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Dark 3: una lezione che resterà – Recensione della terza e ultima stagione

Dark 3 recensione della terza stagione
Netflix

Tre stagioni da dieci, otto e otto episodi rispettivamente. Un totale di quasi ventisette ore. Neanche tanto se paragonato alla quantità di serie che vanno avanti per più anni accumulando stagioni solo per ragioni di marketing. Finendo per scrivere storie improvvisate che si contraddicono. O che addirittura rendono incoerente l’evoluzione dei personaggi giusto per fingere che qualcosa di interessante da vedere sia ancora rimasto. Un andare avanti a cui manca troppo spesso un ingrediente fondamentale: l’unità della storia. L’esatto contrario di Dark.

Dark 3  recensione della terza stagione
Dark 3 recensione della terza stagione – Credits: Netflix

Il perfetto ordine del caos

Tre linee temporali nella prima stagione diventate poi quattro nella seconda e cresciute fino a cinque in questo ultimo giro. Allungatesi su più anni per seguire il procedere lineare degli eventi. O separate da pochi attimi per vedere il prima e il dopo di un particolare momento. Due universi paralleli tra cui viaggiare. Una moltitudine di versioni differenti degli stessi personaggi. Due alberi genealogici intrecciati in maniera così intricata che anche solo spiegare le parentele è quasi impossibile. Questo è il caos in cui Dark si è mossa.

Baran bo Odar e Jantje Friese hanno creato un labirinto a più dimensioni in cui ogni spettatore è stato felice di perdersi passando ore a cercare di capire il come e il quando e il dove di ogni evento. Un vorticoso mulinello in cui era facile perdere la direzione ed affascinante scoprire come ogni attimo potesse apparire diverso se riconsiderato alla luce delle nuove rivelazioni. Un gioco di rimandi che è proseguito fino all’ultimo episodio e che si è caratterizzato per una peculiarità che fa di Dark una serie unica. Il caos era perfettamente ordinato.

Ogni evento in Dark avviene come conseguenza di ciò che è già avvenuto nel passato o nel futuro ed ha una sua motivazione che magari non si coglie subito, ma che appare inequivocabile quando si guarda al disegno completo. Ogni dialogo tra personaggi diversi o tra versioni differenti dello stesso personaggio è figlio delle esperienze vissute e del posto che essi hanno nell’economia generale del racconto. Persino i dettagli più apparentemente insignificanti trovano la loro spiegazione e niente di ciò che viene messo in scena è superfluo o un di più per allungare la narrazione o accontentare qualche fandom.

Un capolavoro di scrittura che nasce dall’aver deciso fin dall’inizio cosa raccontare e come e dall’essere rimasti fedeli alle idee fondanti della serie senza farsi deviare dalle sirene di un successo sempre più evidente. Una scelta intelligente: ignorare il qui ed ora per poter scrivere il nome di Dark negli annali delle serie tv alla voce “indimenticabili”.

Dark 3 recensione
Dark 3 recensione della terza stagione – Credits: Netflix

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Una storia fatta di sentimenti

Intrigante è perdersi nella caccia ai paradossi inevitabilmente introdotti dai viaggi nel tempo che sono l’elemento più appariscente di Dark. Come ogni serie sci – fi, anche Dark sceglie di darsi una serie di regole e riesce a rispettarle senza deviare da esse solo per facilitare certi incroci. Inutile, tuttavia, essere puntigliosi e domandarsi se gli autori siano riusciti a non incorrere in situazioni impossibili. Ed anche stare a questionare su quanto si possa estendere la meccanica quantistica del gatto di Schroedinger al macrocosmo. Teorie spiegate in maniera semplice ad uso e consumo dello spettatore più curioso e più attratto da questo indubbiamente affascinate aspetto.

Focalizzarsi, tuttavia, solo su questo punto svilirebbe la serie. Paradossalmente e provocatoriamente, si potrebbe quasi dire che il nodo gordiano causato dagli intrecci tra i personaggi a causa dei loro viaggi nel tempo è stato solo un enorme inganno. Non solo perché la soluzione finale è più semplice di quel che sembrasse e si svolge fuori da quel che si è visto fino a quel momento. Ma soprattutto perché Dark è una serie che fa della fantascienza solo il telaio su cui tessere un arazzo i cui fili sono fatti della stessa sostanza dei sentimenti.

