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Recensioni Serie Tv

Breaking Bad – 5.01 Live Free or Die

La sola espressione possibile alla fine del pilota di questa quinta e ultima stagione è l’espressione di Skyler a fine episodio. Io però l’ho avuta per tutti i magnifici 42 minuti di questo spettacolo che ci mancava tantissimo. Ma andiamo per gradi.

Primo: il cold open. Perché Breaking Bad di questo spazio narrativo che si inserisce tra il “previously on” e la sigla ne ha fatto un arte. Nella nostra memoria ci sono ancora i mille dettagli che si sommavano episodio dopo episodio della ricostruzione del finale di una stagione ancora da venire, per passare attraverso i più folli con Mariachi messicani e qui ci troviamo d’impatto un Walter White completamente diverso, avulso dal filo logico della narrazione principale, in una situazione che sicuramente capiremo più avanti (un indizio citazione nella foto di recap) ma che già contribuisce a creare un altissimo grado di aspettativa per quello che sarà, e in questo Gilligan, per quei 7 esseri amanti di serie tv vissuti in un tombino negli ultimi cinque anni che non lo sapessero, il creatore della serie, in queste cose è un maestro. Ma non solo in queste, ma ci arriveremo.

Dicevamo, Walter White, ma è ancora lui? O è solo e solamente Heisenberg, ma senza cappello? In quel terrificante silenzio seguito dall’ancora più terrificante “I won” nella telefonata iniziale con Skyler, si rivela tutto il lato oscuro, arrogante e onnisciente in cui abbiamo visto scivolare l’ex professore di chimica nelle precedenti quattro stagioni e la sua discesa nel male, superato il punto di svolta di Gustavo Frings, ne raccoglie l’arroganza e accelera in questa spirale che non può essere altro che autodistruttiva. Come non avere i brividi nell’osservare lo sguardo di sufficienza mentre ascolta gli entusiasti racconti del figlio per la grande vittoria di zio Hank?

Tutto l’episodio è uno scivolare nel potere di Heisenberg White e calzarlo come un guanto, dal suo “because I say so” detto con il tono di chi comanda a Mike, al “We’re done when I say we’re done” sussurrato ad un Saul che crede ancora di trovarsi davanti un Walter White manovrabile e non Heisenberg fatto e finito, fino al raggelante “I fogive you” detto con la magnanimità del Padre Eterno, cui ormai tende a riferirsi come possibile paragone.

Questo alone di potere coinvolge anche Skyler, nonostante lei ne sia spaventata a morte, ma la supplica di Ted “I swear to you, please, I will never breathe one word of this” mi sembra che le strappi, se non un aria compiaciuta, troppo palese per la classe di Skyler, quantomeno un minimo di affascinazione latente. In fin dei conti, Skyler, per quanto sia sempre stata ritrosa e presumibilmente etica (“Ethically’? I’m sorry, I must be hearing things—did you just use the word ‘ethically’ in a sentence?”, scusa Walter) alla fine è sempre stata molto soggetta al fascino del sentirsi potente, per quanto non lo ammetterà mai.

Heisenberg non ha più limiti? Certo, ne ha, in fondo è un ex professore di chimica, represso e che si vendica della società usando le sue doti per un male che si auto-giustifica (anche se forse ormai quella fase l’ha abbandonata), e nubi sul suo orizzonte se ne addensano a palate: il rapporto con Mike, nonostante il problema contingente gestito insieme, non promette bene, la caparbietà di suo cognato Hank e il pezzo di foglio che spunta da sotto la fotografia apriranno nuove strade, anche la stessa Skyler è una mina vagante, quindi le incertezze per la stagione sono già tutte servite nel pilot e quindi non ci resta che attendere con ansia ogni settimana l’arrivo della settimana successiva, con la certezza che troveremo sempre la puntata migliore, so far.

E questo soprattutto grazie, e qui ritorniamo circolarmente ad inizio recensione, alla bravura di Gilligan, non solo come creatore della storia, ma anche per come la racconta. Quaranta minuti di tensione creati con sussurri e sopracciglia alzate, scene girate magistralmente, tra cui quella del deposito delle prove, di una bellezza visiva estrema, inserimenti di scene volte a sdrammatizzare nei punti e nei momenti giusti. Una costruzione come sempre perfetta.

Se qualcuno chiede come deve essere un pilot questa è la risposta.

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