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Bull: Recensione del episodio 1.01- The Necklace

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Venghino gli appassionati di procedurali, c’è carne fresca… o forse no.

A pochissimi mesi dalla sua uscita da NCIS (dove, se me lo concedete, era rimasto fin troppo a lungo), Michael Weatherly trova posto in una nuova serie e questa volta come protagonista. Lui non credo abbia bisogno di grandi presentazioni dopo la fama ottenuta con il ruolo di Dinozzo e in Bull si cala nella parte del protagonista offrendo il suo bel sorriso e il suo fascino… e ben poco altro. Se dopo decenni di NCIS (il suo ruolo migliore resta quello in Dark Angel) speravamo che potesse guadagnare una parte un po’ più stimolante, ahimè possiamo abbandonare ogni speranza.

bull Questo Bull è imbarazzantemente anonimo. Esce dal frullatore dei procedurali con tutti gli elementi classici buttati insieme, senza però riuscire a trovare un gusto tutto suo. Persino il protagonista, che in questi casi dovrebbe essere la colonna portante dello show, risulta poco più che abbozzato. Tutte le donne sospirano al suo passaggio, lui osserva tutto sardonico, getta in giro ai suoi collaboratori qualche perla della sua intuitiva intelligenza e via, il suo compito è concluso. Non ha la diffidente ruvidezza di Cal Lightman (Lie to Me, l’affascinante sfacciataggine, venata di dolore, di Patrick Jane (The Mentalist). Per ora non ha nulla di particolare che lo distingua dalla massa a parte una ex-moglie che siamo pronti a veder comparire in scena per creare scompiglio.
In compenso intorno a lui si stringe la solita corte di personaggi più o meno stereotipati presi a caso da procedurali già visti: c’è quella adulta responsabile, c’è la ex narcotici bella e tosta, c’è il simpaticone (il cognato del protagonista?) e la giovane nerd bellina e esperta di tecnologia. Tutti a fare da contorno al Dottor Bull, che come ex psicologo e fine conoscitore delle persone, ha aperto la Tac, un’agenzia che aiuta (principalmente i ricconi, devo immagibullnare) a risolvere le loro grane legali, aiutando a formare le giurie e a leggerne le reazioni.

Come al solito ci sono in ballo software super tecnologici in grado di formulare un profilo perfetto in base ad una serie di dati estrapolati online. I metodi e i trucchi sono come al solito al limite del credibile (una doppia giuria clonata alla perfezione?!) e ci buttano dentro un po’ di ammiccamenti ai social media per rendere il tutto moderno e brillante. C’è un po’ di classica indagine investigativa, un po’ di profiling che non guasta mai, ma tutto buttato insieme senza particolare emozione. L’aspetto più interessante sarebbe quello dello studio della giuria. “Perchè si prende il raffreddore?” E’ la domanda fatta ad ogni giurato per comprendere in poche parole la sua particolare visione della vita. E’ nel costante confronto con degli sconosciuti che rimangono sempre e comunque aldilà della barriera che potrebbero nascondersi i risvolti più interessanti; se non fosse che poi, rovinando l’impressioneBull è il primo a correre dietro ad uno dei giurati a fine processo, infrangendo la barriera. Mossa totalmente insensata sia per il personaggio chee per il telefilm e che serve soltanto, con dialoghi forzati, a farci intendere che Bull nasconde chissà quale passato drammatico.
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Un’idea un po’ diversa e originale sarebbe stata quella di mantenere un finale incerto: chiudere con la fine del processo e non con una vera risoluzione del caso. Magari suggerendo delle possibilità, ma affidandole all’immaginazione del telespettatore. Ma questo genere di telefilm richiede un punto fermo a fine episodio e ci tocca vedere Bull che scorta la polizia sotto casa del vero assassino, in una scena che non ha ragione di esistere.

Si sa, i procedurali vogliono creare un senso di tranquilla sicurezza nello spettatore, che deve potersi sedere davanti ad un episodio a mente tranquilla, godendosi l’intrattenimento del momento senza troppi scossoni o troppo investimento emotivo. Da questo punto di vista Bull è quello che di più sicuro ci si potrebbe aspettare dal genere… forse fin troppo? Troppo anonimo per riuscire a catturare l’attenzione di un pubblico nutrito? Riuscirà a sostenersi sul lungo periodo smarcandosi dal già visto? E Bull si ritroverà sempre ed esclusivamente a collaborare a casi di persone innocenti?

Affido a voi questi quesiti perché io, pur apprezzando ogni tanto un bel procedurale, lascerò Bull alla sue giurie per dedicarmi ad altro.

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1.01- The Necklace
  • Anonimo
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