Better Call Saul

Better Call Saul: cosa sei disposto a perdere? Recensione episodio 3.09

Rhea Seehorn in Better Call Saul

Se pensate che il titolo di questa recensione, come pure il titolo di questo episodio – Fall – facciano entrambi riferimento a Jimmy, vi sbagliate. E siete anche nel giusto, allo stesso tempo. In questo penultimo episodio della terza stagione, sono tutti i personaggi di Better Call Saul a cadere. Uno dopo l’altro.

Partiamo proprio da lui, dal nostro protagonista. Definire il suo comportamento machiavellico è anche giusto, ma forse la cosa che ha perso Jimmy in questa puntata è la dignità. Mai lo avevamo visto tuffarsi così freneticamente in un piano così diabolico. Raggirare una vecchietta indifesa solo per un guadagno personale è una cosa che ci saremmo aspettati da Saul Goodman. Ma non dal nostro Jimmy.

Il fatto è questo: finora, dopo tre anni insieme a lui avevamo un po’ dimenticato quali fossero i metodi di Saul. Tutt’altro che un “good-man” le sue meccaniche di profitto si basavano su un guadagno a spese di altri. Non essendo più abituati a vedere questo lato di Saul, ed essendoci immersi per troppo tempo in Jimmy, il suo cambiamento lento ma ormai costante un po’ ci disgusta. Ma d’altro canto ci attira anche, perché non possiamo negare che la sua ambizione sia fortissima e che la sua tenacia è solo da ammirare. Prendere esempio, ma non seguire. Proprio come il Principe di Machiavelli.

Ma la perdita di qualcosa riguarda anche tutti gli altri personaggi, da quelli che non hanno troppo spazio a quelli che ci stanno più a cuore. Mike perde la sua libertà. Si è legato a Gus in maniera indissolubile, proprio come già sapevamo, e nel fare ciò ha perso molta della sua autonomia e sembra anche della sua voglia. Molto interessante il modo in cui è stato reintrodotto un personaggio che avevamo potuto conoscere e apprezzare solo sul finale di Breaking Bad: Lydia.

Anche per Chuck è il momento della sconfitta. Dopo essere rinsavito sulla sua malattia – perché, diciamocelo, Chuck è tante cose ma non è uno stupido – ecco che si trova ad affrontare la più grande delle sue paure: il ritiro dalla professione. È il momento, lo sanno tutti, ma le più grandi paure si affrontano sempre così, scacciandole e negandole.

Un altro personaggi per il quale non ci saremmo aspettati di provare empatia è Nacho. Preso in mezzo tra due fuochi, la trama a lui dedicata non ha il sapore di un riempitivo né ci annoia. E questo è un grande pregio della scrittura di Better Call Saul: è straordinariamente ben fatto sotto tutti i punti di vista. E questo non lo scopriamo ora. Anche Nacho è sull’orlo di una perdita, anche se non si capisce bene quale sia: il padre, forse?

E veniamo a Kim. Siamo in costante ansia per lei, per la sua nevrosi. Vorremmo tutto il meglio, ma non possiamo fare altro che metterci nei suoi panni e temere. Che l’incontro con l’imprenditore petrolifero possa essere un fiasco, che la Mesa Verde possa essere scontenta. Neanche una valvola di sfogo, ed ecco un bel crash con tanta paura e speriamo niente di rotto. Ancora una volta la magia di Better Call Saul è quella di farci dimenticare il nostro mondo e farci entrare nel suo senza il minimo sforzo. All’apparenza.

Possiamo solo sperare per un grande finale per la prossima settimana. E già sappiamo che ci mancherà tanto questo telefilm. Sarà una lunga attesa fino al 2018.

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3.09 - Fall
  • Jimmy Machiavellico
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