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Chocolate: cibo e morte – Recensione del drama coreano su Netflix

Chocolate drama coreano

Amiamo i melodrammi per una serie di ragioni. La prima perché cerchiamo di esorcizzare la sfortuna: al sicuro dietro i nostri schermi, guardiamo una sfilza di tragedie capitare ad altri e li vediamo continuare a rialzarsi ancora e ancora. La seconda perché vedendo queste storie abbiamo l’impressione che il dolore e gli ostacoli portino con sé qualcosa di buono: una crescita personale, una migliore comprensione della vita e di se stessi. E poi semplicemente perché ci piace farci dei gran pianti condividendo la disperazione di altri. Disperazione ovviamente finta.

Ecco, il drama coreano Chocolate, come emerito membro di questo genere telefilmico, si impegna a fare tutte queste cose, ma l’illogicità e l’assurdità di alcune scelte di trama rendono così evidente la finzione del gioco, da allontanare lo spettatore al posto di trascinarlo nel suo lago di lacrime.

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La sceneggiatura del drama Chocolate si prende un po’ troppe libertà

Non c’è dubbio che scrivere la sceneggiatura di un melodramma sia un lavoro di difficile equilibrio. Trovare il modo di impilare una tale quantità di sfortune e tragedie è un’impresa complessa che rischia molto spesso di sconfinare nella poco credibile esagerazione o, quel che è ancora peggio, nel ridicolo.

Quante ragioni plausibili potrà mai trovare lo sceneggiatore per far finire più volte all’ospedale il suo personaggio? Quali motivazioni potrà scovare per farlo piangere ad ogni singolo episodio? E quante crisi spirituali ootrà mai fargli avere? Quando anche un povero cane deve morire per creare pathos, si capisce che ci si è spinti un po’ troppo in là.

E’ difficile essere gentile con la sceneggiatura di questo drama, anche se sono sicura che molte persone saranno riuscite a calarsi completamente nelle emozioni di questa storia trascurandone gli aspetti più improbabili.

Ma dopo tanti anni di recensioni e di prodotti televisivi visti, non posso chiudere gli occhi su una sceneggiatura forzata e costruita intorno ad una serie di scene volte solo alla facile emozione.

Chocolate drama coreano
Il drama coreano Chocolate

Il ritmo di questa storia è tutto sbagliato

Il drama coreano Chocolate ha un inizio devastante. Nei primi episodi ne succedono così tante che mi ero domandata come sarebbe stato possibile sostenere un ritmo così forsennato per 16 episodi. E infatti, narrato il passato dei protagonisti e messo in scena il motivo che li terrà separati per tantissimo tempo, il drama si impantana nei piccoli e grandi drammi della clinica per malati terminali che rappresenta il purgatorio dei nostri protagonisti.

Per lunghi episodi ci viene chiesto di affezionarci ad un numero notevolissimo di pazienti che arrivano alla clinica e muoiono nello spazio di poco tempo e che molto spesso sono messi lì solo per suscitare emozioni e reazioni dei protagonisti. Tanto che a volte non si fa neanche in tempo di capire chi siano prima che muoiano.

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E così Moon Cha Young, out of the blue, una volta viene malmenata per aver dato un dolce ad un bambino, così che che Lee Kang possa intervenire a suo favore e l’episodio dopo ci toccano le scuse della madre manesca perchè, cavolo, si era sbagliata. E poi i pazienti continuano a perdersi fuori dalla clinica, muoiono d’infarto perchè malmenati da personaggi idioti (l’insopportabile fratello) e anziane vengono morse da serpenti mentre la protagonista rotola giù per delle scarpate. Tutto per spiare le reazioni dei due protagonisti. Quanto si sacrificherà lei? E lui la tratterà bene o male questa volta? Quanto rivelerà dei suoi veri sentimenti?

Emblematico è l’episodio in cui la paziente in sedia a rotelle viene fatta uscire dalla clinica per andare ad incontrare un amico e poi nessuno si preoccupa di riaccompagnarla indietro, così da permetterle di tentare il suicidio in un fiume. Ma non prima che i nostri possano accorrere giusto in tempo per essere eroici e salvarla. Roba da far chiudere la clinica per incuria immediatamente.

Chocolate drama coreano
Il drama coreano Chocolate

E poi finalmente andiamo a Wando

Tutto migliora e improvvisamente diventa più interessante quando, avvicinandoci al finale, Lee Kang è costretto a tornare a Wando, teatro della sua infanzia, e i nodi del passato incominciano a sciogliersi.

