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Broadchurch

Broadchurch: Recensione dell’episodio 3.04 – Episode 4

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ITV

Smontando un episodio di Broadchurch per farne una recensione e un’analisi si corre un piccolo rischio: quello di smontare il perfetto equilibrio di visione, intenti e sensibilità che questa terza stagione è riuscita a mettere in piedi.
Il tema, lo abbiamo detto tante volte, non potrebbe essere più sentito e discusso come di come lo è in questi ultimi tempi, quando la violenza sulle donne e i femminicidi sono spaventosamente all’ordine del giorno. Tutto questo in una società dove atteggiamenti in apparenza leggeri e innocui continuano ad alimentare un clima e un modo di pensare in cui la violenza sulle donne può prosperare indisturbata.

E sono proprio la lucidità e la pacatezza, e allo stesso tempo la forza, con cui Broadchurch riesce a raccontare questi temi delicati e complessi che continuano a stupirci episodio dopo episodio.

Quasi ogni singolo personaggio maschile di questa stagione rimane ancora un possibile colpevole, apparentemente innocuo in tutta la sua normalità, ma chiaramente immerso in un modo di pensare e di agire che lo rende, se non colpevole di un vero crimine, per lo meno partecipe di un atteggiamento che lo favorisce. Abbondano le foto di donne nude esposte con orgoglio, i ragazzini che si abboffano di porno, i giudizi morali smaccatamente maschilisti. Ogni sfaccettatura è accuratamente rappresentata, compresa la stessa animosità delle donne contro le donne, che si tormentano e giudicano a vicenda (era di Sarah il misterioso SMS mandato a Trish.). Noi spettatori, guardando l’episodio, ci troviamo a fronteggiare i nostri stessi pregiudizi e quelle considerazione che a volte ci vengono naturali ma che, se osservati con attenzione, sono i frutti marci della cultura che ci circonda.

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È netta anche la scelta proprio della vittima di questa storia, che già poteva stupire per l’età e l’aspetto fisico (ben lontani dalla tipica vittima di stupro che ci viene solitamente presentata in TV), ma che soprattutto non vuole far accomodare lo spettatore in un facile compatimento. Dopo aver saputo dell’attiva vita sessuale di Trish, scopriamo ora che l’uomo con cui era andata a letto la mattina dello stupro, altri non era che il marito della sua migliore amica. Scelta voluta che ci suscita un naturale giudizio negativo nei suoi confronti e che rende meno scontata la nostra empatia verso di lei, ma che, proprio per questo, continua a spingerci ad osservare i nostri giudizi e il nostro atteggiamento.

La narrazione procede senza grandi colpi di scena, senza sensazionalismi, cauta e metodica come l’indagine dei nostri protagonisti che anche loro si ritrovano sempre più disorientati da una comunità in cui quasi chiunque potrebbe essere il colpevole. I bravissimi Colman e Tennant, con la loro grande espressività, grazie a sguardi e mimica facciale sono spesso il commento muto di atteggiamenti e situazioni sconcertanti, quanto comuni. E allo stesso tempo solo loro stessi a regalarci quei momenti di umorismo che tanto servono ad alleggerire e stemperare i toni giustamente drammatici di una simile vicenda, strappandoci a volte delle vere e proprie risate. I due si spingono, si spronano e si arginano a vicenda, senza dormire e senza mai mollare, mentre tracciano uno scenario complesso che non vuole saperne di suggerire un percorso chiaro. I dubbi non fanno altro che aumentare e a questo giro ai soliti sospetti si aggiungono criminali di fama nota. Passaggio immancabile, infatti, in questo tipo di indagini è l’interrogatorio al criminale sessuale tornato in libertà, che non esita a dichiarare la sua innocenza e allo stesso tempo a mettere in mostra la sua disgustosa considerazione delle donne. Improbabile che sia lui il colpevole, ma la sua viscida figura si aggiunge a questo ritratto da brividi.

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Guadagna punti colpevolezza l’ex marito di Trish che continua nel suo atteggiamento poco limpido. Che cosa mai avrà combinato con il computer della moglia e che ora è così ansioso di nascondere? Potrebbe averlo modificato per spiarla in qualche modo? Che senso avrebbe se no averglielo lasciato?
Altro mistero che sicuramente non mancherà di agitare le acque è quanto successo alla figlia di Hardy, che sembra essere stata vittima per lo meno di qualche evento spiacevole. L’atteggiamento di Chloe, che va a trovarla offrendole la sua amicizia, non sembra suggerire qualcosa di davvero grave, ma visto il probabile coinvolgimento dei bulletti apparsi due episodi fa, non è difficile immaginare quali ne saranno le conseguenze. Che Alec Hardy sia molto protettivo lo sappiamo, così come vivide sono le vicende passate che hanno segnato la sua vita e la sua carriera e che lo rendono molto sensibile a certe situazioni. Se già ora la sua frustrazione e rabbia sono sempre pronte ad affiorare in superficie, chissà cosa potrebbe accadere quando fosse la sua stessa figlia ad essere coinvolta in una situazione così delicata. Rischierebbe di perdere la sua lucità e un equilibrio ritrovato che lotta per mantenere?

L’episodio si conclude con la dolorosa apparizione di una nuova vittima, che trasforma lo stupratore di Trish in uno stupratore seriale in attività da parecchio tempo. La scena, ancora una volta riesce a mostrare intensamente tutto il dolore e la difficoltà della donna nel farsi avanti e raccontare quanto le è successo, anche a distanza di anni. Le cose si complicano ulteriormente, i tasselli da incastrare amentano, mentre la qualità di questa serie non mostra alcun cedimento, lasciandoci così l’amaro in bocca al pensiero che questa sarà proprio l’ultima stagione.

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3.04 – Episode 4
  • Vivido ed equilibrato
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