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Blindspot: Recensione dell’episodio 1.23 – Why awaits life’s end

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Non c’è da filosofeggiarci troppo sopra: Blindspot non è altro che un procedurale e sinceramente neanche uno dei più fini o intelligenti che la televisione ci abbia proposto. Non ha una regia creativa, non ha un cast particolarmente talentuoso e non ha degli sceneggiatori superlativi. Nei casi della settimana abbiamo affrontato terrorismo arabo, cyber terrorismo, eco terrorismo, traffici umani di vario tipo, contagi, super soldati, psicopatici, ricconi annoiati, insomma, tutto il repertorio più classico. E sinceramente ci sono stati degli episodi abbastanza imbarazzanti che hanno fatto vacillare pericolosamente il mio attaccamento al telefilm (come Sent on Tour, dove la solita caccia al tesoro dei tatuaggi è risultata più insensata che mai o quello in cui Rich Dotcom faceva l’assurdo paladino degli shipper). In più, per seguirlo, bisogna essere disposti ad abbracciare una certa dose di tamarraggine che richiede esplosioni e mitragliate grandiose per lo meno in ogni episodio.

BlindspotEppure Blindspot parte da una buona idea. Non tanto quella di ricoprire una bella donna di tatuaggi per farci giocare costantemente ad “indovina il tatuaggio”, quanto quella di aver creato una protagonista totalmente ignara del suo passato e della sua identità, intenta a ricostruirsi una vita e a ritrovare una bussola interiore. Come spesso accade in questi telefilm la premessa sensazionale risulta ben presto un semplice escamotage per macinare un caso dietro all’altro e, una volta esaminata in profondità, risulta ben troppo complicata per reggere ad un esame di logica. Come i tatuaggi di Jane sblocchino ogni santa volta un evento che sta per accadere o che sta accadendo proprio in quel momento, resta inspiegabile, così come, alla luce degli ultimi episodi, tutto il piano appare fin troppo convoluto e macchinoso per essere anche solo minimamente plausibile. Tutto quel casino per fermare qualche crimine (mandala una raccomandata all’FBI!) e far estromettere la Mayfair per sostituirla con Kurt? Non gli hanno insegnato che la strada più semplice è sempre la migliore?

Però è innegabile che io abbia macinato un episodio dietro l’altro senza particolare stanchezza, anzi, a volte con vero entusiasmo, desiderando di avere subito quello successivo. Ed è verissimo che questo episodio finale ha saputo emozionarmi molto, tanto da convincermi a risintonizzarmi l’anno prossimo. Gli sceneggiatori sono stati abili a centellinare i segreti, a distribuire bricioline in ogni episodio, a continuare a prendermi all’amo. Al centro di tutto il mio interesse si è Blindspot trovata la coppia dei due protagonisti. Lei alla ricerca di un’identità, lui di una bambina la cui scomparsa, 20 anni prima, ha influenzato tutta la sua esistenza. Aldilà dell’essere shipper o meno, Kurt e Jane si sono tenuti stretti per mano cercando supporto e conferme. Lei nella speranza di ritrovare davvero se stessa, lui di rimettere insieme i pezzi di una vita. Pronti a rendere quella che era praticamente solo una speranza una certezza. I semi del dubbio erano stati piantati fin dall’inizio, ma anche io, proseguendo, mi ero felicemente convinta che Jane fosse davvero Taylor e che i due condividessero davvero un legame speciale in grado di sopravvivere attraverso gli anni e le tragedie. Ed è proprio per questa morbida sicurezza che la rivelazione del padre di Kurt, in punto di morte, è scoppiata in modo perfetto come un fulmine a ciel sereno ed è risultata una delle scene più d’impatto di tutta la stagione. Arrivata giusto in tempo per devastare tutta quella tranquillità che si era andata creando. E’ stata poi sapientemente affiancata alla morte inaspettata della Mayfair che costringe una Jane confusa ad oltrepassare un punto di non ritorno.

Mi è piaciuto molto come in questo Why awaits life’s end gli sceneggiatori abbiano giocato al gatto col topo con noi spettatori. Già li stavo maledicendo sonoramente quando lo scheletro non si era trovato e sembrava che fosse stato tutto uno stratagemma per creare un cliffhanger che ci traghettasse all’ultimo episodio. E invece ci sono volute ben due fosse scavate belle profonde per ritrovare i resti di Taylor e per condurci all’ultima, dolorosa scena. Se l’atteggiamento di Kurt sulle prime può apparire un po’ drastico, alla luce degli stravolgimenti continui della sua vita, la sua rabbia non può che apparire per lo meno giustificata. Essere tornato Blindspota credere faticosamente a suo padre, mettendo da parte tutti gli istinti che gli dicevano altrimenti, aver fatto la figura del fesso pronto a credere alle proprie speranze ed illusioni, per poi dover buttare via tutto di nuovo… non sono cose da poco. La telefonata lasciata in segreteria mostrava chiaramente tutta la vulnerabilità di quel momento e l’aver scoperto il fallimento completo delle sue convinzioni e speranze deve essere stato devastante. Sfido chiunque a non uscirci di testa e a non volersi sfogare con il primo colpevole disponibile.

Grandi emozioni per un finale che ha raccolto alla perfezione tutto quello che aveva seminato e che getta le fondamenta per una seconda stagione che ha molto materiale su cui lavorare. Kurt si è visto trascinato indietro in un punto ben più buio di quello in cui si trovava quando ha incontrato Jane e la stessa Jane, pur avendo ottenuto più consapevolezza sulla persona che realmente è, si ritrova di nuovo al punto di partenza alla ricerca di un’identità perduta e in più in una posizione precaria senza più l’appoggio di persone fidate.
Tanta carne al fuoco insomma per un procedurale che sa concedere abbastanza spazio alle vicende personali dei protagonisti, ma che ci guadagnerebbe parecchio a rifinire un po’ la sceneggiatura dei singoli episodi. Se eravate qui per trovare una risposta decente ai misteri in ballo forse in questo momento sarete estremamente frustrati, ma direi che i segnali di insenstezza erano stati ben forti fin dall’inizio, non li avevate notati? Quanto a tutti gli altri… ci rivediamo l’anno prossimo per capire cosa sia Orion, chi cavolo sia Shepard e per fare il tifo per Kurt e Jane (e Patterson, e Tasha e Reade).

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1.23 – Why awaits life's end
  • Un procedurale coinvolgente
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