Boardwalk Empire

Boardwalk Empire: Recensione dell’episodio 5.08 – Eldorado

Si chiude l’epopea di Boardwalk Empire con una vendetta che sottrae Nucky Thompson dalla sua parabola discendente e dall’arcovlcsnap-278057 di trasformazione riabilitativo che si era cercato di restituirgli con questa ultima stagione. E forse è meglio così, poiché tutti i personaggi principali in questa quinta stagione vanno incontro ad un epilogo non degno degli alti e bassi dei passati anni. Boardwalk Empire è sempre stato un prodotto di buona qualità, sempre pronto a spiccare il balzo verso l’alto, ma costantemente restio a compierlo, atterrando sempre su sé stesso. Era lecito aspettarsi molto di più da questa rivisitazione della storia del crimine americano, vogliosa di scomodare personaggi “illustri” del passato a stelle e strisce, che, tuttavia, come abbiamo detto altre volte, si sono rivelati più un peso che un valore aggiunto (l’ultimo della lista, il padre della dinastia Kenendy). L’ascesa e la caduta di Al Capone, ad esempio, è sempre stata una storia scarsamente amalgamata con le vicende di Atlantic City e dei suoi personaggi, un fuori campo che invece si è preferito mostrare, ma che non ha aggiunto o tolto niente al racconto. Non fraintendiamoci, è forse stata una delle storyline di maggior spessore all’interno della serie (e Stephen Graham uno dei migliori attori), ma non ha mai funzionato all’interno di una narrazione che parla di gente che si ammazza per il boardwalk. E’ sempre stata qualcosa d’altro, in un altro mondo, tanto è vero che le alleanze altalenanti di Capone verso una parte o verso l’altra sono volate vie come parole al vento. Se fosse stata rappresentata veramente vlcsnap-276982fuori campo sarebbe cambiato poco o nulla. Tanto è vero che la conquista della vetta e il definitivo arresto molte volte sono state recepite come un noioso sfogliare le pagine della storia in attesa degli eventi, rappresentati giusto per il dovere di essere rappresentati. La fine dell’impero di Al Capone aveva il difficile compito di sostenere l’inevitabile confronto con Gli Intoccabili di Brian De Palma, ma la partita non è nemmeno iniziata. Eppure, proprio nella “caduta” di Al Capone si cela una delle poche scene per le quali è valsa la pena guardare questa quinta stagione fino all’ultima puntata. Il commiato dal figlio sordo (tralasciando la battuta “tutto quello che ho fatto l’ho fatto per te” ma anche no, manco fossimo a Breaking Bad), dopo un’inutile susseguirsi di scene di cronaca, rappresenta quello che Boardalk Empire avrebbe potuto essere in questa quinta stagione, ma che non è mai stato, tralasciando una narrazione dove l’unico climax che ritroviamo e instauriamo è con la morte dei personaggi.
La fine della plotline di molti di essi è a dir poco ingloriosa e la loro apparizione all’interno della quinta stagione inutile; sono stati otto episodi senza senso per Chalky White e Nelson Van Alden. Chalky si consegna alla morte per “salvare” la donna per la quale ha perso tutto; tanto valeva lasciarlo al finale della quarta stagione dove non aveva più niente ed era al punto più basso della sua parabola; scavare più approfonditamente non ha aggiunto niente, anzi, il contrario. Nelson, alla fine, purtroppo, aveva perso molto senso all’interno della narrazione tempo fa; si sperava in una sua riabilitazione da poliziotto o in una sua completa trasformazione in criminale. Non c’è stato né l’uno né l’altro, ma una via di mezzo per la quale ti rimane semplicemente un gigantesco “e quindi ?”. Narcisse entra in questa stagione solo per eliminare Chalky ed essere vittima della conquista del potere da parte di Lucky Luciano evlcsnap-278231 Meyer. Eli, alla deriva, non ha alcun tipo di evoluzione in queste otto puntate e si limita semplicemente a ripercorrere i passi delle stagioni passate (trovarsi nella merda, trovarsi ancora più nella merda, chiedere aiuto e perdono a Nucky, venire in qualche modo salvato da Nucky. L’unica variante è che dalla merda, questa volta, viene travolto e non ci si infila da solo). Purtroppo, già alla seconda ripetizione, questo percorso aveva stancato. Meyer e Luciano, da parte loro, esistono in questa stagione solamente per rappresentare la nuova classe criminale che sostituisce quella vecchia. Narrativamente invece stanno a zero, pure nel rapimento di Willie. Sono cattivi, rimangono cattivi, sono i più cattivi. Quello che se la cava meglio è forse A.R., la cui morte è semplicemente evocata in un paio di dialoghi e situazioni.

