Cinema

City of Crime: quelli seduti davanti a te – Recensione del poliziesco con Chadwick Boseman e Sienna Miller

City of Crime: la recensione
Lucky Red

Titolo: City of Crime
Genere: crime
Anno: 2019
Durata: 1h 39m
Regia: Brian Kirk
Sceneggiatura: Adam Mervis, Matthew Michael Carnahan
Cast principale: Chadwick Boseman, Sienna Miller, Stephan James, Taylor Kitsch, J.K. Simmons

Andare al cinema il giovedì pomeriggio è un’esperienza che ha uguali probabilità di essere rilassante e stressante. Rilassante perché spezza il ritmo lavorativo con quella che è una passione che, a quell’ora in quel giorno della settimana, può capitare di vivere nella beata tranquillità di una sala semi deserta. Stressante se, con tutta la sala libera, ti si siedono davanti proprio due che non possono fare a meno di commentare il film in diretta neanche stessero facendo una live sul loro canale YouTube o una story su Instagram. Questione di sfortuna (tua) e maleducazione (loro). Se poi ci si mette anche un film come City of Crime con il suo difetto principale …

City of Crime: la recensione
City of Crime: la recensione – Credits: Lucky Red

Quello che non si può perdonare

Essendo dotati di evangelica misericordia o ayurvedica calma, si può arrivare a perdonare i protagonisti della live non richiesta davanti a te. Ma difficile che queste doti siano sufficienti a concedere il perdono anche agli sceneggiatori di un film poliziesco che ha il peggior difetto possibile. Problema inaspettato se si guarda al trailer che roboante presenta City of Crime come partorito dalla mente dei fratelli Russo, autori dei migliori Captain America (The Winter Soldier e Civil War) e dei due ultimi film degli Avengers (Infinity War e Endgame). Peccato che i due siano, in realtà, solo i produttori del film e non abbiano messo minimamente mano alla sceneggiatura o alla regia.

E che sia così lo si capisce da come evolve la storia di City of Crime. In seguito ad una rapina andata male, otto poliziotti vengono uccisi dai due rapinatori (interpretati da Stephan James e Taylor Kitsch) innescando una caccia all’uomo in una Manhattan isolata dal resto del mondo chiudendo tutte le vie di accesso e di uscita. Quei 21 ponti (in realtà, 17 ponti e 4 tunnel) a cui fa riferimento 21 Bridges, titolo originale della pellicola (e qualcuno deve spiegare il senso di usare in Italia un titolo diverso ma ancora in inglese). A capo delle operazioni è messo il detective Andre Davis (Chadwick Boseman) coadiuvato dalla detective della narcotici Frankie Burns (Sienna Miller) su ordine del capitano McKenna (J.K. Simmons). Il che ci porta dritti dritti al problema di questo film (e di quelli seduti davanti a te in sala).

Ci sono molti modi di declinare il genere poliziesco e quello della caccia all’uomo è uno dei più utilizzati dato l’alto tasso di adrenalina e spettacolarità che potenzialmente garantisce. City of Crime fa, dunque, bene ad imboccare questa strada e la percorre anche con il giusto ritmo. Solo che lo fa fin troppo a memoria. Tanto a memoria che ogni scena sullo schermo, ogni snodo della trama, ogni svolta repentina sono anticipati dai commenti dei tipi della fila avanti alla tua. Che fanno un rimarchevole en plein dato che ogni loro previsione si avvera puntualmente sullo schermo cinque minuti dopo. Merito dei due molesti indovini? Colpa piuttosto degli sceneggiatori di City of Crime.

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City of Crime: la recensione
City of Crime: la recensione – Credits: Lucky Red

Muoversi in una comfort zone

Non è, tuttavia, tutto da buttare in City of Crime. Come mai troppe volte rimarcato, il film procede su sentieri abbondantemente battuti privando, quindi, lo spettatore del primario piacere del non sapere cosa accadrà. Per quanto criticabile e criticata, questa scelta ha però il vantaggio di trasportare City of Crime in una comfort zone dove può muoversi con rimarchevole sicurezza. Un po’ come un bambino inesperto che nuoti a suo agio in una piscina dalle acque basse e placide. Metafora che si può applicare anche allo stesso Brian Kirk che esordisce alla regia cinematografica dopo aver diretto in precedenza solo svariati episodi di serie tv (seppur prestigiose come Game of Thrones, Luther e Penny Dreadful).

