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Black Sails

Black Sails: Recensione dell’episodio 3.08 – XXVI

Black Sails 3x08

Whether ‘tis nobler in the mind to suffer / the slings and arrows of an outrageous fortune / or to take arms against a sea of troubles / and by opposing end them?

Rubare le immortali parole di Amleto per iniziare la recensione di un episodio di una serie tv che era stata presentata come prequel di una caccia al tesoro potrebbe sembrare una scelta ridicolmente azzardata, se non addirittura una vanesia magniloquenza di un recensore che voglia pavoneggiarsi con frasi ad effetto. Tutto vero se. Se la serie in questione non fosse Black Sails. Se non stessimo discutendo di un episodio che, sebbene possa essere letto come un disporre le pedine prima della vera partita, è in realtà capace di fare molto più di questo. Se non ci fosse quello scambio di battute tra un mai rassegnato Jack e un fragile ma determinato Woods Rogers. Se ognuno dei dialoghi non servisse a presentare con una lucida chiarezza quella che in fondo è la risposta al dubbio del principe di Danimarca.

Black Sails 3x08Black Sails è la feroce determinazione di Flint, la selvaggia indipendenza di Vane, l’astuta sete di immortalità di Jack, la magnetica sicurezza di John, la caparbia passione di Anne, la calcolatrice intelligenza di Max, l’incrollabile testardaggine di Eleanor. Caratteri forti che devono scontrarsi con i furiosi colpi di eventi che si abbattano con la violenza delle onde di un mare squassato da una tempesta perfetta, ma che non si lasciano piegare da una sorte ostile che con malvagia ostinazione lascia cadere improvvisi tronchi che sbarrano in maniera beffarda la già dissestata strada che porta al compiersi dei loro desideri. Da cosa nasce questa granitica determinazione? Quale combustibile inesauribile fa ardere la fiamma inestinguibile che anima i protagonisti di Black Sails? Giunti alla terza stagione, ogni spettatore ha ormai la sua personale risposta a queste domande, ma stavolta a rispondere sono gli stessi personaggi in una serie di brevi ma significativi dialoghi che intervallano la rischiosa missione per il recupero di quanto resta del tesoro dell’Urca de Lima e soprattutto di Jack. È per lasciare spazio a queste confessioni che l’episodio accetta anche il rischio di diventare frammentario, dividendosi in vignette a due tenute insieme da un flebile fil rouge, ma nondimeno riesce a fare in modo che il tutto sia più della somma delle parti. Per farlo sceglie di lasciare momentaneamente in disparte anche il suo portavoce ufficiale, quel Flint che mai come stavolta appare solo come un regista distante che si assenta un attimo dal set per far respirare i suoi attori. Ne risulta un episodio che sa essere corale nonostante un occhio di bue virtuale si dedichi di volta in volta ai singoli personaggi, lasciando loro la possibilità di spiegare i perché del percorso che hanno compiuto finora.

Black Sails 3x08Quello di Charles in primis che in un sintetico dialogo con Flint mostra il suo disprezzo per quelle comodità che sono il segno esteriore di un cedimento interiore. Aspirare ad una vita migliore con un letto caldo, un tetto sicuro, un servizio da te e tanti libri da leggere davanti al tepore di un caminetto acceso? Perché mai? Perché rinunciare alla propria assoluta libertà? Perché anche solo immaginare di desiderare qualcosa di altro da essa? È l’impossibilità di trovare una risposta convincente a questi perché la più intima radice del carattere di Charles. È la convinzione inscalfibile che nulla possa essere superiore alla propria indipendenza a fare di lui l’apostolo violento della libertà. Ed è, in fondo, per questo che in passato ha tradito Eleanor prima e Teach poi. Non per vendicare un orgoglio ferito, ma per seguire la sua bussola morale, accettando anche di diventare il migliore alleato di quel Flint di cui fino a non molto prima era il più fiero avversario.

Black Sails 3x08Al contrario, è proprio l’orgoglio di chi si rifiuta di accettare che nessun riscatto sia possibile a muovere Jack. Il figlio del tessitore caduto in rovina, a cui la società ha negato la possibilità di redimere gli errori del padre, è diventato un pirata astuto, disposto a credere che l’improbabile sia quasi una certezza pur di non sottomettersi ad un finale meschino scritto da altri. Se una fine deve esserci comunque, sarà Jack a sceglierla e non la società che lo ha respinto ad imporgliela. Per questo Jack non poteva accettare la pur vantaggiosa grazia offertagli inizialmente dal governatore, e nemmeno poteva accontentarsi dell’agiato futuro che il tesoro gli avrebbe garantito. Perché avrebbero cancellato quel che con mille astuzie ha realizzato per fare del garzone di bottega del venditore di calico (riferimento al soprannome del vero Rackam) un nome che sarebbe rimasto scritto nella storia della pirateria. Anche a costo di perdere Anne? No, perché Jack sa più di ogni altro, a parte Max, che è proprio l’amore reciproco tra i due a fare della taciturna pirata una indomabile leonessa che non lascerebbe mai ferire i propri cuccioli. Perché la guerra per Nassau potrà essere persa, ma Flint non perderebbe la sua voglia di vendetta. Perché il tesoro dell’Urca potrebbe finire agli spagnoli, ma Charles non perderebbe la sua indipendenza. Ma Anne non può concepire una sconfitta perché, sarà banale dirlo, il vero amore è unico e un altro Jack non potrà mai esserci per Anne. È quasi ironico che doveva essere un pirata violento e assassino a mostrare cosa significa amare.

Black Sails 3x08La forza di Black Sails è che anche i personaggi secondari hanno uno spessore che li eleva al di sopra del ruolo di mere spalle. Se è, infatti, facile appassionarsi ai passi misurati con cui Silver sta sempre più decisamente scendendo la salda scala che trasformerà un cuoco per caso nell’infernale Long John Silver (e il pestaggio ordinato per punire Dobbs è un altro avanzare in quella direzione), meno semplice è ammirare la convinta dedizione ai suoi fratelli in mare che motiva ogni scelta di Billy, fino a proporsi come ancora di salvezza per Vane, perché quel Flint di cui non condivide il pensiero è la migliore garanzia di vittoria che l’equipaggio della Walrus ha. Va dato pieno merito agli autori per la maestria con cui anche quelli che sarebbero a loro modo i villain sono tratteggiati. Woods Rogers e Benjamin Hornigold sono, ognuno a suo modo, l’altra possibile risposta al dubbio amletico. Perché opporsi all’inevitabile? Non è meglio accettare che il mondo sia così com’è anche se è diverso da quel che vorremmo? Meglio adeguarsi e lasciargli conoscere solo quel che si decide di mostrare come fa Rogers, o trovarsi un comodo posto da cui osservare gli altri affannarsi in battaglie disperate come fa Hornigold. Almeno fino a che non si deve lottare per affrontare la burrasca che si sta ammassando all’orizzonte o difendere l’onore ferito del vecchio maestro che vede i suoi ex alunni provare a superarlo (e vale la pena ricordare che, nella realtà storica, Hornigold fu maestro dello stesso Teach prima di accettare il perdono del re e dare la caccia proprio a Barbanera e Vane).

Amleto era tormentato dal dubbio che minava la certezza delle sue azioni. I pirati di Black Sails hanno invece già scelto cosa fare: by opposing end them.

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3.08 - XXVI
  • Amletico
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