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Brave New World: sopravvivere all’umanità – Recensione della serie tv di Peacock dal romanzo di Aldous Huxley

Brave New World: la recensione
Peacock

Si può costruire una serie tv partendo da un pezzo di metallo rotto che riproduce per caso una metà dell’emoticon della faccina triste? Ci fosse solo questo, ovviamente no. Eppure, proprio questo oggetto diventa sorprendentemente il modo più incisivo per descrivere un mondo intero in una singola immagine. Quella di una persona che guarda smarrita quella icona incompleta chiedendosi ansiosamente cosa sia. Perché quel che rappresenta non esiste nell’universo narrativo di Brave New World.

Brave New World: la recensione
Brave New World: la recensione – Credits: Peacock

La dittatura della felicità

Basata sul romanzo omonimo di Aldous Huxley (le cui opere hanno anche ispirato artisti come Jim Morrison), Brave New World è la prima serie tv mandata in onda da Peacock, il neonato canale di streaming on line e video on demand della NBC – Universal.  Per il suo esordio, la rete ha scelto di affidarsi al genio visionario di Grant Morrison (autore di opere come Arkham Asylum con un Batman psicotico) e allo showrunner David Wiener per adattare l’opera più famosa dello scrittore inglese. Del testo originario restano le fondamenta e i personaggi principali, ma la trama viene distorta ad uso e consumo di un racconto che è chiaramente intenzionato a durare più stagioni. Necessità che, fortunatamente, non prevarica i temi centrali del romanzo pur diluendone la portata per offrire un prodotto più facilmente fruibile per lo spettatore medio.

Punto di forza del romanzo (che nel 1932 anticipò temi con l’eugenetica e il controllo mentale) e di Brave New World è la creazione di un futuro distopico dove, tuttavia, l’umanità non deve confrontarsi con le difficoltà di un mondo post apocalittico. Sebbene una qualche apocalisse imprecisata ci sia stata, il presente è un’apparente felicità perpetua. Gli abitanti di New London sono, infatti, costantemente felici. Tutti belli e costantemente sorridenti, hanno l’unico problema di scegliere ogni sera a quale festa partecipare e a quale orgia unirsi.

Ognuno è pienamente soddisfatto degli agi in cui vive e del lavoro che svolge quale che sia la classe sociale in cui rigidamente è confinato. Ogni minima preoccupazione o anche la più esile incertezza è cancellata da pillole magiche chiamate soma. Droghe che ognuno porta con sé e che gratuitamente sono distribuite. Un mondo dove appunto l’emoticon di un volto triste è un mistero assoluto perché la tristezza non esiste più.

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Brave New World è una distopia inusuale perché mette in scena la dittatura della felicità. Uno status mentale che egemonicamente cancella ogni altro sentimento e che richiede che ad esso si sacrifichi tutto. La privacy perché ognuno è parte del tutto e nessuno ha diritto a nascondere pensieri propri. La famiglia perché i figli non nascono, ma sono creati in provetta e condizionati tramite educazione e sostanze chimiche in modo che siano mantenute le proporzioni tra le diverse classi. L’amore perché visto come un egoistico desiderio di tenere per sé qualcuno che invece appartiene a tutti.  

Non è un caso che la società di Brave New World sia il frutto di un’intelligenza artificiale (chiamata Indra) che connette tutti. Un risultato matematicamente perfetto, ma perfettamente inumano. Una rappresentazione per immagini dei moniti di scienziati che si occupano d’intelligenza artificiale e che spesso sottolineano quanto pericoloso sia chiedere ad una macchina di realizzare qualcosa che non ha una definizione algoritmica.

Se tutti gli uomini aspirano alla felicità, una società dove tutti non possono essere che felici è una società perfetta? Brave New World dimostra che la risposta è no.

Brave New World: la recensione
Brave New World: la recensione – Credits: Peacock

L’instabilità dell’equilibrio

Brave New World sottolinea anche quanto, in realtà, ogni perfezione sia il risultato di una combinazione talmente unica di fattori da essere inevitabilmente instabile. Introdurre nell’ordinata e sclerotizzata società di New London un elemento estraneo come è John, cresciuto in quelle terre selvagge che altro non sono che il nostro oggi, avvierà una serie di mutamenti apparentemente piccoli in tanti personaggi. Piccoli sassolini che rotolano lungo una scarpata innescando involontariamente una frana disastrosa.

