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Broadchurch: Recensione dell’episodio 3.02 – Episode 2

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Broadchurch è stata creata per essere una storia con un inizio e una fine, un racconto breve e unico destinato a stupire e straziare lo spettatore. La prima stagione della serie ha voluto recuperare il genere investigativo alla vecchia maniera e rimodernarlo, aggiungendo una visione cruda dei media e aumentando esponenzialmente il fattore del coinvolgimento umano. In questa splendida rilettura di un giallo alla Agata Christie la sceneggiatura aveva sapientemente scolpito e definito bene i personaggi ed aveva capito che era necessario non prolungare le cose per numerose stagioni, ma chiudere l’ultimo episodio con la rivelazione dell’assassinio di Danny.

La seconda stagione di Broadchurch invece è apparsa confusa e ha lasciato spaesati molti di noi, che forse ci aspettavamo un prodotto diverso, una storia nuova, mentre invece abbiamo dovuto fare i conti con una sceneggiatura traballante tra il vivere di rendita e il voler fin troppo esagerare. Una stagione sicuramente da dimenticare, ma forse necessaria in parte per mettere un punto. La scritta con cui alla fine della seconda stagione si annunciava il ritorno della serie per il 2017 aveva lasciato tutti un po’ perplessi, ma comunque curiosi ed ora che  è ormai iniziata da due settimane è possibile iniziare a riflettere sulle particolarità e i difetti della stagione.

UN PIZZICO DI PROCEDURALE

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La vera boccata d’aria fresca è la scelta di far lavorare Hardy e Miller su un caso diverso e ben lontano da quello del piccolo Latimer. La scelta della violenza sessuale è interessante, perché non prevede un cadavere ma una vittima che in teoria può collaborare e un mostro da prendere, che fa altrettanto ribrezzo come quello della prima stagione. Inoltre la sensibilità narrativa di Broadchurch si sposa benissimo con questo peculiare reato, la scelta di descrivere minuziosamente tutti i passaggi a cui una donna vittima di violenza deve andare incontro è coraggiosa ma geniale e funziona, lasciando qualsiasi osservatore con un disgusto sulla pelle che è difficile mandare via. La scena dell’interrogatorio di questo episodio è forte ma altrettanto disgustosa e si allaccia benissimo alle sensazioni che ci aveva dato la prima stagione.

Altro aspetto interessante è che venga comunque coinvolta nuovamente una comunità, come nel caso Latimer, solo che invece di un’intera cittadina in questo caso abbiamo a che fare con un gruppo di amici molto ampio, presente a quella che sembra essere molto più di una festa. Broadchurch riprende la tattica di rendere tutti sospettabili, utilizzando inquadrature a distanza e sguardi in slow motion e mischiando continuamente le carte per disorientare lo spettatore. Ulteriore aspetto interessante che appare in questo secondo episodio per la prima volta è l’utilizzo al contrario della stampa. Il caso della chiusura del giornale locale, della grande testata giornalistica che preferisce pubblicare in prima pagina dei gattini è molto attuale e nuovamente rilevante in quanto denuncia la vuotezza dei mezzi di informazione che rincorrono i titoli invece di fare inchiesta.

LA MALEDIZIONE DEI LATIMER

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In questo inizio di percorso procedurale della serie, che potrebbe raccontare casi infiniti e diventare facilmente una delle migliori serie crime in circolazione, c’è qualcosa che ancora non quadra. Il vero difetto della serie limitatamente a questi due episodi è la presenza della famiglia Latimer che è fastidiosa e fuori luogo. Il caso di Danny è chiuso, definitivamente, e pare quanto mai irreale che la consulente di sostegno della vittima del nuovo caso di stagione sia proprio Beth, aggiungendo inoltre le scene tra quest’ultima e il marito che parlano della loro relazione la cosa si fa ancora più noiosa. I momenti dedicati agli strascichi della prima stagione spezzano la tensione creata dal nuovo caso, creando disorientamento e togliendo spazio non solo a l’ indagine ma anche a l’approfondimento psicologico dei due protagonisti. Sembra quasi che Broadchurch non riuscendo a staccarsi completamente dalle storie che le hanno dato il successo, voglia raccontare troppe storie tutte insieme, finendo per sacrificare quella che dovrebbe essere la principale. Se il ritorno di alcuni personaggi passati, come il prete o Beth o la giornalista, fosse stato limitato ad una scena ad episodio probabilmente non avrebbe pesato, ma il continuo sbandamento tra prima e terza stagione è senza ombra di dubbio un problema da riequilibrare e risolvere nei prossimi episodi.

Broadchurch procede meglio dello scorso anno, con un caso intrigante e dei protagonisti come al solito non banali, sperando che riesca a scrollarsi di dosso il passato non posso fare altro che augurarvi:

Good Luck!

Angolo della Vipera:

  • Ammetto che mi mancava sentir urlare “Millaaaahh!!!”
  • Se in qualche modo il padre di Danny è coinvolto anche in questo caso io inizio a farmi delle domande
  • A quanto è data la possibilità che la festa fosse una di quelle occasioni di “scambio coppia” o simili?
3.02 - Episode 23.02 - Episode 2
  • Intrappolato
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