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Cobra Kai: il momento di andare avanti – Recensione della seconda stagione

Cobra Kai - recensione seconda stagione
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Il numero due. Quante insidie nasconde quello che viene dopo il primo. Perché il sequel di un film di successo rischia di ripetersi diventando uno sterile more of the same. Oppure di tradire se stesso prendendo strade incoerenti solo per far vedere che si sta facendo qualcosa di nuovo. Era accaduto qualcosa del genere con il sequel del primo Karate Kid. Poteva accadere anche con la seconda stagione di questo Cobra Kai che di quel film anni Ottanta era il sequel in forma di serie tv.

Togliamo subito l’elefante dalla stanza: non è successo. Per fortuna e per merito.

Cobra Kai - recensione seconda stagione

Cobra Kai – recensione seconda stagione – Credits: YouTube

Cobra Kai: vecchie conoscenze per nuove realtà

Il season – finale della prima stagione di Cobra Kai aveva sorpreso gli spettatori con un ritorno tanto gradito quanto rischioso. John Kreese, il vecchio maestro di Johnny, era improvvisamente ricomparso. Una lieta sorpresa che rischiava, tuttavia, di diventare un grosso problema per la serie. Come avrebbe reagito Johnny? Sarebbe ritornato a farsi influenzare dal suo personale cattivo maestro? Miguel, Hawk, Aisha e gli altri allievi del dojo sarebbero diventati le nuove vittime del vecchio sensei per riproporre la passata rivalità tra le due palestre ora che Daniel aveva riaperto la Miyagi – do Karate?

Niente di tutto questo. Perché Cobra Kai si conferma una serie intelligente che non vuole puntare sull’effetto nostalgia. Come era già avvenuto per la prima stagione, non mancano i flashback e i riferimenti alla trilogia originale. Ma ogni volta questi richiami non sono inseriti ad arte solo per solleticare i ricordi felici di quei quarantenni nostalgici che amano abboccare a questi ami infingardi. Al contrario, quanto accaduto ai giovani Johnny e Danny rientra in scena solo quando serve ad essere da lezione per i nuovi studenti o per i due vecchi contendenti.

Il passato è il seme del presente, ma è il presente che si deve vivere ed è questo che la serie intende raccontare.

Alcune cose si ripeteranno assomigliando ad una riedizione riveduta e corretta del triangolo Johnny – Ali – Daniel che qui diventa un quadrato con l’aggiunta della new entry Tory al terzetto Miguel – Sam – Robbie. Ma questo avviene solo perché alcune trame sono quasi obbligate a ripetersi negli anni. Come appunto le schermaglie amorose tra adolescenti che non hanno ancora ben chiaro chi e cosa vogliono, ma solo di essere disposti a troppo pur di ottenerlo.

La forza di Cobra Kai è questo suo opporsi al ritorno del passato. Perché quanto è stato non si può dimenticare, ma neanche ha senso costringerlo a rivivere.

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Cobra Kai - recensione seconda stagione

Cobra Kai – recensione seconda stagione – Credits: YouTube

Continuare a maturare anche da adulti

È questa consapevolezza cristallina che permette ai personaggi di Cobra Kai di non fossilizzarsi, ma al contrario essere in continuo movimento. Un mutare che significa principalmente maturare. In un divenire che non si arresta neanche quando si è ormai adulti perché c’è sempre il tempo per continuare a crescere. Come succede a Johnny che continua a credere all’importanza di una seconda possibilità da concedere a se stesso, ma anche a chiunque abbia sbagliato. Il ritorno di Kreese diventa allora una doppia opportunità. Per dimostrare a tutti e in primis a lui stesso che il Johnny Lawrence che ha riaperto la palestra non è il Johnny Lawrence che ne era il campione sottomesso al sensei immorale. E che non intende tornare indietro, ma piuttosto andare ancora avanti come dimostra il tentativo di instaurare un rapporto che vada oltre il semplice vicinato con la madre di Miguel.

Continuando l’efficace inversione di ruoli che si era vista nella prima stagione, è Daniel, invece, a dimostrarsi incapace di andare avanti. Riaprire il dojo dell’indimenticato maestro Miyagi vorrebbe essere un modo di onorare il suo mentore dando un nuovo futuro alla sua creatura. Ma diventa presto, in realtà, il tentativo malriuscito di Danny di cercare una via di fuga da una quotidianità che non lo soddisfa più. Buttarsi a capofitto nell’insegnamento del karate pacifista del maestro Miyagi sfora spesso nel capriccio immaturo di chi non vuole vedere trionfare il suo avversario di un tempo. Senza capire che né Johnny è più il viziato bullo di tanti anni prima né Daniel la vittima indifesa che cerca il riscatto.

Non a caso la pace che per un attimo sembra stabilirsi tra i due antagonisti di un tempo è figlia non di Daniel e Johnny, ma di Amanda e Carmen. Ossia del presente che con la sua diversità viene a ricordare che è tempo di andare avanti. Ed è questo non fermarsi che permette aCobra Kaidi restare una serie pulsante.

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Cobra Kai - recensione seconda stagione

Cobra Kai – recensione seconda stagione – Credits: YouTube

Navigare senza carte nautiche

Pur riuscendo a scampare alla maledizione delle seconde stagioni, Cobra Kai paga comunque dazio a questa mannaia. Perché si nota una guida meno sicura come se gli autori si fossero messi in viaggio con una bussola imperfetta che non indicava con precisione quale direzione prendere. Il risultato è una trama che sembra privilegiare ora una, ora l’altra delle diverse storie aperte. Così ai percorsi di Johnny e Daniel si aggiungono quelli di Miguel e Robbie, di Sam e Tory, di Hawk e Demetri. E sullo sfondo scorrono ancora tante figure variegate. Come Aisha e Moon che provano a ricordare che una volta erano tutti amici. E  come le varie coppie di amici che iniziano insieme a fare karate per poi diventare avversari in dojo diversi. Senza dimenticare la quota più prettamente comica legata al ridicolo Chubs che pure avrà il suo momento di gloria.

L’intenzione era probabilmente quella di mostrare i diversi modi in cui può evolvere il carattere di personaggi che, a loro modo, erano tutti emarginati e si trovano adesso al centro dell’attenzione generale. Da un lato, Miguel si conferma colui che più di tutti sa riflettere sulle lezioni che gli arrivano. Molto più statico è, invece, Robbie che solo verso la fine sembra muoversi verso una nuova consapevolezza di un rapporto possibile con il padre. Incerto è il percorso di Sam che deve accettare di non essere più la sola stella nel cielo di Miguel.

Nettamente più marcato è quello di Hawk che degenera rapidamente nel ruolo di chi è disposto a diventare il cattivo pur di non soffrire più quel che ai buoni tocca sopportare. Anche a costo di cancellare l’amicizia di sempre con un Demetri che non si tira indietro quando può vendicarsi facendo con le parole più male che con i calci.

Cobra Kai è stata rinnovata per una terza stagione che potrebbe vedere il ritorno di Elizabeth Shue nei panni di Ali se quella notifica sul telefono di Johnny nel season – finale non si riferisse solo ad una amicizia su Facebook. Quel che conta davvero, comunque, è che a tornare ancora una volta sarà Cobra Kai. Per dimostrare ancora come indietro si possa guardare non solo per catturare i nostalgici, ma per fare andare avanti chi era rimasto fermo a quegli anni.

Cobra Kai - recensione seconda stagione
3.5

Giudizio Complessivo

La conferma che si può puntare sulla nostalgia non solo per attirare vecchi fan ma per scrivere contenuti nuovi in modo intelligente

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