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Confidence Man of Steel: Matt Bomer


E’ un caldo pomeriggio d’estate a New York: 98 gradi, una giornata che ogni newyorkese vorrebbe passare altrove, essendo qualcun altro. Ma Matt Bomer non sta sudando. L’attore 32enne ha girato scene di White Collar dalle 8 del mattino, ma uscendo da un ristorante italiano qualche isolato più in là del set, è il ritratto della freschezza. Con una maglietta bianca con lo scollo a V, pantaloncini grigi, mocassini e un cappello fedora di paglia, è nell’uniforme stagionale del classico ragazzo giovane alla moda, accessoriado con degli occhiali neri che evocano Clark Kent (ironico, considerando che era stato scelto e poi sostituito, per interpretare Superman nel film più recente).

 

“Crescere a Houston mi ha dato la capacità di resistere all’umidità”, dice con un sogghigno, preparandosi per l’intervista. In effetti Bomer sembra ben preparato per prendere il caldo letteralmente e figurativamente, percorrendo con aplomb il sentiero verso la notorietà pieno di potenziali ostacoli per la carriera – e implacabili domande sulla sua vita personale.

In White Collar, Bomer interpreta Neal Caffrey, un criminale di lusso che diventa consulente dell’FBI. Lo show è un successo, così come Bomer, che è una delle star più chiacchierate degli ultimi mesi. Nominato da People “Nuovo volto più sexy”, è stato anche “Must List Summer Crush” su Entertainment Weekly – mentre si versava una bottiglia d’acqua sul corpo, mostrando i muscoli del torace attraverso la maglietta bagnata. Ed è arrivato sulla copertina di Tv Guide a giugno. Modestamente attribuisce tutta l’attenzione che sta avendo al successo del suo personaggio nel telefilm. “Possiamo essere tutti artisti della truffa una volta o l’altra”, dice disinvolto, bevendo un sorso abbondante di caffè freddo.

Di persona, Bomer pare più alla mano che sullo schermo, più come un ragazzo normale; è uno di quegli attori che sembra condurre energia di fronte alla telecamera. Durante la conversazione è attento e interessante, con l’espansività tipica degli attori – molto movimento, molti gesti con le mani – e un vocabolario da produttore (chiama il vivere a New York dopo l’11 settembre una ‘diaspora’ e il premio di People “lusinghiero, ma non un traguardo meritocratico”). Dopotutto, la sua apparenza è quella dell’atleta del liceo che piaceva a tutti, che siede nel retro della caffetteria e disegna sul suo notebook. Cosa che essenzialmente lui era.

Bomer è cresciuto a Spring, nella periferia di Houston, il figlio di mezzo di Sissi e John – il padre era un giocatore di football professionista nei Dallas Cowboys – con una sorella più piccola e un fratello maggiore. E’ cresciuto giocando a football, oltre a qualsiasi altro sport. “Corsa, baseball, tennis, calcio, nuoto, immersione”, dice. “I miei genitori mi hanno fatto iniziare a fare sport da piccolo. E’ stato molto furbo da parte loro, considerando che avevano due maschi. Dovevamo sfogare le nostre energie”.

Ma diventare una gloria del football in Texas non era l’obiettivo del giovane Bomer. “Non ero un gran giocatore”, dice alzando le spalle. “Non avrei ottenuto una borsa di studio. Giocavo perchè mi divertivo, molti miei amici giocavano. E rendeva felice mio papà. Quello era molto importante per me”.

Invece, il suo destino era recitare, un interesse nato quando sua madre lo portò a vedere ET. Al liceo cercava di far convivere lo sport con il recitare; dice che somiglia all’atleta diventato artista in Glee. (Ero uno spirito libero, non un maschio alfa”, dice). La sua co-star in spettacoli come Il diario di Anna Frank e Platonov era Lee Pace, che recentemente ha recitato in Pushing Daisies; i due si vedono ancora.

All’ultimo anno di liceo, ha lasciato la squadra di football per l’Alley Theatre a Houston, dove ottenne molti ruoli in una produzione di A streetcar named desire. Doveva alzarsi prima delle 7, andare a scuola, impiegare un’ora per andare a teatro e tornare a casa dopo mezzanotte. “Era pazzesco”, dice. “Ricordo che ero davvero, davvero esausto. E mi divertivo un sacco”.

Alla Carnegie Mellon University a Pittsburgh, si è laureato in teatro e musica, poi si è trasferito a New York, dove ha recitato in spettacoli di Broadway come Springr Awakening, Grey Gardens e Thoroughly Modern Millie. Dopo l’11 settembre, le finanze precarie l’hanno obbligato ad accettare un ruolo in Guiding Light; un anno nella soap opera l’ha portato all’audizione per Superman Returns. “Ho fatto le prove in calzamaglia. Il regista voleva prendermi”, dice. “Stavo per firmare il contratto”.

Ma poi il regista Brett Ratner lasciò il progetto e Bomer fu sostituito in favore di Brandon Routh. “Non mi hanno mai detto perchè”, dice ed è solo lì che il suo tono vacilla. “Credo fosse una decisione creativa che non dipendesse da me. Brett Ratner forse lo sa e i creatori anche”. Gli è pesato? “Forse per il primo anno. Ma sono fermamente convinto – e penso che bisogna esserlo, in questo ambiente – che tutto succeda per una ragione. Molte bellissime cose sono successe nella mia vita a causa di non aver ottenuto quel lavoro.”

Forse è perchè i miei genitori sono Cristiani convinti e hanno valori molto forti”, aggiunge, “ma ho sempre pensato che non bisogna basare il proprio ego su ciò che si fa o su cosa ci capita. Non ho mai pensato ‘ Oddio, ce l’ho fatta’. Ma ho iniziato a credere in me stesso”.

