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Broadchurch

Broadchurch: Recensione dell’episodio 3.03 – Episode 3

Broadchurch
ITV

Quando si guarda Broadchuch non si sta semplicemente seguendo uno show incentrato sulla ricerca dell’assassino o dello stupratore di turno. Non è Sherlock o uno dei procedurali qualsiasi dove ciò che intrattiene di più è la parte fatta tutta di colpi di genio per arrivare a smascherare il cattivo di turno. In Broadchurch ci sono detective ordinari che non fanno altro che svolgere il loro mestiere. E in più è una serie ricca di temi che si aprono a riflessioni più o meno approfondite, ma che lasciano il segno nello spettatore anche quando vengono solo accennate. Il tutto senza creare un prodotto pesante.

Queste peculiarità risplendono nella prima stagione, perdono di smalto nella corso della seconda, ma tornano alla ribalta con la terza ed ultima stagione. Con il procedere delle puntante, alcuni pezzi del puzzle relativo allo stupro di Trish Winterman si fanno più intricati mentre alcune questioni a prima vista secondarie vengono svelate con naturalezza. Mi riferisco alla scena del “pranzo” tra Hardy e Miller (Millah) nel quale veniamo a sapere quali sono stati i rapporti tra i due negli anni che sono passati tra seconda e terza stagione, e come abbia fatto Alec a stabilirsi definitivamente nella ridente e non tanto più tranquilla cittadina.Broadchurch

Le indagini proseguono portando nuovi elementi alla ribalta sui principali sospettati, e sebbene l’unico indizio veramente pesante sia stato lanciato a noi spettatori soltanto nel primo episodio (in macchina, Jim ci ha mostrato per un attimo gli stessi preservativi trovati sulla scena del crimine) per ora si possono solo fare ipotesi campate in aria dato che neanche quella scena potrebbe significare qualcosa. Ed Burnett se ne andava in giro per la villa nella quale si teneva la festa di pessimo umore, proprio nell’orario in cui ci sarebbe stata l’aggressione. Il tassista Clive non sembra essere una persona per bene, eppure ha preso l’impegno gravoso di mantenere la donna che un tempo amava e un bambino (ora ragazzo) non suo. Quanti lo avrebbero fatto? Che questo sia il segno di una bontà di fondo, oppure questa situazione potrebbe averlo fatto scattare perché diventata ormai insostenibile? E Jim, il marito di Cath, con quest’aria da duro, nasconde veramente qualcosa oppure è soltanto una facciata?

Il secondo mistero da risolvere riguarda la persona con la quale Trish è andata a letto la mattina del fatidico giorno. E non è detto che anche qui i sospettati siano sempre gli stessi.

Ci si chiede però perchè ci siano alcune questioni lasciate palesemente in sospeso e quale sia il motivo di tale scelta. Due su tutte, una più e una meno importante. Quella secondaria, riguarda la figlia del detective Hardy. Sta bene, questa povera figliola, o è scomparsa? Quando quei ragazzi hanno bussato alla porta di Tennant e lui ha solo potuto supporre dove fosse, un po’ mi son preoccupato. La seconda questione è ancora fatta di legami di sangue: che valore avrà il fatto che Ed Burnett e l’aiuto detective Katie Harford pur avendo cognomi diversi sono padre e figlia? Si potrebbe arrivare al punto dove l’indagine rischierebbe di essere sabotata dall’interno.

Si è detto, nelle due scorse recensioni, che la parte relativa ai Latimer si poteva anche chiudere. Si tratta indubbiamente della sotto trama più debole, ma la sensazione è che il lavoro svolto su questi personaggi è comunque notevole. Potevano essere macchiette del loro passato, e invece anche qui Chris Chibnall mostra di saper gestire bene dei personaggi che, come tutti gli esseri umani, cambiano col tempo. E dunque ecco che vediamo come il passato logora la famiglia Latimer. Beth va avanti in modo splendido, diventando anche una persona migliore di prima; Mark invece cade in una fase vendicativa che forse alla fine della seconda stagione non gli si pronosticava. Il tempo cambia tutti.

È di certo una stagione con temi impegnativi per Broadchurch. Lo si diceva anche in apertura, che si tratti di una scena di qualche minuto dove si vedono due ragazzini armeggiare un telefonino nella ricerca ossessiva di immagini pornografiche, oppure che si dedichi otto episodi a raccontare cosa avviene nella testa di una donna stuprata, gli spunti di riflessione lanciati restano importanti. E in una società che tende a rimanere sempre uguale a sé stessa, mostrare nella maniera più cruda possibile le deviazioni raccontandole appunto come se si stesse descrivendo la realtà circostante, è necessario affinché certe questioni non le si prenda con leggerezza. E questo è il lato educativo della televisione.

Proprio come durante la visione della prima stagione, di nuovo Broadchurch sembra essere un romanzo sotto forma di serie televisiva. Non c’è nessuna voglia di esagerare o di trovare espedienti narrativi innovativi: semplicemente una storia molto ben raccontata.

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3.03 – Episode 3
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