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Boardwalk Empire

Boardwalk Empire: Recensione episodio 5.01 – Golden Days for Boys and Girls

L’ultima stagione di Boardwalk Empire non inizia sotto i migliori auspici. Saranno solamente otto infatti le puntate programmate per il gran finale della serie sul proibizionismo americano, ben quattro in meno rispetto alle passate stagioni, non certo un buon segnale da parte della HBO, anche se, la critica, che ha potuto godere in anticipo della visione di parte degli episodi, ne ha parlato benissimo. Vedremo. Una cosa che invece possiamo già notare è il rapido salto in avanti di ben sette anni rispetto alle vicende del quarto capitolo. Siamo nel 1931, il proibizionismo (il Volstead Act) è appena stato dichiarato inapplicabile e tempo due anni verrà ridimensionato dal Governo americano. Personalmente mi sono sempre chiesto in questi anni come avessero intenzione di gestire un personaggio ingombrante, storicamente parlando, come Al Capone al momento della sua ascesa definitiva come boss malavitoso di Chicago. Seppur assente dalla narrazione, la risposta ci viene data in questa prima puntata: una gigantesca ellissi ci ha fatto passare dalla presa di potere di Capone, dopo la rinuncia di Torrio, direttamente al suo declino, una scelta che a me personalmente risulta difficile da digerire. Non solo per la figura di Capone all’interno del prodotto, ma anche perchè la quarta stagione si era conclusa con l’esilio forzato a Chicago di Eli, dove già stava operando un altro dei personaggi più interessanti di Boardwalk Empire, Nelson Van Alden, che proprio con Capone aveva instaurato una sorta di rapporto sempre ondivago, al limite della fiducia. Con i vari riferimenti storici di cui è zeppo questo Golden Days for Boys and Girls, e con l’uccisione di Masseria, in un certo qual modo “protettore” di Capone, le loro vicende ci sono già state introdotte senza la loro presenza all’interno della puntata. Probabilmente i personaggi faranno la loro comparsa nel prossimo The Good Listener, con la speranza che il racconto del declino di Capone ci possa aiutare a fare da pacere con l’assenza di rappresentazione di questi sette anni di lotta malavitosa.

