani che ricrescono lentamente dopo essere state mozzate) e un linguaggio che fa di una scurrilità programmatica la sua nota saliente. Ma soprattutto un continuo e insistito prendere in giro tutto e tutti (che siano altri personaggi del mondo di fumetti, cinema e serie tv o i loro interpreti in carne e ossa compreso lo stesso Ryan Reynolds) e in primis sé stessi. Se con Guardiani della Galassia la Marvel aveva giocato a cancellare il pathos dei film di fantascienza scegliendo un gruppo improbabile di eroi che si ricordano più per la loro vis comica che per le pur innegabili doti di coraggio e abilità marziali, qui la Casa delle Idee si spinge ancora oltre lasciando che ogni momento (dai memorabili titoli di testa fino alla proverbiale scena post credits) sia occasione per uno sfottò che, faccia ridere o meno, definisce l’intima natura di questo riuscitissimo esperimento.

DeadpoolMerito indubbiamente anche di Ryan Reynolds che fornisce una prova eccelsa ripagando chi alla fine ha ceduto alle sue insistenze. Difficile immaginare un attore più adatto per un ruolo dove, più che una fisicità imponente o una espressività drammatica, è richiesto un completo asservirsi al personaggio che diventa possibile solo se di quel personaggio si è sempre ammirato ogni lato di un carattere irriverente. Finiscono inevitabilmente ai margini tutti gli altri membri di un cast comunque ben assortito, ma chiaramente destinato a fare da fugace spalla per il protagonista unico e solo. Si segnala comunque una Morena Baccarin che alla solita bellezza aggiunge una insolita sfacciataggine, mentre Ed Skrein è bravo a mostrare l’espressione imperturbabile del suo personaggio (ma è anche penalizzato da un doppiaggio che calca forse troppo sull’accento britannico finendo per essere parodistico oltre il lecito). Efficaci anche Brianna Hildebrandt come Testata Mutante Negasonica (in versione adolescente tutta tweet, atteggiamenti emo e battutine acide) e Gina Carano impiegata per fare quello che una campionessa di arti marziali miste sa fare meglio (picchiare molto e parlare poco).

Deadpool è il film che mancava? Forse si, forse no. Di certo è quello che ci voleva come pausa rilassante prima di immergersi nel mare di cinecomic ad alto tasso di seriosa spettacolarità e adrenalinica azione che questo 2016 ci regalerà.

Deadpool: la recensione
  • Prima non c'era ed ora, per fortuna, c'è
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