Fialmente usciamo dalla clinica e le scene lungo il mare sono tutte esteticamente belle ed emozionanti. Lee Kang e Cha Young si riconoscono e capiscono e il loro percorso di crescita e avvicinamento porta finalmente dei frutti. Difficile non emozionarsi quando ritornano al ristorante della loro infanzia e finalmente si rivelano.

Eppure anche nella storia tra di loro c’è molto che lascia a desiderare. Se trascuriamo il caso sfortunato che li costringe a separarsi e che porta Lee Kang ad odiare Cha Young per un sacco di tempo, l’evoluzione del loro rapporto procede davvero a balzelloni. Il repentino cambiamento di lui nei confronti di lei coglie un po’ alla sprovvista, perchè sembra coincidere con la scoperta che Tae Hyeon sia in realtà il fratello di Cha e non l’innamorato. Come se la gelosia fosse una delle ragioni che li teneva separati.

E quando finalmente Cha Young rivela tutta la verità, nonostante la bellezza della scena, si resta un po’ sorpresi dal fatto che Min Seong non venga mai più tirato in ballo. Lui che era alla radice delle loro incomprensioni e esitazioni. Come se la scoperta di un passato comune e di una sorta di predestinazione fossero in grado di riscrivere tutto quanto accaduto.

Lo stesso personaggio di Lee Kang, per quanto sulla carta potesse essere complesso ed emozionante, resta sempre abbozzato e i voiceover che ogni tanto compaiono sembrano solo pasticciare il tutto ancora di più.
La vita all’ospedale per lui è un infermo, quello che la nonna e gli zii hanno fatto alla madre è assolutamente insopportabile, per non parlare del modo in cui la sua famiglia continua a trattarlo, eppure non si capisce mai se lui li odi davvero o se ancora cerchi la loro approvazione. Se la sua sia ambizione o malata ossessione. E solo alla fine rinuncia all’eredità come noi ci aspettavamo ma lo fa senza un vero e proprio cambio di posizione.

Troppo spesso i lunghi silenzi e gli sguardi addolorati si trovano solo a coprire vere e proprie carenze di trama.

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Chocolate drama coreano
Chocolate drama coreano

Quindi tutto da buttare nel drama Chocolate?

Come al solito Chocolate è la storia di due che non si parlano. Che se avessero agito in un modo un poco più maturo e consapevole si sarebbero risparmiati in sacco di melodrammi. E al telefilm parecchi episodi.

Però la bravura dei due protagonisti è innegabile e anche la loro alchimia sullo schermo. Sono dei maestri della sofferenza interiore, dei pianti disperati, di lunghi sguardi intensi e addolorati. Insieme sono deliziosi e non si può fare a meno di tifare per loro anche quando è difficile seguirli tra le loro decisioni strampalate.

Alcune scene sono davvero emozionanti e ben riuscite grazie anche alla scelta di ottime locations e una bella fotografia. La malinconia che infonde tutto il drama è ben studiata. Aiutata dai suoni della natura che ogni tanto irrompono nelle scene più tranquille e alla colonna sonora bellissima con quel piano dolente.

Mi è poi piaciuto tantissimo il personaggio di Lee Joon che è forse quello che segue un percorso di evoluzione più completo ed affascinante e che mi ha fatto sperare in un numero ben maggiore di scene tra lui e Lee Kang (al grido di più bromance!).

Appropriate anche le riflessioni sull’ospizio e sul suo dovere non solo di aiutare quei pazienti che stanno aspettando di morire, ma anche di rendere degni di essere vissuti quegli ultimi giorni. Molte bella la storia di Michael e le sue madri.

L’ultimo apprezzamento convinto va al ruolo del cibo in questa storia, al cucinare come mezzo per prendersi cura delle persone e portare gioia. Affascinanti tutte le preparazioni dei piatti e i sentimenti ad essi legati. Mai come in questo kdrama ho apprezzato la diversità della cucina orientale dalla nostra con i suoi metodi di preparazione e la sua espressività.

Per concludere non posso dire di non aver amato questo drama almeno un poco. E’ vero, in alcuni punti ho riso e scosso la testa per le assurdità della storia, ma tante altre volte mi sono anche emozionata e sentita vicina ai due protagonisti. Peccato che Chocolate non abbia avuto a disposizione una sceneggiatura più solida.

Chocolate: la recensione
3

Voto Globale

I protagonisti emozionano ma la sceneggiatura non è all’altezza

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