Anche se non è stata la sua grande occasione, quel ruolo mancato ha alzato la sua notorietà. Dopo aver recitato in due serie finite prematuramente (Traveler e Tru Calling) e aver ottenuto un piccolo ma importante ruolo come spia in Chuck, Bomer è approdato a White Collar, che è ora alla sua seconda stagione. Il ruolo gli richiede di essere mellifuo, spietato e molto divertente e lui lo fa molto bene; per prepararsi al ruolo ha studiado Cary Grant in To Catch a Thief e Frank Sinatra in Ocean’s Eleven e provato per un mese e mezzo la camminata di Neal da solo in una stanza. I recensori hanno approvato e il network ha creato uno striscione per aeri su Los Angeles per promuoverlo come miglior attore per gli Emmy. (forse l’anno prossimo)

Dalla sua parte, Bomer ha imparato ad apprezzare il suo personaggio mentre studiava come interpretarlo. “Mi piace il suo senso del divertimento, della curiosità e dell’humor”, dice. “E mi piace il modo in cui vede il modo: come la sua ostrica. Credo di avere certi comportamenti simili ai suoi. Quando arriva il momento critico, riesco a tirarmi fuori da qualsiasi situazione”.

Nel suo tempo libero (vola a LA nei weekend), Bomer scrive (frustrato dalla capricciosità dei produttori Tv, ha scritto un pilot chiamato Nashville, che ha attratto l’attenzione di Brad Paisley), frequenta un jazz club (“Mi piace pensare che è qualcosa che Neal farebbe), si inserisce nella cultura pop (Scissor Sisters e Janelle Monae sono sul suo iPod) e pensa nei parchi della parte ovest di Manhattan. “Mi siedo, leggo, guardo il tramonto”, dice, “e mi ricordo delle cose che contano davvero nella mia vita: famiglia, amici, le persone che sono davvero speciali per me”.

Questo argomento si rivela – le persone speciali – qualcosa di cui Bomer dice poco. (I giornalisti ormai hanno imparato a non prenderla sul personale. L’anno scorso, un giornalista di Details ha tentado di fare domande ma l’attore ha commentato rapidamente “Ho uno show e un canale sulle mie spalle”, spiegando il suo silenzio). Ma ora che White Collar è ormai stabile, così come Bomer, parlerà più liberamente della sua vita personale?

No, perchè è personale”, dice con una risata. “Ci sono molte ragioni. Ma la più grande è che la mia vita personale è la cosa più sacra per me, e voglio che rimanga così. E’ anche la fonte della mia più grande felicità. Ma le altre persone nella mia vita non devono per forza scegliere di stare sotto i riflettori. Così per me farlo sarebbe sconsiderato, come minimo”.

Lo dice con una grande sicurezza; è qualcosa a cui ha sicuramente pensato molto. “In termini professionali, non c’è nulla che mi spaventa”, Bomer continua, “Tutti quelli che mi conoscono, mi conoscono – inclusi coloro che sono sul set dietro l’angolo. Ma quando vedo gli attori sullo schermo, i miei preferiti sono quelli che posso guardare senza pensare alla foto che ho appena visto sui tabloid. Sono solo interessato al processo della storyline”.

Ma dev’essere difficile, uno potrebbe dire, evitare di condividere le informazioni base di cui altri attori parlano così liberamente.

“No, non lo è”, dice, “Non mi sento come se stessi nascondendo qualcosa nella mia vita. Ho vissuto sempre liberamente e apertamente ed è così che mi piace. Vado a lavorare, mi siedo qui con te e le altre persone dei media e parlo delle cose che hanno a che fare col lavoro, poi vado a casa e vivo la vita reale. E’ un’entità completamente separata che amo e mi da’ la prospettiva giusta vedendo i cartelli in strada o le copertine dei giornali. Da’ priorità alla mia vita”.

Dopo White Collar, Bomer ha pianificato di fare uno spettacolo teatrale. Dopo quello, “Voglio che la mia carriera sia dominata non dalla fama o dalla ricchezza, ma dal rischio e dalla creatività”, dice. “In ogni media, TV, cinema, teatro. Idealmente, farei tutti e tre”.

La sua vita, dice, ha due parti differenti. “Una è un completo vortice di creatività. Ci sono volte che mi sento come se stessi vivendo nello studio di Salvador Dalì: il mio appartamento è cosparso di pagine e pagine di scritti e note… molto brainstorming e creatività e disorganizzazione. E poi c’è la mia vita famigliare, che è bella e solida come una roccia e caotica in tutto un altro modo”.

E’ passata un’ora e Bomer deve tornare sul set; la cena non è andata oltre un caffè. La cameriera è sconcertata “Non le è piaciuto il menù?”, chiede fintamente ferita, “Oh, sono sicuro che tornerò a mangiare qui molto presto”, dice Bomer dolcemente. Insiste sul pagare il conto, lasciando 15 dollari al posto di 5, dimostrando come l’educazione acquista crescendo a Houston sia riaffiorata oggi.

C’è qualcosa di essere cresciuti a Houston che ti aiuta a mantenere la testa sulle spalle, non importa quale vita conduci”, dice. “Ho incontrato molte persone che mi hanno detto ‘Sei stato cresciuto bene’”.

A differenza delle liste dei più belli nei magazine, questi complimenti non li respinge velocemente “Per me”, dice, “è il più bel complimento che posso ricevere”.

TRADUZIONE DI IOIO10 @ White Collar

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