vlcsnap-145643Tornando a quello che Golden Days for Boys and Girls racconta, le prime schermaglie di questa ultima stagione sembrano voler concentrare maggiormente l’attenzione sulla crisi economica scoppiata ormai da due anni nel mondo diegetico , puntando, almeno in questa prima puntata, su un forte gioco di contrasti fra le realtà raccontate. Da una parte ritroviamo Nucky e Sally nella frizzante Cuba degli anni del governo Machado e della protesta sempre più dilagante che da qui a due anni lo costringerà all’esilio. L’isola, di fatto, nel ’31 è ancora una sorta di protettorato degli Stati Uniti dove malavitosi e uomini istituzionali si recano per i propri intrallazzi personali e politici. Dall’altra parte invece ritroviamo Chalky White costretto ai lavori forzati, costantemente musone e altezzoso, con un sentimento di  superiorità nei confronti dei propri compagni di condanna coi quali, come ci svela ogni espressione del suo viso, di certo non ha molta voglia di mescolarsi. Colori caldi e accesi (e in secondo piano tonalità fredde, una superficie che nasconde qualcosa d’altro sotto), sole, musiche allegre, cordialità, calore per i primi; atmosfere fredde, tinte grigie, contrasti, canti di prigionia, clima tetro per il secondo. La plotline di Nucky entra in contrasto anche con la realtà statunitensevlcsnap-146953, loro americani a godersi la vita fuori dalla nazione, mentre in patria ci si spara in testa come il capo di Margaret a New York, altro luogo che nella rappresentazione viene raffigurato in maniera opposta rispetto a Cuba. La ricchezza di soldi e di potere di Nucky entra poi in contrapposizione con la sua storia passata, quando da bambino era il meno in gamba della propria compagnia nei tentativi di tirar su qualche soldo e per questo veniva pestato dal padre; un giovane Nucky che non aveva ancora capito le possibilità della scaltrezza, che osservava le regole, intriso com’era delle narrazioni del Golden Days for Boys and Girls. Sarebbe curioso, e speriamo che ce lo mostrino, vedere il momento di cambiamento del giovane Enoch, da bambino idealistico a scaltro uomo di comando, che non avendo mezzi fisici a disposizione, ha iniziato a far funzionare il cervello per arrivare primo là dove una volta arrivava ultimo, raggiungendo così quei giorni dorati che altrimenti mai avrebbe agguantato (molto evocativa la prima scena dei ragazzi che in mare cercano di afferrare le monete lanciate dal Commodoro). Già in questa prima puntata è arrivato l’avvertimento del Commodoro: a comportarsi secondo le regole non si va da nessuna parte, ma l’ammonimento non ha impedito al giovane Enoch di restituire il cappello ritrovato nel campo con i cinquanta dollari ancora al suo interno, per essere migliore degli altri (anche se in maniera sbagliata e poco premiante). Una scena simbolica quest’ultima, che si chiude con alcuni personaggi fuori campo intenti ad armeggiare con una scala, la scala sociale che il personaggio di Steve Buscemi deve ancora intraprendere a salire e che lo vede per ora agli antipodi rispetto al Commodoro e alla realtà del 1931, un presente diegetico nel quale incorre una sorta di vlcsnap-150310parallelismo: il rapporto fra Nucky e il Commodoro (e soprattutto il rapporto che ci sarà fra qualche anno tra i due) sembra quasi voler essere ricreato da Enoch con il ragazzo cubano che ogni tanto compie una capatina per qualche servigio. Un atteggiamento, quello di Nucky di guardarsi indietro, che è soggetto ad un ulteriore suggerimento, questa volta da parte di Sally. Guardare al passato non ha mai portato nulla di buono gli dice l’Arquette prima di lasciarlo solo ad un chiosco cubano, una solitudine che riflette in Nucky la solitudine patita fin da bambino, anche nel cuore della propria famiglia e che, per contrappasso, diventa antitesi del destino di Chalky, passato da prigioniero solitario a fuggiasco in compagnia. Un cambio di status che avviene mediante una “scazzottata”, proprio lo stesso mezzo attraverso il quale, nel 1884, Nucky rimane ancora più solo.

Sullo sfondo di questa intera puntata, come abbiamo già detto, entra quasi dalla porta di servizio l’uccisione di Masseria, per merito del tradimento di Salvatore “Lucky” Luciano. Mentre di Al Capone ci viene negata la parabola di ascesa, di Luciano probabilmente ci verrà rappresentata l’inizio dell’ascesa sulla scena del crimine, finalmente, dopo quattro stagioni passate all’ombra di Masseria, costantemente bastonato ogni qual volta abbia tentato di andarsene per la propria strada. Ucciso Masseria, Luciano giura fedeltà a Maranzano che verrà eletto capo dei capi (e qui mi fermo per non spoilerare ai più). Rappresentato quasi sempre come il cane in compagnia del gatto Meyer Lanski, i due vengono introdotti in questa ultima stagione distanti diversi chilometri l’uno dall’altro, ma probabilmente intenti entrambi ad adoperare i medesimi raggiri. Mentre infatti la storia di Luciano ci viene mostrata, la presenza di Meyer a Cuba rimane appesa ad un interrogativo e nascosta nell’oscurità, quasi sicuramente legata al soggiorno di Enoch sull’isola e probabilmente alla base dell’aggressione subita da Nucky per le strade di L’Havana.

E ancora una volta, al termine di questa puntata, non posso fare altro che chiedermi come saranno rappresentati all’interno di questo epilogo questi personaggi così storicamente ingombranti nei momenti cruciali delle loro vite e come le loro vicende si intrecceranno con quelle di Boardwalk Empire, Atlantic City e Enoch Thompson. Un bel casino a volerlo affrontare, insomma.

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