Quale che sia stata l’origine che incessantemente Adam e il suo alter ego Eva cercano, il vero motore del tempo restano i sentimenti. Come già era stato per la seconda stagione, sono questi la vera antimateria che apre i portali e spinge i personaggi a viaggiare nello spazio e nel tempo. È la convinzione che “insieme siamo perfetti” a legare indissolubilmente Jonas a Martha. Il desiderio di interrompere la ruota che in ogni ciclo causa sofferenza è il perché dei piani complessi di Adam. Conservare quanto di buono e sano c’è nel proprio universo convince Eva a compiere anche gesti impensabili. Restare insieme in ogni tempo e in ogni luogo è ciò che da forza a Magnus e Franziska. Comprendere il proprio posto in questo eterno racconto tiene vivo Bartosz.

Regalare ad Elizabeth il paradiso promesso spinge Noah a compiere quegli esperimenti sui bambini che acquistano ora un significato molto più profondo. Ritrovare Mikkel e vivere anche solo un giorno con lui forza Ulrich e Katharina a sfidare il passato. Soprattutto l’amore per Regina permetterà a Claudia di convincere anche la sua controparte dell’altro universo ad agire in nome di un bene superiore che non è il proprio o quello di una delle due fazioni, ma quello di una figlia la cui morte non può essere accettata. Ed è proprio dall’amore di un padre che nascono gli universi. Che si origina il nodo che ha legato Jonas e Martha, Adam e Eva, Noah e Elizabeth, Ulrich e Katharina, Magnus e Franziska. E che, in modo diverso, muove anche le scelte di Hannah e Peter.

Dark è una serie di fantascienza, ma è una fantascienza che si mette al servizio della più immutabile delle realtà: l’amor che move il sole e le altre stelle.

Dark 3 recensione della terza stagione
Dark 3 recensione della terza stagione – Credits: Netflix

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Dark 3: La qualità al primo colpo

Dark è stata la prima serie tedesca prodotta da Netflix. A stupire è che al primo tentativo si sia riusciti a raggiungere un tale risultato che non si limita alla sola sceneggiatura. Perché in Dark è anche la forma ad eccellere. Dalla fotografia fredda che restituisce le atmosfere cupe e misteriose del racconto. Alla colonna sonora che sottolinea e prepara i momenti di tensione o di quiete prima della tempesta. Alle scenografie curate che aiutano a distinguere le varie epoche. Al casting che sceglie con cura gli attori in modo che al primo sguardo si riesca a capire chi è chi nonostante si passi dal bambino al giovane, dall’età adulta a quella anziana.

Soprattutto notevole è l’intensità che ogni attore sa dare al proprio personaggio restituendone i tormenti e i dubbi, il coraggio e le paure, la caparbietà e la debolezza. Un lavoro facilitato da una scrittura che dedica una attenzione particolare soprattutto a far si che l’evoluzione caratteriale sia coerente con il vissuto. Emergono sicuramente Luis Hoffman (Jonas) e Lisa Vicari (Martha), ma di nessuno si potrà dire che non ha fornito una prova più che buona.

Dark andrebbe fatta studiare a tanti sceneggiatori italiani che si sono cimentati in serie su Netflix raggiungendo raramente anche solo la sufficienza. Può bastare l’inesperienza a giustificarli? Non quando si guardi a Dark che pure è una opera prima. Che funziona perché decide di affrontare tematiche che sono universali pur essendo parte del patrimonio filosofico e letterario tedesco. Argomenti come il libero arbitrio in un universo dove il futuro già scritto sembra negare la possibilità di scegliere in modo completamente autonomo. O il dualismo tra bene e male e quanto i confini possano essere sfumati o ridefiniti in continuazione. Dark non cerca di imitare quel che fanno gli altri, ma prende il meglio della tradizione patria per dargli una veste raffinata che possa essere compresa e apprezzata da tutti.

Dark è stato un viaggio che sembrava non dovesse finire mai in un continuo ciclo che avremmo voluto si ripetesse in eterno perché ogni volta avrebbe svelato un volto nuovo ed ugualmente attraente. Riesce a lasciarci soddisfatti anche finendo perché sa che di eterno può esserci solo il ricordo di una serie capolavoro. Di una storia che saluta dissolvendosi nella poesia di una polvere di stelle.

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Dark 3 recensione della terza stagione
5

Giudizio complessivo

La degna conclusione di una serie che ha saputo riscrivere il tema dei viaggi nel tempo mostrando come il loro motore sia la forza dei sentimenti

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