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Cinema

Cinquanta sfumature di Grigio: la recensione del film con Jamie Dornan e Dakota Johnson

Cinquanta sfumature di Grigio

Lo dirò senza preamboli: mi aspettavo di peggio. Il film in sè non è malvagio, malgrado non regga affatto il confronto con il libro e, dato che è discutibile il livello perfino della pagina scritta, è inevitabile avere i propri dubbi circa l’adattamento del primo dei (presupposti) tre film della saga. Quello che è stato il maggior problema di questa pellicola – il primo, arriveremo agli altri tra un secondo – è stata la quasi maniacale attinenza al libro. In alcuni casi questa scelta paga, in altri no: le scene sono descritte molto bene nel libro di E.L.James, in Cinquanta sfumature di Grigioparticolare grazie ai pensieri continui di Ana, che permette di analizzare la situazione con quel pizzico di razionalità mancata che aggiungiamo noi, persone adulte e realiste.

Il film non ha il vantaggio di esternare quei pensieri, quindi Anastasia sembra sotto l’effetto di crack per ben due ore (continuando a esclamare ‘che?’ a qualsivoglia frase da parte di Grey) mentre Christian… Oh avevo i miei dubbi, sappiatelo, ed ero la prima a non capire da dove Jamie Dornan fosse spuntato e perché interpretasse un uomo che aveva smosso gli ormoni delle donne di mezzo mondo: perché non Matt Bomer, perché? E poi è arrivato il film. Jamie Dornan è stato perfetto, sottoscrivo e ribadisco. Nel libro si trattava di un personaggio composto, silenzioso e poco incline all’ironia mentre il film ha capovolto (a ragione) questa sua caratteristica. Il Christian del film marcia sull’inesperienza e la sbadataggine di Miss Steele e lo fa con continue battute e una micidiale ironia, che non fa solo sorridere ma ridere – soprattutto quelli che possono fare un confronto diretto con il ‘Christian Grey della pagina’, disarmando con il suo sorriso sghembo, che non scatenava tante urla dai tempi di Robert fifty-shades-of-grey-moviePattinson in Twilight.

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Ma arriviamo alla chimica dei due attori, che tanto era stata messa in discussione. Non c’è che dire: Jamie e Dakota sono degli ottimi attori. Non tanto per la loro performance nella pellicola quanto nella capacità di fingere un feeling che, è evidente, nella vita reale non condividono. Per due ore sono riusciti a sembrare affiatati, perfino innamorati, fino ad arrivare a dimostrare quel picco di capacità nelle scene finali, che ha fatto quasi dubitare delle loro (scarse) doti recitative. Ma come ogni dubbio, è stato momentaneo, spazzato da scene di nudità e sesso.

Il sesso, che invece avrebbe dovuto essere centrale nel film, non è stato neanche così presente come ci si sarebbe aspettati. Di certo il corpo di Dakota Johnson ha fatto più apparizioni di tutte le modelle del calendario Pirelli e il lato B di Jamie Dornan ci ha costretto a tirar fuori i fazzoletti per asciugare la bava alla bocca, ma il tutto è finito lì. Le scene forse fondamentali, in cui oltre a darci dentro i due parlavano e si avvicinavano nella loro relazione, sono ridotte o perfino assenti. Con questo non dico che il film meriti il bollino verde ma, forse, 0725-50-shades-of-grey-up-ff-7l’esaltazione generale per questa pellicola ha fatto pensare molto male fin dal principio e, dato che ci si aspettava già il peggio, quello che si è avuto alla fine non era neanche lontanamente sconvolgente. Resa molto bene, in compenso, la ‘Sala Rossa delle Torture’, con un arredamento molto appropriato e un campionario invidiabile per gli appassionati del genere.

La trama non ha voluto discostarsi dalla pagina scritta, come ho già ribadito, ma è un’arma a doppio taglio che, purtroppo, non ha fatto ottenere l’effetto sperato. Alcune scene hanno saputo regalare emozioni più forti di quelle sulla pagina (malgrado Dakota continuasse comunque a sembrare una drogata e/o affetta da personalità doppia) come il salvataggio dal motociclista o il volo in aliante, altre hanno un po’ lasciato l’amaro in bocca, come nel caso della cena a casa dei Grey. Ottima la scena in ascensore di sicuro ma, dato che era forse una delle principali scene del libro e del film sarebbe stato quasi sacrilego renderla diversamente.

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Una cosa forse sottovalutata ma che, invece, va ricordata è la magnifica colonna sonora del film. Sono anni che lo diciamo e continueremo a ripeterlo per altri dieci secoli che la musica, indipendentemente dal film o dalla scena che accompagna, è un mezzo potente che, se usato nel modo giusto, può dare molti punti in più. La colonna sonora del film ha ripreso alcuni pezzi già nominati nel libro – come ‘I put a spell Dakota-Johnson-as-Anastasia-Steele-taken-from-the-trailer-of-their-film-Fifty-Shades-Of-Grey-which-has-been-releasedon you’ – e altri assolutamente originali, come la fantastica canzone di Beyonce, Crazy in Love. Le musiche non solo erano belle ma sono state utilizzate al momento opportuno e nella scena adatta, aggiungendo di certo una caratteristica differente, se non piacevole, ad alcune scene altrimenti imbarazzanti.

Per il resto il film non sembra avere giudizi degni di nota, a parte set spropositamene costosi, abiti che dovrebbero essere usciti da una boutique di alta moda e mi sembrano comprati da Bershka che c’è in centro, una migliore amica della protagonista che sembra sua madre e non sua coetanea e una lieve, ma quasi inesistente traccia di twilighttismo che speravo il film potesse evitare. Il rischio di fare un film di un libro come le cinquanta sfumature era proprio quello di rompere la sfera di vetro e spezzare l’incantesimo, di prendere la magia e le fantasie erotiche e renderle meno fantasiose e più concrete, vissute e reali. C’era, come per ogni libro che si è letto e che ci è piaciuto, curiosità e interesse ma, dopo tante scelte discutibili, anche quell’interesse è venuto ad essere meno, sempre meno e sempre più in fretta. Questo ci ha lasciato senza più i sogni da una parte e con le fantasie totalmente rovinate dall’altra.

Il giudizio finale? Da vedere, se non altro per curiosità, ma vi avverto: se avete letto il libro resterete delusi. Se non al 100%, di sicuro al 50.

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