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Cold Case - Delitti irrisolti

Cold Case: la verità non muore mai

Il sabato sera è per eccellenza la serata deputata allo svago, alle uscite con gli amici dopo una settimana di lavoro, al cinema e a tutto quel che volete. Da qualche anno il sabato sera della rete cadetta della Rai è deputato alle emozioni in giallo di Cold Case e per gli amanti di questo tipo di serie televisive è un appuntamento immancabile. Allora via! Prima di uscire ci si assicura che sia tutto pronto per registrare le puntate in onda (sì, in tempi di cofanetti dvd è un po’ strana la cosa, ma io sono una nostalgica ancora attaccata al buon vecchio caro Vhs) spesso e volentieri anche se sono repliche, perché non ci si stanca mai di guardarle. Addirittura se per degli imprevisti non si riesce ad andare fuori, non ci si cruccia più di tanto perché si sa con certezza che c’è Cold Case ad aspettarci ed è più che una certezza, è la consapevolezza che in tv c’è qualcosa si veramente ottimo che ci consentirà di trascorrere un paio d’ore di fronte ad una delle serie tv poliziesche più belle degli ultimi anni. Tutto questo e altro ancora è Cold Case.

Forse per chi non ama le serie tv e chi non le segue appassionatamente può sembrare assurdo, ma per me e molti altri fan Cold Case è una specie di calamita, un appuntamento fisso immancabile, una serie che dopo la visione lascia sempre mille emozioni e a volte anche qualche lacrima. Alzi la mano chi non si è commosso almeno una volta sulle note sempre azzeccate di una qualsiasi scena finale, di un episodio a caso della serie.

Cold Case: letteralmente i casi freddi ovvero quei casi che per svariate e diverse ragioni vengono archiviati come irrisolti oppure scambiati per suicidi, lasciati cadere nel dimenticatoio per mancanza di prove, testimonianze, per mancanza del corpo stesso della vittima o addirittura per incapacità e noncuranza delle autorità. Casi lontani nel tempo o anche più vicini a noi, casi che reclamano ancora una giustizia.

E allora come ci ricordano i vari slogan pubblicitari che introducono la serie, rimane sempre una traccia del passato e questa traccia è pronta ad essere raccolta dalla Squadra Omicidi di Philadelphia. Una nuova testimonianza, un nuovo indizio, un corpo ritrovato, un’arma, una traccia di sangue che servono a riaprire il caso e dare giustizia alle vittime e ai loro parenti, a chiarire lo svolgimento di fatti a volte rimasti senza una spiegazione, perché appunto: la verità non muore mai…neanche dopo tanti anni.

La serie è arrivata alla 6° stagione (in Italia è stata da poco trasmessa la 5° e si prosegue a trasmettere le repliche sempre con buoni ascolti) e ha affrontato svariati casi: storie di segreti familiari, vecchie storie di amicizia, di guerra, di ambizioni e sogni giovanili interrotti, di discriminazione razziale ma anche casi di serial killer rimasti insoluti per anni. Casi di giustizia sbagliata in cui la persona accusata dell’omicidio era innocente, casi di crudeltà tra adolescenti, di disagio giovanile, dure vicende di omosessualità o di  violenze domestiche.

La struttura di ogni episodio è pressoché simile: ci viene introdotta la vittima (che non sempre deve essere per forza il buono della situazione, in alcuni episodi non è così) con un flashback e ci viene indicato l’anno in cui si svolge la storia il tutto rimarcato da una canzone che è stata la hit del momento. Poi c’è un cambio di scena e la telecamera si sofferma sul cadavere della persona che mano mano va in dissolvenza fino ad introdurre la storia ai giorni nostri dove, per un qualsiasi evento di quelli sopraccitati, il caso viene riaperto.

E così i componenti della squadra omicidi ricominciano a scavare nel passato della vittima, tornano a ritroso nel tempo, ricostruendo i suoi ultimi giorni di vita, interrogando e sentendo tutte le persone che le erano vicine e tra le quali spesso si cela l’assassino. L’indagine è tanto più difficile quanto più è vecchio il caso. I nostri investigatori si basano su interrogatori, ricerca intuitiva, analisi degli indagati e delle loro reazioni e spesso alcuni di loro li depistano con falsi racconti delle vicende. Ma alla fine la verità esce sempre fuori.

Ogni episodio è un’alternarsi di flashback e presente. I protagonisti delle vicende ci vengono mostrati come erano all’epoca dei fatti e come sono oggi con una rapida sequenza-alternanza tra le immagini degli attori che vengono chiamati ad interpretare lo stesso personaggio oppure dello stesso attore che viene invecchiato e truccato in maniera consona per far comprendere lo scorrere del tempo – questo per i casi con poco scarto temporale – e anche i cambiamenti non solo fisici della sua persona.

La scelta degli attori è quasi sempre ottima e azzeccata, se un personaggio all’epoca dei fatti aveva 20 anni e ora ne ha 60, spesso i due attori che lo interpretano si somigliano o per lo meno sono sullo stesso tipo, salvo in alcuni casi – che ho riscontrato in particolare nell’ultima serie – in cui un personaggio che avrebbe dovuto avere, visti i fatti, almeno 80-90 anni a volte era interpretato da qualcuno che non dimostrava tutti quegli anni. Ma questa è una piccola pecca che si può perdonare a questo immenso capolavoro in cui tutti gli ingranaggi sono pressoché perfetti.

Si,un insieme di ingranaggi perfetti, esaltati da una fotografia magistrale, che ricostruisce – con grande sapienza e maestria – gli anni in cui si svolgono i fatti,curata in ogni dettaglio,è soffusa e ovattata,in tenui colori pastello o in bianco e nero a seconda della lontananza dell’epoca in cui si svolge la vicenda e si rifà agli stili televisivi e cinematografici del tempo.