Colpa di John? Si, ma anche no. Si, perché John fa troppo poco per non integrarsi e ancora meno per capire quali conseguenze potrebbe avere il suo rinnegare le fondamenta di un mondo a cui non appartiene. No, perché il suo esempio dissotterra ciò che era stato sepolto nonostante fosse ancora vivo e pulsante. John finisce per avere, in Brave New World, una funzione maieutica aiutando i diversi personaggi ad ascoltare quelle parti di sé stessi che il condizionamento natale e le droghe quotidiane avevano messo a tacere.

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Esemplari sono i casi di Lenina, Bernard e CJack60 che sono quelli che maggiormente si trovano ad interagire con John e che reggono le storyline principali di Brave New World. Lenina lascerà crescere quei dubbi che l’avrebbero tormentata se il soma (droga onnipresennte) non li avesse soppressi. Imparerà a chiedersi se la libertà di scegliere e la possibilità di amare non siano troppo preziose per sacrificarle al dio ingordo di una felicità chimica. Bernard scoprirà che appartenere al vertice della piramide sociale non significa per questo sentirsi realizzati se ti accorgi di essere solo uno tra tanti. CJack60 capirà che un’ingiustizia resta tale anche se ti hanno insegnato che è così che deve essere e che sei nell’esatto posto in cui devi essere.  

Eppure proprio questo deviare dal percorso stabilito sconvolgerà le vite dei protagonisti. Tutti dovranno accorgersi che restare su un treno che fa sempre lo stesso percorso è la condanna a cui non possono sfuggire perché da quel treno possono solo saltare giù in un spaventoso ignoto. Brave New World rivela in ciò la natura della propria distopia: non c’è felicità se non accettando di ingannare soprattutto sé stessi.

Una lezione amara che la serie condivide con il romanzo.

Brave New World: la recensione
Brave New World: la recensione – Credits: Peacock

L’errore fatale dell’essere umani

Potrebbe sfuggire perché è solo una battuta in un breve dialogo, ma forse il dilemma con cui devono confrontarsi i creatori di Indra è proprio quel dubbio. “Forse il problema sono gli esseri umani” è la frase che meglio descrive il tragico circolo vizioso in cui si incarta il mondo di Brave New World. È per sfuggire alla natura dell’essere umano, al suo egoismo, all’eterno homo homini lupus che Indra è creata. Ma è solo una illusione perché stordire l’olfatto con il profumo di mille fiori per celare la puzza del marcio non cancella l’esistenza del marcio.

Può, quindi, il genere umano sopravvivere a sé stesso? Certo, Indra potrà considerare tutte le variabili e disporre le pedine in modo che giochino una partita perfetta. Potrà resettare tutto quando le prime crepe emergono e ricominciare ex novo facendo tabula rasa per creare una nuova società. Un mondo diverso retto da regole differenti potrà essere immaginato e poi realizzato. Ma ad abitarlo saranno sempre gli esseri umani. E allora la domanda a cui Brave New World non risponde è dopotutto quella eterna: può l’umanità sopravvivere a sé stessa? O, per farlo, deve rinunciare ad essere umana?

Sono queste le domande e i temi che Brave New World eredita dal romanzo e che riesce a tenere vivi pur immergendole in una storia che a volte sembra ripetersi perdendosi in variazioni differenti di pochi momenti cardine. Difetti che sono il pegno da pagare per alleggerire gli aspetti più filosofici del libro in un prodotto televisivo. Una serie comunque riuscita grazie anche alle interpretazioni convincenti di Alden Ehrenreich (John), Jessica Brown Findlay (Lenina), Harry Lloyd (Bernard) e Joseph Morgan (CJack60).

Se con Brave New World Peacock voleva mostrare agli utenti quale strada avrebbe percorso, va detto che l’obiettivo è stato raggiunto. Una serie che sa intrattenere e far pensare. Qualcosa che non accade spesso con la concorrenza.

Brave New World: la recensione
3.5

Giudizio complessivo

Una serie tv che affronta temi importanti diluendoli in un racconto con qualche ripetitività di troppo

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