Black Sails

Black Sails: Recensione dell’episodio 4.06 – XXXIV

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STARZ

Vincere una battaglia non vuol dire vincere la guerra.

Eppure anche quando una macchina sembra completamente distrutta, quando quasi tutti gli ingranaggi sono arrugginiti e i bulloni allentati, ci sarà sempre l’ingranaggio superstite, quello che con tutta l’ostinazione e determinazione della sua funzione cercherà di continuare a girare. La pirateria di Nassau sembrava, fino a pochi minuti fa, proprio quel piccolo, insignificante ingranaggio. Ci dispiaceva per quei pochi superstiti dell’isola guidati da Silver, certamente, ma la storia aveva pronunciato la sua sentenza molti secoli prima e, dopotutto, chi eravamo noi per contraddirla? A quanto pare siamo una serie tv chiamata Black Sails, in cui non solo l’ingranaggio superstite della macchina continua a girare ma, addirittura, contagia altri pezzi di un macchinario più grande, portando altre rotelline a funzionare. E se un insignificante granello di sabbia non è nulla, una tempesta di sabbia può essere anche mortale.

La forza di volontà e l’altruismo nei luoghi più inaspettati

black sails luke arnold

Come il governatore finisce con l’imparare ben presto, come lo stesso Billy aveva imparato a sue spese, non sempre i piani vanno come ci si aspetta. Aver aperto i cancelli di Nassau agli spagnoli pur di distruggere per sempre la pirateria sembrava una mossa vincente per Rogers. Un piano senza falle, almeno finchè non si è reso conto che il suo desiderio di vendetta non aveva considerato tutte le variabili. Tra queste variabili, naturalmente, Eleanor e la sua sicurezza. Quando si rende conto che sua moglie non era al sicuro nel forte, il governatore capisce per la prima volta da quando ha lasciato Nassau che l’aver messo al primo posto la sua vendetta, l’aver sacrificato i desideri di sua moglie pur di inseguire il suo follo ed idealistico piano, ha forse un costo più alto di quello che lo stesso Rogers era disposto a pagare.

La fine di Eleanor, proprio come il governatore aveva temuto scoprendola lontano da Nassau, giunge inattesa e brutale. Madi e l’ex regina di Nassau, lasciate da Flint con a protezione un solo soldato, si difendono con le unghie e con i denti pur di sopravvivere. La scena che porta entrambe alla loro fine è brutale, onesta, sincera. Non c’è sempre un salvatore immaginario dietro l’angolo, l’aiuto al posto giusto e al momento giusto. Qualche volta la forza bruta di un uomo disperato può e ha la meglio su una donna.

Ed è più devastante di quanto ci aspettassimo dire addio a queste due figure. Non sapevamo molto del rapporto tra Eleanor e Madi fino a questo episodio ma i discorsi tra le due (che, rinchiuse in una casa, non è che potessero fare altro se non lanciarsi frecciatine a vicenda e ricordare i bei, vecchi tempi) ci portano a comprenderle meglio, sia nel loro singolo che come duo. Eleanor ha fatto molte scelte discutibili, troppe scelte discutibili, ma ciò nonostante la sua morte, tra le braccia di Flint, è comunque straziante. La prima fra tante, ci suggerisce una vocina diabolica nella nostra testa. Perché Nassau potrà essere stata un bagno di sangue e molti avranno già incontrato il loro destino ma Eleanor non resta che il primo tra i pezzi sacrificati in quella guerra che non è ancora giunta al termine. Chi sarà il prossimo? Flint, Jack, Max?

La scelta di Max, una donna senza vie d’uscita, e una nuova rotta per Jack Rackham

jessica parker kennedy

È proprio Max l’altra figura centrale della prossima fase che, forse, potrebbe ancora sottrarre la vittoria al governatore. Mentre Flint e Silver, distrutto per la morte di Madi, salpano sulla Walrus per tornare nell’Oasi degli schiavi-liberati, Max confronta Jack per la seconda volta in poche ore. Se il loro primo confronto è comico con tinte macabri (ricordiamo che Max ha barattato la vita di Jack tradendo Anne e portando alla morte di Charles Vane, catturato proprio nel tentativo riuscito di liberare Rackham), con Jack e le sue battute condite di verità, il secondo è un confronto più maturo. Malgrado Jack abbia più di una ragione per dubitare di Max, quello di cui non dubita è dell’amore che provava per l’ormai defunta Eleanor e la moribonda Anne (che è ancora viva, beccatevi questa!).

Max è cambiata moltissimo nel corso delle vicende di Black Sails. Da semplice prostituta è prima diventata la padrona del bordello, poi inestimabile consigliera e, infine, una delle responsabili del nuovo regime di Nassau. Le scelte di Max sono state una più discutibile dell’altra, forse persino più discutibili di quelle di Eleanor. Quello che tuttavia non è mai cambiato per lei è stato l’affetto verso le persone che ama – anche se tradirle le risultava comunque alquanto facile. Al momento, Max è come un qualsiasi animale in gabbia, senza grandi prospettive se non quelle di vendetta. E quale vendetta più grande se non quella contro Rogers? Contro l’uomo responsabile non solo della morte di Vane, di Eleanor e di innumerevoli altri ma anche del cambio di giurisdizione in quel paradiso illegale che era Nassau?

L’addio a Nassau e una nuova speranza per una guerra non ancora perduta

tom hopper

Sono due le rotte che dunque le due navi superstiti di Nassau intraprendono. Una è quella capitanata da Jack, che ascoltando il consiglio di Max decide di fidarsi di lei (io la vedo male, ve lo dico) e dunque seguire la rotta per raggiungere il nonno di Eleanor Guthrie. Dall’altra Flint e Silver, che tornano nell’isola di Madi e scoprono altri pirati ad attenderli, altre navi ed altre ciurme.

La battaglia vinta dagli Spagnoli a Nassau sembra così una vittoria schiacciante ma non lo è affatto. Perché c’è ancora chi continua a lottare, continua a credere in una libertà che Nassau merita e che i suoi abitanti sono pronti a difendere fino alla morte. Se Flint poteva così essere un insignificante ingranaggio, se Silver era un granello di sabbia, ora sembra invece che la guerra potrebbe ancora essere vinta. Non storicamente, almeno, ma la speranza non ha mai fatto male a nessuno.

Ed è così che noi continuiamo a sperare, guardando con ammirazione una serie tv che in poco meno di un’ora riesce a concentrare (brillantemente) più trama di quanta altre serie riescano a fare in un’intera stagione. Manca poco alla fine di Black Sails più innovative ed interessanti degli ultimi anni e a noi comincia già a mancare incredibilmente. Come direbbe Jack Sparrow, Hoy Hoy, beviamoci su! Vento alle vele e alla prossima recensione!

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4.06 - XXXIV
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