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Dark 2: la gioia di non capire – Recensione della seconda stagione

Dark seconda stagione
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“Conviene farsi un rewatch della prima stagione prima di iniziare la seconda?” è la domanda che molti hanno fatto aspettando che Netflix rilasciasse i nuovi otto episodi della serie capolavoro tedesca. E “tanto non si capisce niente lo stesso” è la risposta scherzosa, ma non troppo, che molti hanno dato. Perché, anche avendo a portata di mano l’albero genealogico delle famiglie di Winden e uno di quegli schemi che cercano di mettere ordine a posteriori nel caos dei viaggi nel tempo, la cosa che più affascina di Dark è proprio questa. Non capirci niente ed essere incredibilmente soddisfatti che sia così.

Dark recensione seconda stagione

Dark recensione seconda stagione – Credits: Netflix

Dark 2 e il piacere di non arrivarci

Questo è Dark. La prima stagione aveva sorpreso tutti con il suo groviglio di personaggi che si muovono su tre linee temporali inestricabilmente intrecciate. Col senno di poi (dove il poi è questa seconda stagione) si può dire che le vicende narrate nel primo capitolo di questa trilogia avevano la stessa difficoltà di un racconto per bambini. Perché adesso le linee temporali si moltiplicano. Si spostano in avanti di un anno rispetto al 2019 cardine della prima stagione. Si susseguono senza più quel passaggio nelle caverne di Winden che era un avviso allo spettatore che si stava per cambiare tempo.

Al contrario, ora una scena può essere ambientata nel presente del 2020 e quella dopo schizzare nel futuro del 2053 per poi precipitare nel passato remoto del 1921 e subito dopo avanzare al 1954 o al 1987. Un rimbalzare tra luoghi e tempi con gli stessi personaggi che possono essere quelli che conosciamo. O le loro versioni invecchiate che non abbiamo mai visto. O quelle eternamente giovani che si muovono nel tempo per incontrare i sé stessi ancora adolescenti. Ed ogni viso nuovo potrebbe essere un volto noto fotografato in un momento diverso.

Un volteggiare schizofrenico che avvince lo spettatore catturato dall’inesauribile fonte di domande e risposte che è costretto a farsi. Per poi essere smentito subito dopo o magari a sorpresa quando era ormai convinto di aver capito. Dark è il gioioso piacere del restare sorpresi. La masochistica soddisfazione di essere stati ingannati da chi ne ha pensata una più di te. Il sorriso ilare di chi pensava di stare assistendo ad una stupidaggine per poi accorgersi che lo stupido era stato lui. Un’ondata che arriva a rinfrescarti quando stai crepando nell’afa del deserto di produzioni tutte uguali e noiosamente prevedibili.

Se si dovesse scegliere solo due aggettivi per definire Dark, questi sarebbero sicuramente: unico e inimitabile.

Dark 2 recensione seconda stagione

Dark 2 recensione seconda stagione – Credits: Netflix

Un caos perfettamente ordinato

Unica è soprattutto la capacità di Dark di scrivere una storia che riesce a nascondere un ordine mirabilmente impeccabile dietro l’apparente caos in cui affonda lo spettatore. Almeno fino a quando, dopo il season finale, tutti i fili si ricollegano e la matassa aggrovigliata diventa un filo di Arianna per uscire dal labirintico succedersi delle scene fin lì viste. O almeno fino a quando trova un qualche sito che glielo spieghi con salvifiche cronologie ordinate.

È in quel momento che la proverbiale lampadina si accende e un silenzioso eureka si disegna nella mente di chi ha finalmente capito. Di chi ha compreso che ogni balzo temporale, ogni andirivieni tra le pieghe del tempo, ogni parola detta da un personaggio di oggi al suo sé stesso di ieri, ogni discorso tra persone diverse di anni diversi, ogni attimo di Dark non era casuale. Che tutto era interconnesso in un modo magnificamente preciso. Faceva parte di una storia che aveva un inizio e una fine già scelte dagli autori. E tutto doveva andare esattamente nel modo in cui è andato per mantenere una coerenza assoluta.

Dark è allora anche una lezione involontaria per troppe serie che vanno avanti navigando solo sul mare del successo. Che continuano ad accumulare stagioni fino a quando i ratings restano sufficientemente alti da potersi permettere anche uno scadere della qualità. O che si lasciano ingolosire dai ghiotti contratti pubblicitari e si inventano sequel per storie già completamente concluse.

Al contrario, in Dark, è chiaro che un progetto della durata di tre stagioni era stato scritto fin dall’inizio ed a quello si intende attenersi. Ed è bello accorgersi che c’è anche se non si è minimamente in grado di anticipare quale sia.

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Dark recensione seconda stagione

Dark 2 recensione seconda stagione – Credits: Netflix

Il motore del tempo

Coloro a cui piace assegnare ogni serie ad un genere inserirebbero Dark nella lista della fantascienza. Indubbiamente senza sbagliare. Ma è altrettanto corretto dire che il motore immobile di Dark non sono i viaggi nel tempo. Quelli sono piuttosto lo strumento più appariscente. E la mitologia legata ai cicli temporali che si ripetono immutabili senza che sia possibile trovare un origine è l’aspetto più affascinante della serie.

Eppure, questo spettacolare viaggio è alimentato da altro. E questo altro è qualcosa di intimamente profondo. È l’uomo stesso con i suoi sentimenti. Con il suo amore e il suo odio. La sua incapacità di accettare la sconfitta e la volontà indomabile di domare il fallimento. Il desiderio di non perdere chi ci è caro e l’ossessione di punire chi ci ha fatto soffrire. È questo il motore immobile di Dark.

Jonas sfida l’impossibile ed accetta di credere in Adam perché farebbe qualunque cosa pur di non perdere Martha. Claudia abbandona il suo presente per vivere in ogni tempo e in ogni luogo affinché ci possa essere un futuro per Regina. Magnus e Franziska sono disposti a diventare anche sadici pur di restare insieme. Ulrich si condanna a vivere nel passato perché questa è l’unica flebile speranza di rivedere Mikkel. E Mikkel diventa Michael e accetta il suicidio purché Jonas continui ad esistere. Ma anche Katharina e Hannah, Charlotte ed Elizabeth, oggi come ieri e ieri come domani, sono disposte a credere nell’impossibile se questo impossibile gli permette di affrontare le proprie paure e i propri dolori.

Il tempo in Dark è una ruota che gira infinitamente su sé stessa, ma a farla muovere non è la particella di Dio. È l’incrollabile forza dei sentimenti.

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Dark - la recensione della seconda stagione
4.5

Giudizio complessivo

L’incredibile piacere di essere sorpresi da una trama che una matassa aggrovigliata che si dipana come un filo di Arianna solo quando arriva alla fine mostrando la perfezione dell’intreccio

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