Ha molto più di un senso all’interno di questa quinta stagione, invece, Margaret. Nelle poche scene a lei dedicate vediamo una donna che ora è in grado di badare a sé stessa, appiana i propri contrasti col passato e diventa una giocatrice in borsa più abile degli stessi uomini, riuscendo persino a tenere testa a Kennedy Senior, dipinto in maniera un po’ stereotipata come un irlandese che pensa solo ad alcool, donne e soldi, infinocchiando, legalmente, il prossimo. La scena della borsa e dell’appartamento in affitto sono altre due scene per le quali è valsa la pena guardare queste otto puntate.
Gillian praticamente si eclissa durante questa ultima stagione, persa all’interno del manicomio nel quale è riuscita a farsi rinchiudere, fino alla vittoria finale, al cospetto della quale la lettera che scrive e le sentiamo leggere assume tutto un altro senso: era veramente indirizzata a Nucky ? Era una trappola? O più semplicemente scriveva al nipote ? Come già in passato nella sua plotline, la sua salvezza coincide con la morte di qualcun altro. E dopo la vendetta sul Commodoro, arriva anche la vendetta su Nucky, colpevole di averla consegnata all’uomo più potente della città e alla sua immorale libidine.
vlcsnap-278732Per tutti gli otto episodi, ho detestato questi continui flash-back sulla vita di Nucky. Da una parte, come detto, avevano tutta l’area di voler riabilitare Enoch, o comunque dargli una giustificazione (è diventato un criminale senza scrupoli perché ha avuto un’infanzia con un padre ubriacone che lo picchiava; perché non ha saputo donare alla moglie la vita promessa; perché ha dovuto pensare sempre anche ad Eli; perché ha servito sotto il Commodoro; è diventato scaltro perché altrimenti tutti gli altri lo surclassavano), dall’altra erano incapaci di raggiungere un punto preciso e stonavano con la figura dipinta in quattro anni di Nucky, oltre a non essere uno stratagemma narrativo molto originale. Alla fine il significato l’hanno ottenuto, fare coincidere il “tradimento” e la consegna di Gillian al Commodoro con la morte di Nucky, per mano del nipote della ragazza, a cui Thompson uccise il padre, nello stesso identico modo col quale Jimmy venne assassinato. La domanda, però, viene spontanea: c’era veramente bisogno di otto puntate di flashback per arrivare a questo punto ?

In un genere dove il protagonista criminale è obbligato a percorrere un cammino ad arcobaleno fatto di una parabola ascendente e di un picchiata senza possibilità di interruzione, l’uccisione di Nucky da parte del giovane Tommy sembra quasi voler sottrarre questo villain dal suo percorso di canonizzazione, come se non lo meritasse o come, più semplicemente, se l’arresto da parte degli agenti del fisco o l’assassinio per mano degli uomini di Luciano, rappresentasse una nobilitazione del personaggio. In questo modo, invece, la fine arriva da dove meno te lo aspetti e per mano di un innocuo ragazzo privo di un’identità fino alla battuta finale.

Alla fine l’Eldorado non arriva per nessuno, salvo forse per Margaret. Per Boardwalk Empire, invece, sarebbe stato meglio chiudere i battenti alla quarta stagione, senza aggiungerne una quinta che alla fine si è rivelata essere solamente un lento cammino fino alla conclusione della storyline di Nucky, interrotto da delle parentesi inutili.

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