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Bonding: spingersi all’estremo per trovare la delicatezza – Recensione della serie Netflix

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Quando si limita a restare in superficie senza fare l’indispensabile sforzo di capire di cosa sta parlando, la vox populi diventa facilmente pettegolezzo. E come ogni pettegolezzo distorce a tal punto la realtà da diventare una mistificante bugia. È quanto è avvenuto negli anni per il sadomasochismo divenuto a tal punto sinonimo di perversione crudele o devianza sessuale che gli stessi praticanti hanno preferito scegliere un acronimo diverso per indicare questa pratica. Perché la vox populi sbaglia e nel suo piccolo ce lo dimostra anche Bonding, la mini serie di Netflix con Zoe Levin e Brendan Scannell.

Bonding - la recensione della mini serie Netflix

Credits: Netflix

Liberarsi dai pregiudizi

Complici i romanzi volutamente esagerati del marchese de Sade e del barone von Masoch (ai cui nomi è legata l’origine del termine), il sadomasochismo è stato spesso trattato a livello di patologia psichiatrica. Una preoccupante manifestazione di una personalità incline alla crudeltà gratuita. O una dolorosa conseguenza di abusi subiti in passato. Ma è da tempo ormai che gli studi psichiatrici hanno dimostrato come questa interpretazione sia solo un preconcetto errato. Tuttavia, così radicato che oggi si preferisce usare il termine BDSM per indicare questo tipo di pratiche sessuali nell’ambito della filosofia SSC (safe, sane, consensual).

Di questo tipo di approccio a questo mondo, che inevitabilmente solletica la pruderie del pubblico, è figlia la serie di Netflix. Ma ne è la figlia monella che si diverte a scherzare su tutto e tutti. Ed è la scelta vincente perché così facendo Bonding cancella fin da subito ogni curiosità voyeuristica sfuggendo con un irridente sberleffo ad ogni accusa di voler giocare sporco puntando su un tema di facile impatto. Al tempo stesso, Bonding si tiene lontano anche da ogni trama finto romantica alla Cinquanta sfumature di grigio e seguiti vari. Nessuno dei clienti di Mistress May è alla ricerca dell’amore. Né lei è attratta da quel mondo per una curiosità sempre più profonda.

In Bonding il BDSM viene presentato per quello che dopotutto è. Un gioco che diverte entrambi i giocatori. Un qualcosa sicuramente inusuale ma che non va giudicato perché non fa male a nessuno ed, anzi, fa stare bene chi vi partecipa. Ed allora diventa possibile ridere, sorprendersi, emozionarsi, spaventarsi pure. Con la stessa naturalezza con cui queste reazioni si possono avere nei confronti di qualunque altra attività quotidiana. Che si svolga nelle camere a luci rosse di donne vestite in latex e uomini sottomessi. O nelle rispettabili aule di una università dove un docente sfrutta la sua posizione dominante per spingersi oltre il lecito con le sue studentesse.

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Bonding - la recensione della mini serie Netflix

Credits: Netflix

Dietro la maschera

Bonding fa però molto più di questo. Non si limita a togliere la maschera per mostrare il lato umano e normale di chi partecipa a quel gioco. Ma ci mostra indossare la maschera sia una necessità per nascondere quel che non si riesce ad ammettere. Un modo per dissimulare la propria intimità o per trovare il coraggio di essere ciò che si ha paura di diventare.

Fasciata dagli abiti in lattice e armata di fruste e frustini, Tiff può giocare il ruolo della dominatrice per non dover ammettere che è a suo agio perché in questo modo tiene lontana la paura di essere dominata. Dagli eventi che non può controllare. Dall’insicurezza di non avere altro da offrire che il sesso. Dal terrore di aprirsi verso chi vuole provare a conoscerla. Dalla solitudine di chi non riesce ad avere amici veri perché dovrebbe mettere a nudo la sua anima e non il suo corpo. Diventare Mistress May è più che un modo di pagarsi l’affitto e l’università. È sfuggire a sé stessa nell’attesa di trovare chi sa accettarla per quello che davvero è.

Uguale ed opposto è il caso di Pete. Timido e impacciato. Vittima del terrore di fallire che lo blocca al punto di non provare neanche a salire sul palco della stand up comedy. O a farsi mille domande prima di chiamare il numero di telefono del ragazzo che gli piace e a cui sa di piacere. Diventare l’assistente della sua amica di sempre Tiff si rivela un’inattesa terapia. Un modo per accorgersi che anche ciò che pensava gli fosse impossibile si può fare. Che dopotutto anche che ciò che può sembrare inconcepibile può essere trasformato in realtà. E che, contrariamente al detto manzoniano, il coraggio se uno non ce l’ha può anche darselo.

Bonding è una serie che ci trascina in un mondo in maschera per mostrarci chi e perché ha indossato quella maschera. E dirci che alle volte indossare una maschera è il modo più facile per arrivare a vedere il vero volto di chi c’è dietro.

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Bonding - la recensione della mini serie Netflix

Credits: Netflix

Un formato insolito

Con Bonding Netflix prosegue la sua sperimentazione sulla durata delle serie offerte al suo vorace pubblico. E lo fa scegliendo un format mai usato prima: sette episodi ma ognuno con una durata di soli quindici minuti. In tutto fa poco meno di un’ora e mezza il che rende Bonding molto più simile ad un film a episodi piuttosto che ad una serie TV. Una scelta originale che risulta vincente grazie alla scrittura efficace degli autori. Il formato compresso richiede che tutto avvenga rapidamente il che permette di ammazzare i tempi morti e non tirare troppo a lungo le prese in giro o i dialoghi superflui.

Al tempo stesso, i quindici minuti di ogni episodio sanno essere anche incredibilmente densi perché le emozioni sembrano quasi deflagrare dalle situazioni e dalle parole arrivando a colpire con una esplosività che cattura lo spettatore con la loro sincerità. Non c’è tempo di nascondersi dietro il non detto, il rimandare, il ne parleremo poi. In Bonding tutto avviene qui ed ora richiedendo a chi guarda il gratificante sforzo di immergersi completamente nella visione. Per ridere, ma anche per emozionarsi con un’intensità che non può diluirsi sui tempi lunghi di una qualunque altra serie. Un’esperienza piacevolmente sorprendente.

Bonding è stato probabilmente un esperimento da parte di Netflix. Lanciare un sasso in uno stagno per vedere l’effetto che fa. E l’effetto che fa è davvero bello.

Bonding - la recensione
3.5

Giudizio complessivo

La delicatezza delle emozioni pure dietro la maschera di lattice del BDSM

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