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Black Sails

Black Sails: Recensione dell’episodio 4.04 – XXXII.

black sails flint silver
STARZ

“In the Game of Thrones you win or you die, there is no middle ground” diceva Cersei Lannister. Diceva il vero, dal momento che in qualsiasi trama che implichi il potere due sono i fattori che, irrimediabilmente, sapranno trovare il loro posto: da un lato il tradimento e dall’altro la morte. Di morte e tradimenti ne abbiamo visti a volontà fin dagli albori di Black Sails – iniziata come una serie tv senza troppe pretese e troppe aspettative. Quello che tuttavia prometteva di essere l’ennesima storia sui pirati si è evoluta, fino a diventare uno di quei piccoli capolavori del piccolo schermo con tutti gli ingredienti giusti per un ottimo risultato finale.

Una relativa pace prima della (prossima) tempesta a Nassau per Flint e Silver (feat. Billy)

tom hopper black sails

Dopo una serie di battaglie importanti nello scorso episodio, stavolta ci troviamo nel mezzo della “quiete prima della (prossima) tempesta”. Flint e Silver hanno Nassau in pugno ma non potrebbero essere meno sicuri della loro posizione. Conquistare una città è facile, il difficile è gestirla una volta che i fuochi della battaglia si sono spenti. Soprattutto se si parla di Nassau. Soprattutto se si hanno dei pirati scontenti pronti a vendicare i torti subiti e in cerca di vendetta. Il rapporto tra Flint e Silver è quello di una coesistenza e reciproco supporto, come se l’uno avesse necessariamente bisogno dell’altro.

Non è effettivamente così, dal momento che ormai è chiaro come i due pirati non siano più allo stesso livello. È la lezione che Billy cerca di trasmettere con tutta la sua passione a Silver, l’uomo in cui vede il degno detentore dello scettro del potere di Nassau. Billy non ha tutti i torti – insomma, ricordiamo tutti che Flint ha cercato di ucciderlo, non tanto tempo fa? – ed il confronto tra lui e Silver è un momento particolarmente intenso. I toni non si alzano mai eppure è una danza di velate minacce, sottintesi e riferimenti difficile da non considerare. Proprio come Silver, anche Billy è diventato molto più di quello che era un tempo, ha preso una posizione e ha seguito un filo di pensiero che l’hanno condotto ad una posizione di potere. Un potere che non è più in mano a Flint, ahimè.

Quello di cui Silver si accorgerà molto presto, infatti, è che ormai Long John Silver è molti gradini più in alto del mito che un tempo era stato Flint.

Era stato, in un tempo ormai passato e remoto. Perché se all’inizio della serie tv ci avevano abituati a guardare a Flint come ad una divinità, un uomo colto e pieno di risorse, ormai la sua corona è perduta proprio come il tesoro dell’Urca e proprio come Thomas, l’uomo che ha amato. Il riferimento ad un possibile ritorno del suo personaggio, gettato lì con una noncuranza che fa riflettere, non è da sottovalutare. Max potrà essere diventata ormai una Mata Hari tra i pirati ma l’informazione che fornisce a Silver circa il contrabbando di uomini di famiglie benestanti (per salvarli dalla giustizia inglese) non è da poco. Non è affatto da poco, dal momento che la storia dice che sia stato proprio questo il destino di Anne Bonny, salvata da un padre benestante dalla forca per passare la sua vita in una piantagione, con un marito e una fiera di piccoli marmocchi.

Anne Bonny, la nuova Eowyn che riesce dove una ciurma di uomini ha fallito

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Ed è proprio Anne Bonny una delle protagoniste indiscusse di questo episodio. Sappiamo ormai da tempo che quando si tratta di coraggio, tra Jack Rackham e Anne non è il primo ad averne in abbondanza. Quello che tuttavia Jack prova – e non ha mai smesso di provare – per Anne lo porta a fare l’ennesima scelta vigliacca, come quella di nominare, uno dopo l’altro, i suoi uomini perché affrontino il loro destino in duelli all’ultimo sangue. Chiamarli duelli è un complimento, dato che si parla più di una carneficina e di scontri impari. Eppure Jack sceglie gli uomini di Teach, i suoi uomini adesso, pur di risparmiare Anne.

Ma non è da Anne Bonny restarsene con le mani in mano, anche quando sono legate da un paio di manette. Anne Bonny, con una frase che ricorda tanto il grido di “I am no man” di Eowyn nella battaglia di Minas Tirith, fa quello che nessuno della ciurma di Teach era riuscito a fare fino a quel momento. Prende la situazione in mano – quella e un paio di pezzi di vetro belli taglienti. Anne incassa un colpo dopo l’altro perché sa che il fine ultimo non è sconfiggere il bruto che la ribalta come una piuma ma liberare gli altri perché sia il numero a sconfiggere i tirapiedi del Governatore. Anne usa la testa, usa l’astuzia, ed esce trionfante da quello scontro che almeno una decina di suoi compagni avevano tentato e fallito miseramente di vincere. Una nota preoccupante ci impone di domandarci se sia stato il suo ultimo atto di coraggio ma, per quanto sanguinante, non abbiamo dubbi che riesca a superare anche questa, come ha fatto con tutti gli ostacoli della sua vita.

Sopraffatti dall’inutilità di Eleanor Guthrie in un episodio che resenta la perfezione

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Mentre una donna mostra tutto il suo coraggio, dall’altro restiamo abbastanza sopraffatti dall’inutilità di Eleanor Guthrie. A parte l’aver scoperto che è incinta e felice di rivedere il marito che torna a salvarla, quale è stata la sua utilità? Quella di aver salvato Max con una mossa politica che avrebbe potuto tirar fuori dal cappello anche un bambino di dieci anni? L’aver convinto Flint a fidarsi di lei per il tesoro (o, comunque, quello che ne resta) dell’Urca? Non la vedo bene per Flint, ad una prima analisi, e non riesco ancora a concepire quale diavolo debba essersi impossessato di lui per fidarsi (ancora una volta) di Eleanor. Sarà stata un’insolazione? Sarà stato l’odore del sudore di Silver ad averlo fatto andare su di giri? Mistero.

Il quarto episodio di Black Sails, pur non essendo emozionante quanto lo era stato il terzo, sceglie con cura gli argomenti da trattare e lo fa con un’incredibile maestria. Non mancano i dialoghi pieni di significato, le battaglie che ti fanno trattenere il respiro e neppure le scenografie mozzafiato. Black Sails sa restare una serie tv corale senza trascurare nessuno dei suoi protagonisti e, al contrario, elogiandone doti e difetti con una tempistica che rasenta la perfezione. È un termine da usare con cautela quando si parla di serie tv, lo sappiamo bene. Ma cosa si può definire perfetto se non lo sviluppo di una trama interessante, di personaggi accattivanti e di una serie tv che, proprio a pochi episodi dalla fine, dimostra di essere più brillante e intensa che mai? Probabilmente nulla e anche se non uso il termine mi permetto di sottintenderlo. Perché quando vale la pena bisogna farlo e, in questo episodio, vale eccome.

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4.04 - XXXII.
  • Resenta la perfezione
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