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Cinema

Captain America – The Winter Soldier: Recensione del cinecomic Marvel

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Titolo: Captain America – The Winter Soldier

Anno: 2014

Durata: 136 minuti

Genere: cinecomic, azione

Regia: Anthony e Joe Russo

Sceneggiatura: Christopher Markus, Stephen McFeely

Cast principale: Chris Evans, Samuel L. Jackson, Scarlett Johansson, Sebastian Stan, Anthony Mackie, Cobie Smulders

Nato dalle fervide menti di Jack Kirby e Joe Simon negli anni quaranta, ma soprattutto figlio di una nazione che cercava una figura a cui aggrapparsi durante una guerra contro un nemico. Uno più crudele di quanto ogni finzione avesse osato immaginare. Ecco chi è Capitan America. È stato e rimane il personaggio più vicino allo spirito americano intriso di patriottismo e senso del dovere.

Il necessario restyling degli anni sessanta ad opera di Stan Lee (vero creatore del concetto di supereroe che oggi spopola in film e fumetti) e dello stesso Kirby ha permesso di slegare la figura dal contesto bellico ormai anacronistico. Ha permesso così di inserirlo nell’universo superomistico Marvel, ma ha avuto il pregio di non cancellarne le caratteristiche primarie.

Il supereroe atipico e senza macchia

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Captain America – The Winter Soldier Recensione, Credits: Marvel

A ben vedere, infatti, Capitan America è il meno supereroe tra i supereroi. Non avendo particolari poteri – se si esclude una forza e una resistenza inusitata e un indistruttibile scudo abilmente usato come arma di offesa e difesa. Ma quello che maggiormente lo distingue dagli altri supereroi è l’attenzione alla società che lo circonda. Ma anche il suo continuo rapportarsi allo spirito di una America che vede in lui un patriottismo che sa evitare ogni fanatismo.

È proprio questo continuo interrogarsi sul senso del proprio ruolo in una America diversa da quella del suo ricordo che spinge Steve Rogers a considerare seriamente la possibilità che il suo tempo sia finito. Non è un caso che, nella prima parte di questo sequel, vediamo tanto poco Capitan America e tanto spesso invece Steve Rogers. Spogliato della sua uniforme e deluso dal rendersi conto di essere solo una pedina in un gioco che non può accettare, Steve si riduce a vagabondare. Prima tra le mostre a lui dedicate e poi tra i ricordi, a rimpiangere la memoria di amici. Quelli che non ci sono più o che stanno morendo. Ma anche a respingere una quotidianità fatta anche di appuntamenti e uscite serali, ad interessarsi a sedute di gruppo dove reduci di guerre recenti sfogano il proprio rimpianto di essere vivi.

Il Captain America che meritiamo…

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Captain America – The Winter Soldier Recensione, Credits: Marvel

Forse, Chris Evans non ha l’espressività giusta per rendere al meglio i tormenti di Steve Rogers, ma resta comunque apprezzabile l’insolita seriosità di questa prima parte. Insolita, specie per un film Marvel dove spesso abbondano situazioni leggere e  toni spiritosi, con Thor e la serie di Iron Man esempi da manuale. Ma è anche una parte dove comunque non mancano combattimenti ad alto tasso di adrenalina e coreografia. Tutte funzionali allo scopo e non mera esibizione di virtuosismo.

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Capitan America è e resta comunque un supereroe che non abdicherebbe mai alla sua missione di far trionfare il bene. Anche quando fosse difficile comprendere dove tracciare il confine tra ciò che è necessario e ciò che è lecito. E la Marvel produce film d’azione dove lo spettatore può accettare che ci si dedichi alla psicologia dei protagonisti, ma solo se questo è propedeutico ad una storia. Una che mischi mistero e tensione, tecnologie avveniristiche e battaglie spettacolari, eroi coraggiosi e valorosi e nemici infidi e potenti. C’è ovviamente tutto questo in Capitan America: The Winter Soldier e la trama, pur con qualche inevitabile prevedibilità e faciloneria, resta avvincente e non delude lo spettatore medio di un action movie.

…lo Steve Rogers di cui abbiamo bisogno

sebastian stan
Captain America – The Winter Soldier Recensione, Credits: Marvel

Merito di una abile scrittura che fa assomigliare il racconto ad una spy story degli anni settanta aggiornata ai tempi della rete e dell’informazione globale. E merito di attori che reggono bene il ruolo assegnatogli con un Robert Redford a suo agio negli inusuali panni del cattivo di turno. Poi un Samuel L. Jackson che si prende spesso la scena grazie ad un Nick Fury mai così in evidenza e vero dominus degli eventi (nonché protagonista di uno spettacolare inseguimento in auto).

Brava anche Scarlett Johansson ad alleggerire il carattere della sua Vedova Nera mostrandone la simpatia e la capacità di soffrire per una perdita e non solo le capacità guerriere e il coraggio di affrontare le avversità. Convincenti sono anche Anthony Mackie e Sebastian Stan (già visto come Cappellaio Matto in Once Upon a Time). Loro eccellono nell’interpretare le new entry, Falcon e il Soldato d’Inverno.

Mentre il primo appare subito come la spalla ideale per Capitan America (ma il suo schierarsi al suo fianco è forse troppo repentino se si pensa che viene introdotto come un reduce desideroso di non prendere più ordini), le informazioni sul secondo sono quasi centellinate. Nell’ottica più che probabile (a giudicare dal finale) di un ritorno in un successivo episodio della saga. Per cui bene fa Sebastian Stan a mostrarsi imperturbabile, ma anche in difficoltà quando i ricordi iniziano a riaffiorare.

Film piacevole, con tanti hint per il futuro

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Captain America – The Winter Soldier Recensione, Credits: Marvel

Le scene post titoli di coda ci ricordano che, seppur dedicato ad uno specifico supereroe, anche questo film è solo un tassello. Un pezzo in un disegno più grande che coinvolge l’intero universo Marvel. Nell’attesa del secondo capitolo di The Avengers, la Marvel ha infatti seminato indizi e richiami prima in Thor – The Dark World e ora in questo Captain America – The Winter Soldier.

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Prova ne sono la destrutturazione dello SHIELD. Evento con conseguenze anche sull’omonima serie, naturalmente. Considerando anche l’introduzione dei nuovi personaggi ( tra cui solo alcuni: Falcon, il Soldato d’Inverno, l’agente 13,  la rediviva HYDRA e la velocissima apparizione di due probabili mutanti nei titoli di coda). Tutti, almeno in parte, potrebbero essere coinvolti nel quadro più generale che la Marvel sta replicando dai fumetti al cinema.

Interessante notare come si stia implicitamente trasferendo sul grande schermo quel gioco di rimandi e intrecci che ha fatto la fortuna delle migliori serie tv degli ultimi anni. Non è un caso, quindi, che parallelamente le major sempre più spesso si affidino a registi e autori che da quel mondo provengono. Un modo nuovo di fare cinema sul quale interrogarsi, ma che potrebbe regalare comunque piacevoli divertissement. Come, appunto, questo sequel di Capitan America.

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