Il tutto sostenuto da una delle più belle colonne sonore che una serie tv possa vantare.

Ad ogni episodio fa da sottofondo una o più hit che furono in cima alle classifiche dell’anno in cui si svolge la vicenda, di un cantante o gruppo in auge all’epoca e tantissime belle canzoni di ogni

generazione accompagnano lo svolgimento delle indagini, dei flashback e soprattutto la scena finale di ogni episodio (che si svolge solo sulla base musicale senza dialoghi). Un finale che si ripete sempre più o meno con lo stesso schema: il colpevole assicurato alla giustizia, le altre persone coinvolte nel caso tornano alle loro vite (a volte con conseguenze nelle loro vite in cui è stata riaperta una vecchia ferita, ma non sempre conseguenze negative) sempre con un’alternanza dei volti di come sono ora e com’erano un tempo. Infine la vittima che appare come a ringraziare per la giustizia ricevuta e si allontana sotto gli occhi di uno dei detective che ha indagato sul caso (in genere sempre la protagonista Lilly, ma anche degli altri componenti della squadra) o di un familiare, mentre il suo fascicolo viene una volta per sempre archiviato come  caso risolto.

In tutto questo sfondo di ricordi, tragedie volontarie o involontarie, e i  segreti più torbidi della società americana, agiscono gli agenti della squadra omicidi di Philadelphia, le cui storie personali sono appena accennate e non sono di certo il fulcro come accade per altri serial ma si dipanano lungo il corso delle stagioni e vengono accennate velatamente e riportate in superficie anche a seconda dei casi che coinvolgono ciascuno di loro in maniera maggiore o minore rispetto ad un altro collega.

La protagonista principale della serie è la detective Lilly Rush interpretata da Kathrine Morris, la prima donna detective di questa speciale sezione della squadra omicidi di Philadelphia. Una donna con un passato difficile alle spalle: un’aggressione subita da ragazzina, un padre che l’ha abbandonata, una madre alcolizzata e il difficile rapporto con la sorella che le rubò il fidanzato alla vigilia delle nozze. Tutto questo si riversa sulla sua personalità; Lilly è infatti una donna schiva e silenziosa, che dedica tutta la sua esistenza al suo lavoro, che entra in empatia con le vittime tanto da tenere una loro foto sul comodino fino a che il caso non viene risolto, che non ha una gran vita sociale e preferisce passare le sue serate con i suoi due gatti, che nel corso delle stagioni avrà anche un paio di relazioni che però non saranno di lunga durata.

Accanto a lei abbiamo il capitano John Stillman (John Finn) che nei confronti di Lilly, ma anche del suo collega Scotty ovvero i più giovani della squadra, ha una sorta di rapporto paterno, forse per compensare il suo dolore di padre-poliziotto che non ha saputo fermare l’uomo che violentò sua figlia in giovane età, e l’anziano detective di colore Will Jeffries (Thom Barry), una sorta di memoria storica del dipartimento che ricorda i particolari di casi molto vecchi e che soffre per la perdita dell’amata moglie uccisa da un pirata della strada. Poi c’è il simpatico e burbero detective Nick Vera (Jeremy Ratchford) dalla vita sentimentale ingarbugliata dopo che la moglie lo ha lasciato, che con la sua mole corpulenta e i suoi modi un po’ bruschi indurrebbe qualsiasi persona sotto interrogatorio a vuotare il sacco e l’affascinante Scotty Valens (Danny Pino) detective di origine sud americana che entrerà nel cast a metà prima stagione per sostituire Chris Lassing (Justin Chambers) che rimase nella serie solo per pochi episodi. Anche lui ha una vita sentimentale turbolenta, con relazioni disastrose dopo la morte per suicidio della fidanzata Elisa che soffriva di disturbi psichici (avrà anche una storia con la complessa e inaffidabile sorella di Lilly, che rischierà di compromettere la loro amicizia e il loro rapporto di lavoro) e con uno spiccato odio verso i pedofili a causa di una triste storia che coinvolse suo fratello nell’infanzia.

Nella terza stagione si unirà a loro la detective Kat Miller (Tracie Thoms), ragazza madre che risolverà brillantemente un caso insieme ai nostri e alla quale verrà chiesto di far parte della squadra.

Insieme giorno per giorno, caso per caso, questi uomini e donne torneranno indietro nel tempo, scaveranno nel passato per assicurare alla giustizia un assassino impunito per ridare la pace ai familiari delle vittime e alle vittime stesse, per svelare misteri irrisolti e rimasti sepolti per anni nelle menti e nelle coscienze di molte persone, per riportare alla luce una verità nascosta sotto le ceneri del tempo,ma mai completamente cancellata.

Notizie di pochi giorni fa vogliono che questa serie insieme ad un’altra serie della rete CBS, Senza Traccia, rischi la chiusura a causa dell’alto budget di produzione e ad ascolti ritenuti non più soddisfacenti per giustificare le alte spese. Onestamente mi auguro, come tutti i fan della serie, che non sia così perché abbiamo ancora voglia di telefilm come queste, di fare salti nel passato e nella quotidianità della società descritta in ogni puntata, di sentire quelle splendide canzoni che anche per noi sono state le colonne sonore di una vita e di asciugarci una lacrima alla fine di ogni episodio quando finalmente giustizia è stata fatta .

Curiosità

Il detective Valens è stato protagonista di un crossover con un’altra serie televisiva di successo, CSI New York. Il personaggio si è recato dunque a New York per incontrare la detective Stella Buonasera, protagonista della serie in questione, coinvolta come testimone in un caso di competenza della squadra di Piladelphia.

Fonte: Telefilm-Central Fanzine numero 4

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