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Chernobyl: Il creatore Craig Mazin parla della miniserie capolavoro HBO

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HBO

Mancano ancora sei mesi alla fine di questo 2019 e tante ancora sono le serie tv che arriveranno a contendersi un posto nella top ten di fine anno. Ma, in realtà, la sfida sarà molto probabilmente per le posizioni dalla seconda in poi. Perché la palma di miglior serie  tv sembra essere già stata prenotata da Chernobyl. La miniserie in cinque episodi creata da Craig Mazin per HBO ha unito pubblico e critica in un unanime coro di ammirazione arrivando. A stabilire il record: il voto più alto su IMDb. Un 9.7 di media che la pone ai vertici di tutti i tempi. In maniera sicuramente più che meritata.

Mentre in Italia la serie tv è disponibile dal 10 Giugno su Sky Atlantic e dall’11 su Now TV, negli USA i cinque episodi sono già andati tutti in onda sulla HBO ed è già tempo di commentarne il successo per certi versi inatteso. Di questo ha parlato il creatore della serie in una lunga intervista con i tipi di Hollywood Reporter di cui vi riportiamo qui i passi principali.

Chernobyl - intervista con Craig Mazin

Chernobyl – intervista con Craig Mazin – Credits: HBO

L’importanza della verità ieri come oggi

Nel season – finale della serie TV, il fisico nucleare Valery Legasov (Jared Harris) dice con amara sincerità che “Ogni bugia che diciamo è un debito con la verità. Prima o poi, questo debito dovrà essere pagato“. Sta in questa frase il cuore pulsante della serie tv. Una serie che è non solo una cronaca dettagliata e documentata del peggior disastro nucleare della storia, ma anche e soprattutto un racconto morale. Sulle conseguenze delle menzogne di stato. Come eloquentemente la serie tv mostra, il disastro di Chernobyl fu anche il risultato di una serie di bugie di un gruppo di burocrati preoccupati solo di se stessi al servizio di un governo incompetente e corrotto a cui interessava più preservare la sua immagine pubblica che salvare i suoi propri cittadini.

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Sebbene questa storia sia profondamente radicata nel regime sovietico, la sua importanza secondo Mazin sta proprio nella sua universalità e nella sua tremenda attualità. Legasov e con lui Boris Scherbina (Stellan Skarsgard) e Ulana Khomyuk (Emily Watson) devono costantemente lottare per affermare le verità della scienza di fronte a persone disposte a negarla anche di fronte all’evidenza. Con una ammirevole lucidità, Mazin fa notare:

“Chernobyl accadde perché il sistema sovietico era corrotto e malvagio. Ma questo stesso sistema non è venuto da un altro pianeta; è stato creato dagli uomini. C’è un certo senso di negazione, un modo di pensare collettivo, che non appartiene a questa o quella parte.Lo abbiamo visto comparire spesso in tutta la storia umana.Nel suo profondo, si tratta di una certa insistenza per cui ciò che vogliamo sia la verità è la verità e quello che non ci piace è una bugia.

Una situazione più che mai attuale

Continuando con parole che dovrebbero essere imparate a memoria da tanti anche in Italia, Mazin rende ancora più chiaro il suo pensiero in proposito.

“Dobbiamo chiederci perché ci sentiamo in diritto di dire agli scienziati cose tipo “crediamo che non esistono i cambiamenti climatici” o “penso che i vaccini causino l’autismo”. Possiamo dire quello che vogliamo, ma non è la verità e non ammetterlo ci costerà caro.”

Da questo punto di vista, Chernobyl è importante perché ci mostra come comportarsi in questo modo significa “essere complici in una sorta di cospirazione contro la verità che è inaccettabile”.

Chernobyl - intervista con Craig Mazin

Chernobyl – intervista con Craig Mazin – Credits: HBO

Mettere in scena la verità

Il rispetto per la verità ha condizionato anche la messa in scena della serie tv. Una che non si è tirata indietro quando si è trattato di mostrare in tutta la loro crudezza gli effetti delle radiazioni sul corpo umano. Considerato che la serie tv era destinata comunque al grande pubblico, è naturale domandarsi se il desiderio di non mostrare troppo abbia portato la HBO a stabilire dei paletti. Stando a quanto dichiarato da Mazin, niente del genere è accaduto, ma sono stati proprio gli autori a interrogarsi fin dove potessero spingersi. Come quando si è trattato di mostrare le fasi finali dell’agonia di Vasily Ignatenko. Uno dei pompieri che, senza alcuna protezione, intervennero a spegnere l’incendio.

“Daniel Parker, il responsabile del make up e il designer delle protesi, ha fatto un lavoro talmente brillante, che Kary Antolis, responsabile delle miniserie per HBO, ci ha chiesto di accorciare la scena. Insomma per non dare l’impressione che volessimo mostrare quanto orgogliosi fossimo del lavoro fatto.”

