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Bloodline: recensione della seconda stagione

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bloodlineBloodline è una di quelle serie che purtroppo, per varie ragioni, resta sconosciuta al “grande” pubblico fruitore di serie tv, per lo meno in Italia.
Il suo debutto lo scorso anno è passato praticamente inosservato nel nostro paese, soprattutto perché Netflix non era ancora sbarcato, con il risultato che solo noi nostalgici di Friday Night Lights e pochi altri abbiamo deciso di vedere la serie. Quest’anno il debutto della seconda stagione è avvenuto in contemporanea in tutti i paesi in cui è possibile accedere a Netflix. La speranza, quindi, è che un sempre maggior numero di persone decidano di recuperare questo drama.

Insomma, il messaggio è chiaro: se non avete ancora visto Bloodline e per qualsiasi ragione state leggendo questa recensione, fermatevi qui e andate a vederla!

Se la prima stagione mi aveva convinto pur con qualche riserva, dovuta soprattutto a delle scelte di svolgimento della trama, la seconda ha tutto un altro ritmo e sembra correggere quelle sbavature di scrittura della prima. I primi quattro episodi chiudono la questione centrale dello spaccio di droga collegato a Danny, mettendo saggiamente un punto alla storyline Lowry, sebbene questo avvenga con un espediente narrativo un po’ troppo plateale. Guarda un po’, il padre della ragazza uccisa, una persona mite e tranquilla, perde la testa e uccide Lowry proprio quando era il momento.

bloodlineLa trama però si apre e si fa più avvincente e interessante, quando il castello di menzogne di John, Kevin e Meg inizia a incrinarsi e a crollare. L’originalità e ciò che rende Bloodline diverso da un altro drama famigliare, come ne abbiamo visti in tutti questi anni, è la singolarità nel vedere come la devianza abbia molte facce.
Danny aveva deviato dalla “retta via” per gran parte della sua vita, trovando un momento di stabilità solo grazie al suo ristorante, ma non aveva mai nascosto chi fosse e cosa era veramente né a se stesso né agli altri. John, Kevin e Meg invece – i “figli prediletti” (soprattutto John) – fanno delle scelte e le difendono in modo più subdolo, egoistico.
I Rayburn sono una famiglia disfunzionale, questo c’era già ben chiaro nella prima stagione quando ci viene raccontata la vicenda della morte di Sara, riportata a galla anche in questa stagione dalle parole di Meg per spiegare, in un momento di cedimento, che razza di famiglia siano. In effetti, che madre è una che dice a degli adolescenti di coprire il padre a scapito di uno dei figli?

bloodlineNon dovrebbe, quindi meravigliarci vedere messa in scena la dubbia morale dei fratelli, che arrivano alla fine ad accapigliarsi tra loro pur di uscirne puliti, quasi dimenticando che la persona morta è il loro fratello maggiore.

Disturbante e quasi irrealistico il modo in cui Nolan è stato accolto dalla nonna e dagli zii. Ma no, i Rayborn sono così, chiusi in se stessi, pronti a tutto pur di difendere la loro cerchia, il loro pezzetto di terra, il loro falso equilibrio. John è disposto a calpestare anche la sua amicizia con Marco e Marco stesso, pur di uscirne pulito dall’omicidio del fratello.

Tu spettatore non ti trovi mai a tifare per i Rayborn, in nessuna circostanza.

bloodlineEd è questo aspetto che genera fastidio ma allo stesso tempo attrae come una calamita ed è la forza di questa serie. Aver creato dei personaggi veri, odiosi, con una morale discutibile che si preoccupano solo di salvarsi la pelle a scapito di tutto e tutti, ancor più affascinante è il cammino dello spettatore affianco alla presa di coscienza del lato oscuro dei personaggi stessi. Un chiaro esempio sono le scelte di Meg e Kevin, che alla fine gli si ritorcono contro, nel momento in cui si accorgono che persone sono diventati.
I flashback inseriti nella stagione sono utili a dare ancora più spessore ai personaggi, ci mostrano soprattutto il rapporto di Danny con il figlio e la sua vita prima di tornare alle Keys con la coda tra le gambe.

bloodlineIn conclusione la seconda stagione di Bloodline ha maggiore respiro della prima, grazie anche allo svolgimento di alcune sotto trame come le elezioni politiche di John, i problemi economici e non solo di Kevin, il tutto condito da una narrazione più ritmata e avvincente della prima e a una recitazione e messa in scena impeccabili.
Le vicende narrate nell’ultimo episodio aprono altre storyline e fanno presagire alcuni svolgimenti di trama decisamente interessanti. Non ci resta che attendere il prossimo anno.

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