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Black Sails

Black Sails: Recensione dell’episodio 3.04 – XXII

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Valar morghulis: tutti gli uomini devono morire. Valar dohaeris: tutti gli uomini devono (prima) vivere. È un caso sicuramente involontario che siano proprio le parole in alto valyriano del dittico degli Uomini Senza Volto di Game of Thrones a riassumere iconicamente quello che può essere considerato il tema portante di questo quarto episodio della terza stagione di Black Sails. Una serie che, data anche l’intento dichiarato di essere un prequel a suo modo della famosissima Isola del Tesoro di Stevenson, inizialmente sembrava solo una scontata variazione sull’abusato tema dei pirati alla caccia del tesoro (e questo era l’ora dell’Urca de Lima), ma che si è rivelata un intelligente modo di parlare di temi tutt’altro che scontati e banali e non solo nel limitato genere piratesco.

Black SailsTutti devono morire. Un epilogo già di per sé inevitabile, ma che diventa un memento sempre presente nella vita di chi si imbarca su una nave battente bandiera nera. Ma a quella morte bisogna sempre trovare un modo di opporsi per poter rispondere ancora no alla signora con la falce quando si presenta con il tuonare dei cannoni avversari o il fragore salato delle onde indomabili di una tempesta in alto mare o il silenzio inquietante di una bonaccia che, come nell’Ancient Mariner Ballad, ti fa restare immobile come una nave dipinta su un oceano dipinto ad aspettare l’improrogabile fine. Saper urlare non ora in quei drammatici momenti è possibile solo se riesci a trovare una fede in cui credere. Ma ogni rinvio ottenuto lascia comunque un peso che va ad accumularsi sulla tua anima fino a stancarti. Fino a farti domandare se non è il caso di dire basta e accettare che l’inevitabile sia ormai anche improcrastinabile. Il dubbio che quel momento sia ormai arrivato è quello che si affaccia nelle parole amare di un Flint chiuso in gabbia dalla regina degli schiavi liberi nella loro isola fuori dal mondo (ma foraggiata da un sorprendente Mr Scott). Il capitano indomito che ha saputo fare del suo fiero nome terrorizzante leggenda è tanto altero e granitico nel suo ruolo ufficiale davanti alla ciurma catturata quanto debole e afflitto nel suo io più profondo. La consapevolezza chiara di dover sempre portare sulle spalle, ormai malferme, il peso opprimente del decidere cosa è meglio per tutti e per domani accettando anche l’odio e il rancore di chi sa vedere solo cosa è meglio per me e per ora, si aggiunge al dolore sempre presente per la perdita di una Miranda diventata ormai grillo parlante di una coscienza lacerata. Tutti devono vivere. E Flint lo ha fatto cercando di realizzare un sogno impossibile reso credibile dalle parole appassionate del più inatteso degli amori. La condanna di Thomas ha trasformato quel sogno in un incubo da abbattere nel fuoco di una vendetta spietata e la morte di Miranda ha spinto Flint a rinnegare del tutto quella possibilità volendo fare di Nassau una terra fuori dalla legge di quegli uomini che lo hanno costretto a vedere crollare la visione ideale del suo compagno. Ma tutto si paga ed adesso il conto che si presenta a Flint è il più crudelmente ironico. Perché proprio quella grazia universale che aveva vagheggiato diventa ora l’arma acuminata con cui i suoi nemici vengono a minare le fondamenta della sua ribellione. Non è la morte che Flint deve temere adesso, ma la possibilità tremendamente concreta che, in fondo, abbia vissuto facendo l’opposto di ciò che avrebbe dovuto. Ed è questo il macigno appeso al collo di un uomo che sta affondando chiedendosi se non sia ormai meglio ringraziare chi lo sta spingendo verso una fine assolutoria.

Black SailsChi, invece, trova ora e sempre un motivo per non affondare è Billy sorretto dalla incrollabile fiducia nell’acume strategico del suo capitano e soprattutto da quel senso di fratellanza verso i compagni di avventura che lo spinge a non arrendersi mai perché la resa significherebbe la fine per i suoi fratelli. Ma più di tutti chi si propone come un alter ego di Flint è John Silver. Sembrerebbe ovvio che così debba essere perché del libro di Stevenson Silver sarà il protagonista eponimo (ed un altro personaggio del libro debutta in questo episodio). Ma quel momento è ancora lontano, mentre presente è ora l’evoluzione inarrestabile di John. Se, infatti, all’inizio John metteva la sua scaltrezza ad egoistico servizio delle sue mire personali, già da tempo la sua abilità nel convincere la gente ad agire come lui stesso desidera è sfruttata per mediare tra le utopie feroci di Flint e il realismo immanente di Silver. Ma adesso John inizia a pensare a cosa sia meglio per la nave ergendosi a pari del suo capitano e candidandosi a suo successore naturale. Perché, come in passato Flint, Silver è capace di credere in qualcosa di più dell’ora e adesso. Perché, come il Flint terrore dei sette mari, Silver è capace di indirizzare gli uomini con discorsi meno roboanti e più opportunistici ma altrettanto efficaci. Ma Silver è anche di più. Perché sa che per vincere non bisogna necessariamente andare allo scontro frontale, ma altri modi sono possibili fosse anche solo insinuare il dubbio che una facile vittoria sia invece un imperdonabile errore (come prova a fare con Madi).

Black SailsMentre il rinnovato gioco a due tra Flint e Silver procede, a Nassau altri personaggi devono trovare un modo per rinnovare il loro ancora no. L’abile mossa di Eleanor, prontamente ricompensata da Woods Rogers, ha spaccato in maniera insanabile il fronte dei pirati facendo di Nassau una prigione da cui evadere per Vane e Teach, per Jack e Anne. Ma, se è possibile inventarsi un modo per forzare un blocco navale (e in questo Barbanera si dimostra abile comandante), molto più difficile è sfuggire alla amara consapevolezza che le fortezze che si erano erette fossero in realtà soltanto castelli in aria. Un Jack mai così deciso (al punto di sparare solo per non sentire più reclami e da far saltare in aria il forte solo per non cederlo intatto a Hornigold) si rivela tanto fedele a Vane quanto amareggiato per l’epilogo che altri stanno scrivendo. Non gli basta aver contribuito a salvare Charles e a poter avere una vita di agiatezze con Anne in un qualunque paese straniero grazie ai soldi messi da parte da Max. Perché Jack viveva per qualcosa più di un posto al sole in compagnia del suo amore. E quel nome nella storia credeva davvero ormai di poterlo scrivere e non potrà sicuramente vivendo come un ricco possidente a Brussels o Parigi. Che evoluzione per un personaggio che sembrava solo un bieco traffichino protetto dalla forza di un selvaggio Vane. E, d’altra parte, anche il suo protettore è cambiato tanto da comprendere che tornare ad essere un numero due è l’unico modo per crescere più di quanto sarebbe possibile restando immobili in uno sterile primeggiare in una categoria inferiore. Perché dal paterno Teach (versione efficacemente insolita del più temuto pirata che la storia ricordi) può solo imparare senza che ciò significhi mortificare il proprio indomito orgoglio.

Tutti devono morire. Ma prima bisogna vivere. E i protagonisti di Black Sails sanno cosa significa farlo.

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3.04 – XXII
  • Vivere prima di morire
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