fbpx
Da Vinci's Demons

Da Vinci’s Demons – Recensione dell’Episodio 3.01 – Semper Infidelis

Se già tre mesi di pausa tra una stagione ed un’altra ci pesano tanto, figurarsi l’anno e mezzo d’attesa per la terza stagione della serie che narra le vicende dell’artista italiano più eccentrico e bizzarro che il mondo abbia mai conosciuto. “Semper Infidelis” arriva dritto come un pugno nell’occhio, ed anziché sbrogliare la matassa del season finale della seconda stagione, lo spettatore non fa altro che perdersi, minuto dopo minuto, senza riuscire a stare dietro al filo logico e soprattutto storico delle vicende. Insomma, quasi c’è venuta voglia di spulciare qualche libro di storia per cercare di capire dove più o meno si era rimasti, quando piuttosto prima era il contrario: fieri e spavaldi annunciavamo le grandi conoscenze storiche che avevamo acquisite durante questi due anni di serie, che manco i tomi di storia avrebbero saputo fare di meglio.

E se è vero che questo primo episodio della terza serie rappresenta simbolicamente un raccordo con quella scorsa, la calma piatta ed imperturbabile e l’imparziale flemma che caratterizzano questi cinquanta minuti ci fanno un po’ russare, abituati agli ordinari plot twist del copione, e ci lasciano a mezz’aria, imbambolati, appagando la nostra sete di caos con un cliffhanger che potremmo definire quasi filosofico, direi.

Immagine2Leonardo è ad Otranto, ormai deciso ad aiutare Lorenzo de Medici, Alfonso di Napoli e la Chiesa di Roma. Manco il tempo di ricordarci che cavolo era successo, che Leonardo viene avvisato troppo tardi dal padre che sulle navi turche c’è anche la madre, la cui disperata ricerca ha caratterizzato gran parte del filone narrativo della seconda stagione. Niente da fare, la miccia parte, i cannoni sparano e le navi turche vengono momentaneamente fermate, con tanto di scena subacquea che farebbe presupporre la morte della madre di Leonardo, galleggiante esanime in un acqua tremendamente azzurra per essere quella del Mediterraneo. Ma Leonardo è sempre stato un uomo di forti principi e di grandi priorità: fermare l’avanzata dei turchi rappresenta ora qualcosa di molto più importante della risoluzione familiare della sua vita.

Immagine2Clarice Orsini è fuggita da Firenze per rifugiarsi in un bordello romano, dove spesso era solerte recarvisi Lorenzo. A meno che non decida di prelevarlo e avviarne una nuova gestione, al momento la cosa mi sembra del tutto priva di spessore. Girolamo Riario è il doppiogiochista della setta dei figli di Mitra. Si reca, infatti, umilmente a chiedere perdono al Santo Padre che ha deciso di auto-rintanarsi nella cella in cui era stato tenuto prigioniero suo fratello gemello, il vero papa, che al momento è un fuggiasco pure lui. Alla fine si scopre, insomma, che il vero papa, Francesco della Rovere, che credevamo essere il buono della situazione, sia, in verità, un finto inneggiatore della giustizia e del Bene Superiore, perché anche lui appartiene alla setta dei Figli di Mitra. Quindi il cattivo papa della Rovere ora ci fa pure un po’ di tenerezza, pazzo e stralunato chiuso in una cella con la chiave della stessa a portata di mano, e la barba del papa buono ci incute invece paura, come le caverne sotterranee della città di Roma dove la setta si riunisce, le anguille sventrate durante allegri falò, i corpi improvvisi trovati mezzi aperti pronti per essere imbottiti per il cenone di capodanno o le periodiche visite oculistiche cui si sottopone Riario. La trama soft a sfondo artistico ed amoroso che ha caratterizzato la prima serie e la prima parte della seconda è ormai scemata del tutto, lasciando posto ad una spiacevole atmosfera cupa che incute anche un po’ di timore e soggezione. Lucrezia Donati raggiunge col teletrasporto il padre barbuto in mezzo alle lande desolate di chissà quale città, e manco a dirlo, pure lei è una fuggitiva. Tra i due ci sono spiccioli scambi di battute, scontate e mosce, e se da un lato è vero che il mio forte ed inarrestabile spirito critico bramava forse per qualcosa che oggettivamente non c’è stato, è pur vero che questi mezzi dialoghi, questi finti confronti sembrano continuare Immagine2a girare sempre attorno alla stessa cosa senza mai raggiungerne il vero punto focale.

 La seconda parte della storia si sofferma invece sulla cilecca colossale di da Vinci, il quale scopre di avere dinanzi a sé pan per focaccia. I rinforzi navali provenienti da Napoli vengono istantaneamente messi fuori gioco grazie ad una sorta di esplosivo sottomarino legato al fondale. “Com’è possibile?” si chiede Leonardo, ed effettivamente, ce lo chiediamo anche noi. Questo lascia i fronti della città completamente scoperti, le mura vengono presto detto abbattute e durante l’attacco via terra perde la vita Alfonso di Napoli. E vengono spesi pure 15 secondi per la morte di un personaggio talmente inutile come lo è stato lui. La città è ormai completamente sotto assedio, ed i nostri superstiti si rifugiano in un bugigattolo di strada, in attesa di poter fuggire (ci mancavano solo loro alla lista dei fuggitivi). Ma la situazione si complica quando in città arriva un inarrestabile carro armato sputa fuoco, una delle invenzioni di Leonardo. La paranza si chiude con la questione, forse l’unica degna d’attenzione, del riuscire o meno a combattere contro il proprio genio, infallibile e privo di eguali.

In conclusione, l’episodio risulta essere insipido, mollacchio e privo di sprint. Forse è per questo che Starz ha rilasciato contemporaneamente tutti gli episodi della stagione: che se sono tutti così…ahi che ore che c’aspettano, meglio essersi tolti questa palla al piede subito.

In attesa del prossimo episodio e delle prossime recensioni ricordatevi di mettere like alla nostra pagina Facebook per tutte le novità su tv e cinema

3.01 - Semper Infidelis
  • Palla al piede
Sending
User Review
0 (0 votes)
Comments
To Top