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Black Sails

Black Sails : Recensione dell’ episodio 1.01 – I.

Sarà che i pirati (che siano caricaturali e glamour alla Jack Sparrow o malinconici e futuristici alla Capitan Harlock) hanno sempre il loro fascino. O che un prequel di una storia amata da generazioni di lettori parte già da una buona base di potenziali spettatori ingolositi dal sapere cosa è successo prima di quello che già sanno. O che la confezione è accattivante e si lascia guardare con piacere. Più probabilmente è la somma di tutto questo ad aver entusiasmato così tanto il pubblico all’anteprima del pilot da convincere Starz a rinnovare a scatola chiusa la serie per una seconda stagione. La domanda ovvia a questo punto è una sola: ne valeva la pena ?

flintA una domanda tanto netta, occorrerebbe una risposta altrettanto netta. Peccato che, a differenza della Walrus (finemente rifatta con una notevole quantità di dettagli) di capitan Flint, questo episodio non dispieghi del tutto le vele. E allora due risposte sono possibili e la decisione resta, per ora, una questione legata a cosa ci si aspetta da questa serie.

Tornando alla domanda iniziale, ne valeva la pena? Diciamo di si. Nell’immaginario collettivo, il mondo dei pirati ha personaggi, luoghi e situazioni che canonicamente devono essere messi in scena sia che si tratti di un film per il cinema o di una serie per la tv. E gli autori qui sembrano essere quasi preoccupati di non far mancare nulla di quello che deve esserci per onorare il contratto non scritto tra loro e i fan del genere piratesco. Un capitano coraggioso e idealistico ma anche ambizioso e furbo: Flint. Un altro crudele e senza scrupoli: Vane. Coprotagonisti fedeli e pronti a lavorare nell’ombra se necessario: Mr Gates il quartiermastro e Billy il nostromo. Loschi figuri dediti a traffici e imbrogli ma con quel tocco di glamour che gli fa guadagnare le simpatie del pubblico: John Silver e Rackam. Donne belle quel tanto che serve a far risaltare quanto si allontanino dallo stereotipo dell’oca senza cervello: Eleanor e Anne. Prostitute col cuore buono e la mente sveglia: Max. Commercianti senza scrupoli che pensano solo ad arricchirsi (lecitamente o meno poco importa):  il signor Guthrie. E poi New Providence: il paradiso esotico sottratto ad ogni autorità costituita per diventare l’ isola dei pirati. Lo scontro tra l’ordine costituito con le sue leggi e la sua (presunta) civiltà e la romantica anarchia dei pirati con le loro regole quasi cavalleresche. E, ovviamente, l’ immancabile caccia al tesoro, vero motore di ogni racconto di pirati. Senza dimenticare che, trattandosi di una serie su Starz, il binomio sesso e sangue non può mancare e di entrambi se ne sparge una buona dose, a volte necessaria (il duello Flint – Singleton), a volte messa lì giusto per ammiccare al pubblico (il benvenuto a John Silver e l’ incontro Max – Eleanor).

eleanorAllora, ne valeva la pena? Diciamo di no. Detto sopra che tutto ciò che ci si aspetta da una serie sui pirati c’è, va anche aggiunto che forse c’è anche troppo. Come un piatto che sia stato preparato seguendo una ricetta e facendo attenzione a non far mancare tutti gli ingredienti, ma talvolta eccedendo con le dosi per paura di non aver messo qualcosa. In un solo episodio vengono introdotti quasi tutti quelli che sembrerebbero essere i protagonisti della serie più un altro gruppo di figure accessorie che durano giusto il tempo del pilot. La conseguenza è che di nessuno riusciamo a capire poco più che il nome (e anche quello, a dire il vero, bisogna essere attenti per non perderselo) e il ruolo a bordo o a terra. Accenni così fugaci al loro carattere che si può tranquillamente dire che di ognuno non sappiamo ancora nulla. Unica figura su cui ci si concentra appena un po’ di più è quella del capitano Flint : distaccato dal resto della ciurma perché ad essi si sente (anche se non lo ammette) superiore come cultura e interessi; idealista e ambizioso nel suo discorso a Billy; coraggioso nel rischiare il duello con Singleton ma anche abile nel capire di chi si può fidare come alleato. Le altre figure sono introdotte troppo rapidamente per poter essere comprese e finiscono quindi con l’apparire quasi delle macchiette stereotipate (specie Rackam col suo look da fighetto e Anne tutta azione e sesso). flintvssingleRisulta difficile a questo punto anche giudicare la prova degli attori limitati da uno script che, almeno in questo episodio, preferisce mostrare i giocatori invece che spiegare chi sono.

Un pilot deve introdurre la serie e invogliare lo spettatore a continuare a seguirla mostrandone le perle e nascondendone i difetti (la storia della caccia al tesoro, se vogliamo, sarebbe stata originale giusto nel 1715, non tre secolo dopo). Gli autori hanno qui deciso di farlo ammiccando allo spettatore chiarendo fin da subito che gli ingredienti giusti di una storia di pirati ci sono tutti. Ce ne hanno fatto giusto sentire l’ odore e assaggiare il sapore, ma non ci hanno fatto capire se sono in grado di usarli bene. Resta loro da dimostrarci che la ricetta non la sanno solo leggere, ma anche cucinare. Sediamoci a tavola e aspettiamo.

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