City of Crime si lascia, quindi, guardare non per l’originalità della sceneggiatura o la maestria della regia. Semplicemente, il film svolge il suo compito in maniera lineare senza mai cadere in errori grossolani. Tutto quello che deve esserci in una caccia all’uomo è presente nelle dosi giuste e servito nel modo più corretto. Scorrendo un’immaginaria check list, lo spettatore può spuntare diverse caselle obbligatorie. Il detective integerrimo dal grilletto facile e l’intelligenza sveglia c’è. Agenti FBI presuntuosi da sbeffeggiare prima che rivelino la loro natura ci sono. La detective donna intenzionata a mostrare quanto sappia essere tosta al pari e più dei colleghi maschi non manca. Capitani pronti ad esplodere in escalation verbali a disposizione. Criminali con la lingua lunga e il cervello fino quanti ne vuoi. Narcotrafficanti palestrati con femme fatali a fianco anche. Eleganti riciclatori di denaro capaci di creare identità false in paradisi tropicali pure.

Niente manca in City of Crime. Anzi, ogni cosa è presente in quantità quasi sovrabbondante. Sparatorie tra ladri e poliziotti con l’usuale cliché dei colpi infiniti che non vanno mai a segno tranne quando a spararli sono i protagonisti. Corse a tutto gas in auto potenti da dare poi alle fiamme appena non servono più. Droga e soldi da rubare, smerciare, cambiare, lasciare. Inseguimenti a piedi tra vicoli bui e palazzi di cristallo e in mezzo al traffico. Redenzioni inattese e voltafaccia a sorpresa. Un pout pourri di situazioni obbligatorie per un film di questo genere che sono tuttavia rese in maniera efficace risultando comunque ben fatte.

City of Crime è alla fine quel compito a casa che la prof assegna agli studenti quando vuole aiutarli a non sbagliare. Quando devono solo fare bene quello che hanno già visto fare ad altri più e più volte.

City of Crime: la recensione
City of Crime: la recensione – Credits: Lucky Red

Un film ad personam

Verrebbe da chiedersi il perché di un film come City of Crime che ha poco da dire. Tanto poco che dura poco più di un’ora e mezza, un minutaggio insolitamente basso se confrontato con altre pellicole dello stesso genere. Domanda inopportuna perché la risposta è la più banale possibile. City of Crime, infatti, non è un film necessario, ma un film che serve. A fare soldi, ovviamente. Ed è per questo scontatissimo motivo che la parte del protagonista è affidata a quel Chadwick Boseman sulla cresta dell’onda dopo il successo di Black Panther. Che qui può approfittare di un prodotto realizzato ad personam.

Il film è, infatti, un continuo cercare di tenere il suo protagonista al centro della scena staccandosene solo quando è necessario mostrare gli altri per far risaltare ulteriormente la sua figura nel continuo della storia. Funzionali a questo scopo diventano, quindi, tutto il resto dei personaggi tagliati spesso con l’accetta perché tanto svolgono solo ruoli di servizio. Difficile, pertanto, dare un giudizio oggettivo sulle prove dei loro interpreti.

Sienna Miller appare sciatta e imbruttita come se questo fosse un passo obbligatorio per apparire credibile come detective. A parte questa peculiarità poco altro si può dire della sua interpretazione che scivola via senza infamia e senza lode per difetto di scrittura più che per demeriti dell’attrice vista da poco anche nella miniserie The Loudest Voice. Simili considerazioni si possono fare anche per Stephan James e Taylor Kitsch e i loro due rapinatori. J.K. Simmons resta in scena, invece, troppo poco, ma la sua presenza è quella sicura che ci si aspetta da un veterano come lui.

L’unico a giovarsi di questo City of Crime è appunto Chadwick Boseman che cementa il suo status di prima scelta per il ruolo di action hero con o senza gli artigli di adamantio del suo costume da pantera nera. Troppo poco per dare la sufficienza al film. E per sopportare quelli seduti davanti.

City of Crime: la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
2.6

Giudizio complessivo

Un film che non fa errori nello svolgere un compitino troppo semplice e privo di alcuna originalità

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