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Black Mirror: Recensione dell’episodio 3.06 – Hated in the Nation

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Netflix

Non ha bisogno di presentazioni Black Mirror. Una volta giunti all’ultimo episodio di questa terza stagione (per ora, almeno) abbiamo già una mezza idea di quello che potremmo o non potremmo trovare dopo aver premuto play. In tante serie questo è un punto debole, qui no. Black Mirror con la sua distopia di un futuro non tanto lontano sa come prendere in contropiede il suo pubblico, spiazzandolo e a volte facendolo sentire disturbato. Eppure, tutto quello che vediamo un giorno potrebbe essere reale.

Hated in the Nation parte da una piaga sociale già analizzata in altri episodi di questa serie antologica, i social network. Si sviluppa però in una direzione nuova, verso il terrorismo, e lo fa attraverso una crime-story non banale, ma che anzi intrattiene sempre più col passare dei minuti. In termini di minutaggio, infatti, è l’episodio più lungo. Un’ora e mezza piena, proprio come se fosse un film.

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La non banalità consiste nel fatto che i riflettori sono puntati sui social media, ma in particolar modo sulle loro conseguenze. O meglio, sulla mancanza di conseguenze. È un qualcosa che esiste già oggi: qualsiasi cosa scritta su un social network ha un senso di leggerezza per chi lo scrive, mentre molto spesso il messaggio che passa è denso di significati “pesanti” per chi lo legge. Chi insulta su Twitter, Facebook o su altre piattaforme, lo fa senza pensare a quello che sta facendo. Oltre ad essere un reato perseguibile dalla legge, potrebbe portare l’offeso a farsi del male oppure spingerlo a suicidarsi. O, nel caso di questa puntata, ad essere la vittima designata di un omicidio orchestrato da una persona col consenso morale di tutti.

L’ingegnosissimo piano di uccidere tramite delle api robotiche ha infatti una sola mente ma tante braccia. Tramite l’hashtag DeathTo, la persona più moralmente discutibile delle ultime ventiquattro ore non solo finisce sotto l’onta della gogna mediatica, ma diventa il bersaglio della creazione più tecnologica della Gran Bretagna. Le api robotiche progettate per impollinare, che sostituiscono quelle vere ormai estinte, vengono hackerate e trasformate in incredibile arma di sterminio. Non solo, queste api che vengono create principalmente per poter mandare avanti l’ecosistema ambientale fungono anche da telecamera che spia i cittadini all’interno dell’intera Gran Bretagna.

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Si può immaginare quindi quante e di che portata siano le tematiche presentate da questo episodio. Le api infatti sono state utilizzate si per spiare, ma a fin di bene, sventando addirittura attentati e rapine. Si potrebbe parlare all’infinito di quanto questo sia sbagliato e giusto allo stesso tempo. Come tutte le creazioni tecnologiche umane, vengono però trasformate in un’arma che uccide. Quello che si percepisce è che anche i social network potrebbero essere visti come un’arma, psicologica più che fisica. Questa sorta di pazzo mentale che si erge prima a paladino dei media, poi a suo carnefice, sfrutta il consenso di migliaia di persone che scrivono su Twitter le cose più orribili senza prendersi sul serio. Uccidiamo tizio perché ha fatto questo: uno pensa che sia una cosa inerme scriverla sul web, un posto che non esiste. E invece quella persona muore sul serio. Si è assassini quanto quello che ha premuto il grilletto.

La regia (con inquadrature alla Mr. Robot), la musica, persino la recitazione dei bravissimi attori mette ansia: ci ritroviamo coinvolti emotivamente in una caccia al killer mentre si accumulano i cadaveri e le domande nella nostra testa. Persino la parte finale dell’episodio non è a lieto fine: la giustizia ha fallito, c’è bisogno di una sorta di giustizia privata (e quindi vendetta) per uccidere chi è scappato alla legge.

Black Mirror è una serie necessaria, che tutti dovrebbero vedere. Le idee futuristiche che vengono qui rappresentate sono un futuro possibile da cui dobbiamo discostarci.

In attesa del prossimo episodio e delle prossime recensioni ricordatevi di mettere like alla nostra pagina Facebook per tutte le novità su tv e cinema.

VOTO: 4/5

3.06 – Hated in the Nation
  • Mai banale
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