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Blindspot: Recensione dell’episodio 1.03 – Eight Slim Grins

Che cosa sto facendo? Ah, sto inseguendo quell’uomo! No! È lui che sta inseguendo me!

                                                                        Memento

A voler essere cattivi sono tanti i paragoni che si possono fare tra questa nuova serie che stranamente sembra proseguire a testa alta tra la sfida dei rating e i vari ed innumerevoli film/telefilm che trattano il medesimo tema della perdita della memoria e delle capacità latenti che pian piano fioriscono senza sapere come. Saranno forse le scene in intimo di Jane, il CQqBJpzWwAA2ziYfatto che il mondo dei telefilm (dopo aver concluso l’anno scorso The Mentalist, White Collar …) sente la mancanza di queste serie in cui un improvvisato sconosciuto diventa un elemento essenziale per la risoluzione dei casi scottanti, ma Blindspot riesce anche questa settimana a portarsi a casa il pane quotidiano, lasciandoci molti dubbi, stupore e perché no, anche delusione. Senza potenziale e troppo programmate sono state queste tre puntate che hanno ricalcato appieno i clichè del classico brodo americano dove il protagonista va alla ricerca di indizi (in questo caso vitali per Jane).

Due minuti dedicati a questo misterioso figuro che aveva occupato gli stralci di memoria di Jane prima di venire freddato improvvisamente da un cecchino che spara attraverso le tapparelle chiuse. “Non fidarti dell’FBI!”, sono questi gli ultimi sospiri del secondo personaggio che avrebbe potuto ridare serenità e chiarezza al passato di Jane ma che spreca i suoi ultimi rantoli ad emettere queste inutili frasi (tanto valeva dire: “Sono giapponese!”). Ma andiamo avanti, se i due personaggi che abbiamo incontrato che conoscevano Jane sono stati assassinati, vedrete che sarà il terzo quello buono (la trama non può essere così stupida!). E il caso della settimana porta con sé finalmente un ex collega della Seal Navy che per caso viene catturato dalla polizia e messo sotto chiave dalla solita guardia tonta e cicciona all’ospedale.

Torniamo un attimo alla centrale dell’FBI e ai vari clichè che accompagnano questo telefilm, prima del gran colpo finale. Ovviamente Jane deve fare i conti con i problemi di fiducia visto il suo carattere un po’ impulsivo e la sua incapacità di stare seduta in macchina. Niente paura, bastano due ricercati lasciati liberi ed ecco qua il “pacchetto completo fiducia” da parte dell’FBI. E mentre il centro ricerche prosegue il vari giochetti nascosti nei tatuaggi, ecco arrivare l’unica nota “positiva” della trama. Basta uno sguardo già visto, una cicatrice sul collo e una data di scomparsa analoga per far scattare in Kurt il lampo di genio. Kurt sembra finalmente biascicare qualcosa di sensato ed affibia, in attesa dei risultati del DNA, a Jane l’identità di Taylor Shaw, una ragazzina scomparsa all’età di 10 anni e che aveva “lo stesso sguardo e la stessa cicatrice”. Sembra che in centrale il caso della scomparsa sia ben conosciuto e di interesse globale ma la scetticità regna sovrana e nessuno da retta alla teoria di Kurt. Altra nota positiva è la sparatoria all’ospedale che è stata almeno creata in maniera semi veritiera anche se purtroppBlindspot-1x03-5o già ipotizzata.

Seguendo il tema della banalità si tocca finalmente il terzo collegamento con Jane che ci lascia sospirando le parole “Orion” e una morte che si aggiunge alla lista del “sotto a chi tocca”. Accompagnata dalla sfiga e da questa nuova parola dai molteplici significati Jane può almeno tirare un sospiro di sollievo quando il test del DNA le regala finalmente la sua vera identità. Per una volta l’uomo dai denti storti (Kurt) è riuscito a fare qualcosa di buono e a sbloccare un importante tassello della vita di Jane che sembra però non mostrare nessun segno di gioia o d’interesse. Si chiude così questa puntata che ha saputo comprimere tutti i possibili clichè del genere poliziesco in quaranta minuti, regalandoci però almeno qualche scena di intimo della protagonista. Come se non bastasse, e come se non l’avessimo capito, abbiamo anche il tempo di assistere a una chiacchierata al bar tra Bethany e una sua vecchia conoscenza, per discutere di come eliminare il problema della scoperta dell’identità di Taylor, perché legata ad un fascicolo scottante. Doppi giochi, identità nascosta, morti programmate e un agente dell’FBI robotizzato, chi mi spiega come faccia Blinspot ad avere così tanti ascolti?

Sul palinsesto dei telefilm, se proprio il tema memoria, indizi e FBI ci piace molto abbiamo già Blacklist che sembra essere ripartito alla grande in ben tre anni di ascolti mai in discesa. Quanto potrà ancora tirare a lungo Blindspot prima di cadere nella banalità dei casi-settimana e dei buoni che diventano cattivi (FBI) e i cattivi che sembreranno sempre più vicini e perché no, anche amici? La puntata però è scandita da un buon ritmo e da questa regia a clip che finalmente è meno dinamica e frastagliata in confronto ai primi episodi. Stiamo in attesa dei prossimi tatuaggi, facendo gli scongiuri che la prossima ex conoscenza di Jane non spiri dicendo le parole: “sono tuo padre…”

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1.03 - Eight Slim Grins
  • Solita minestra
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