Mazin ha poi sottolineato quanto delicata fosse la questione. Perché, se da un lato era forte la volontà di mostrare la verità degli effetti delle radiazioni, dall’altro si voleva a tutti i costi evitare che qualcuno pensasse che la serie volesse fare del sensazionalismo. “Erano cose con cui ci siamo dovuti confrontare in continuazione perché quella persona era una persona vera e sua moglie è ancora viva e l’ultima cosa che avremmo voluto era mancargli di rispetto, ha precisato Mazin.

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I cittadini sovietici: pieni di immaginazione e coraggio

Rispetto che Mazin ha per tutte le persone che presero parte alle attività di contenimento del disastro come emerge chiaramente dalle sue parole.

“Quando vedi quei ragazzi andare sul tetto a Chernobyl, indossano solo queste placche di metallo. Placche che hanno realizzato da soli a mano, attaccandoli con dei lacci di scarpe. Questo è qualcosa che noi non faremmo. Abbiamo risorse e non ci comporteremmo come loro, ma loro lo fecero. Già solo questo, è qualcosa che ti toglie il respiro. Il sistema sovietico era talmente pessimo, ma i cittadini sovietici erano talmente coraggiosi. Erano persone notevoli. Le cose che hanno sofferto e quello che hanno dovuto affrontare nel corso del ventesimo secolo e ancora oggi, è semplicemente eccezionale. E non smette di essere fonte di ispirazione per me”.

Chernobyl - intervista con Craig Mazin

Chernobyl – intervista con Craig Mazin – Credits: HBO

Curiosità sulla sceneggiatura

Tra i motivi del successo di Chernobyl c’è anche la qualità della sceneggiatura. Come facile immaginare, raggiungere questo livello è stato molto faticoso per Mazin. A fargli tremare i polsi è stata soprattutto la parte del processo. Si trattava di parlare di fisica nucleare e ingegneria delle centrali e Mazin ci teneva che tutto fosse chiaro a tutti.

Ho bisogno che la gente sappia tutto”, ha specificato l’autore per poi aggiungere: “Per questo ci ho lavorato davvero sodo e anche Jared; ci siamo messi a rivedere il copione linea per linea per essere sicuri che tutto fosse chiaro e che non stessimo lasciando fuori niente di importante.”

Una buona sceneggiatura richiede, tuttavia, anche che ci siano dei tagli in fase di montaggio finale. A farne le spese è stata una sotto trama legata ad Anatoly Dyatlov (Paul Ritter). Il responsabile ufficiale del disastro non era alla sua prima esperienza con problemi di questo tipo. Era già stato coinvolto in un incidente con un sottomarino nucleare da cui era riuscito a sopravvivere nonostante la dose di radiazioni assorbite.

Tuttavia, il figlio era morto di leucemia circa un anno dopo. Sebbene non sia chiaro se ciò sia accaduto come conseguenza della contaminazione portata a casa da Dyatlov, “avere una storia che permetta al pubblico di empatizzare con un personaggio tanto antipatico è, in genere, una cosa positiva”, ha notato Mazin. Tuttavia, tenere la sua storia avrebbe fatto un po’ troppo Hollywood, ha spiegato Mazin, concludendo che “alla fine, dopo aver visto la versione tagliata, ci siamo accorti che in effetti non ce n’era bisogno”.

Chernobyl - intervista con Craig Mazin

Chernobyl – intervista con Craig Mazin – Credits: HBO

Progetti per il futuro

Il successo oltre ogni aspettativa della serie tv ha generato anche un inatteso fiorire di meme con Dyatlov come protagonista (cercare per credere). Soprattutto, però, ha fatto nascere un forte interesse per i progetti futuri di Mazin. Interrogato in merito, l’autore si è mostrato piuttosto evasivo. Pur ammettendo di voler fare milioni di cose “se solo ogni giorno avesse almeno 70 ore ed io non avessi bisogno di dormire”.

In questa fertile confusione, alcuni punti fermi sono comunque chiari.

L’unica cosa che posso dire è che continuerò a parlare di cose che hanno un impatto reale, che esistono davvero. Probabilmente non proverò a duplicare quanto fatto con Chernobyl; sarebbe un fallimento”.

Proprio per questo motivo, Mazin si trova a dover rifiutare le offerte dei tanti dall’India che gli suggeriscono di raccontare il disastro di Bophal (dove una nube tossica sprigionatosi da un impianto di sostanze chimiche causò 15000 morti). “Si tratta di una storia incredibile”, ha spiegato Mazin suggerendo poi, “è qualcosa che incoraggio qualcun altro a raccontarla, perché non voglio che le persone pensino “oh, eccolo, sta suonando ancora la stessa hit”; devi scrivere una canzone nuova“.

Proprio per questo, Mazin chiude l’intervista spiegando che “la prossima cosa che farò riguarderà qualcosa che sta avvenendo qui ed ora, negli Stati Uniti. Bene o male che mi riesca, la affronterò con la stessa insistenza. Quella sul far prevalere la verità sul racconto. Insomma, non un altro Chernobyl, ma ancora un omaggio alla verità contro la menzogna.con

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