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Broadchurch: recensione dell’episodio 1.01 – Episode 1

Dal Regno Unito una nuova piccola serie, misteriosa e con quello stile britannico inconfondibile, non fosse altro, per il volto di David Tennant. Broadchurch è un crime drama che parte dal ritrovamento della morte di un bambino di 11 anni nella piccola cittadina inglese di Broadchurch, sul mare, che con la sua spiaggia, è già una presenza imponente fin dal primo episodio.

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David Tennant: Detective Hardy

Due i protagonisti principali che conducono l’indagine. La prima è la Detective Sergente Ellie Miller,  che è abitante del luogo, schietta e aperta, che torna da una pausa di tre settimane e si trova soffiato il posto da Ispettore che le era stato promesso. Il secondo è Alec Hardy, da poco arrivato in città, chiuso, un po’ ruvido, esperto, a cui appunto è stato dato il posto di Detective Inspector. Chiaramente il passato di Hardy nasconde uno scandalo sul lavoro, motivo per cui si trova adesso così “lontano dal mondo”.

Questa morte sconvolge la cittadina e quando si capisce che non si tratta di un incidente o un suicidio, ma che il piccolo Danny è stato ucciso, una strana aria comincia a spargersi tra la gente di Broadchurch. I due Detective daranno anima e corpo per risolvere il caso. Specialmente Hardy non si fa scappare l’occasione di andare in tv e minacciare l’assassino: lo troveranno.

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Detective Miller

Ovviamente, come da copione, questa storia ha già numerosi punti interrogativi. Cos’ha da nascondere il padre della vittima, che la sera prima del delitto ha fatto non si sa cosa? La sorella adolescente frequenta un ragazzo molto più grande di lei, c’è qualcos’altro che nasconde? L’uomo che gestisce lo store della cittadina (interpretato da David Bradley, l’attore che ha interpretato Argus Filch nei film di Harry Potter) non sembra così trasparente. C’è il nipote della Detective Miller che fa il giornalista nel piccolo quotidiano locale. È lui che rivela il nome della vittima al mondo, scavalcando quindi la polizia e rendendo pubblico questo dettaglio. Fino a dove si spingerà? Inoltre la cittadina comincia ad essere invasa dai giornalisti nazionali…

La madre della vittima
Beth Latimer, madre della vittima

Una di questi, una giornalista che evidentemente conosce bene lo scandalo di Hardy, arriva in città e ruba l’orsacchiotto lasciato dalla sorella della vittima sul luogo del delitto, dove la gente ha cominciato a porre candele e oggetti. Come mai l’ha preso? Chi è la signora che ogni tanto si vede osservare da lontano i detective? E ancora… cosa nasconde  Tom, il figlio della detective? Vediamo che aveva un cellulare da cui ha cancellato una serie di messaggi mandati dalla vittima la sera in cui è morto. E così fa anche con i documenti del suo computer. Cosa nasconde?

Broadchurch al momento gioca molto bene le sue carte. Prima di tutto, stilisticamente. La regia è particolare, con inquadrature non scontate e una fotografia particolare, con tinte leggermente sbiadite, tendenti a un tema generalmente caldo. La recitazione, come sempre nei prodotti inglesi, è ottima. Il cast sembra perfetto, per il momento. Tennant è diverso da tutti gli altri ruoli visti, dimostrando nuovamente la grande formazione attoriale inglese, come se ce ne fosse bisogno.

broadchurch-101-06Il ritmo è  costante ma non affrettato. Le scene si susseguono e non si perdono in grandi vuoti. Tuttavia si prendono tempo e respiro, per dare spazio al ritratto di questa cittadina che ha tanto da nascondere. E ci mancherebbe, altrimenti dove sarebbe la storia? La fattura e lo stile di Broadchurch la rendono meritevole di essere seguita, nonostante una premessa non propriamente originale. Ma si sa, quello che conta non è tanto se la premessa è già stata trattata da altri, ma come la si tratta “questa volta”. Le carte sono giuste, tutto è al proprio posto: questo pilot lascia un senso di mistero che attrae, non c’è dubbio. Un buon inizio e del resto ad alcuni basterebbe la presenza di Tennant. In any case: give it a try.

Alessandro

Pianoforte a 9 anni, canto a 14, danza a 16 anni. Poi recitazione. Poi la scuola professionale di Regia Cinematografica. Poi l'Accademia di teatro di prosa. Anche grafica, comunicazione, eventi di spettacolo. Ma qui soprattutto un amore sconfinato per le serie tv americane e inglesi, con la loro capacità di essere le vere depositarie moderne della scrittura teatrale antica anglosassone.

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