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Best of 2015 su Telefilm Central: le 10 recensioni sulle serie tv più lette del 2015

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Tra i Best of 2015 di Telefilm Central non poteva mancare anche quella dedicata alle recensioni sulle serie tv e sugli episodi trasmessi lo scorso anno. Di seguito una veloce carrellata delle recensioni più lette dai telefilm maniacs. Vi riproponiamo le prime righe introduttive di ogni recensione e un link per andare a rileggerle.

The Whispers

10) The Whispers: Recensione dell’ episodio 1.01 – X marks the spot
Steven Spielberg più fantascienza più bambini uguale? Se la risposta fosse “E.T.” o anche “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, si potrebbe stare tranquilli e aspettarsi il meglio da una serie tv che, pur non essendo opera del prolifico regista americano, è comunque da lui prodotta. Solo che lo Spielberg regista e lo Spielberg produttore fanno fatica a parlarsi e tanto innovativo e attento è il primo quanto distratto e arruffone il secondo. Il milionario flop di “Terranova”, il ripetitivo e zoppicante “Falling Skies” e persino il regno del trash di “Under the dome” sono esempi ben poco incoraggianti che velano di un preoccupato scetticismo il presunto hype con cui si attendeva la premiere di “The Whispers”.

1992finale

9) 1992: Recensione episodi 1.09 Episodio 9 e 1.10 Episodio 10
Etiam periere ruinae (Lucano, Phars. IX, 969)
Io nel 1992 avevo sette anni. La mia unica preoccupazione era che mio padre portasse a casa ogni mercoledì una copia di Topolino. Mani Pulite e Tangentopoli mi passavano alle spalle, dentro grandi schermi a tubo catodico. Quel periodo l’avrei poi studiato sui banchi dell’università, tra corsi di scienza politica e storia contemporanea.
“La storia può essere concepita e raccontata in modo tale che, attraverso i singoli episodi di individui, il suo significato essenziale e la sua connessione necessaria segretamente vi traspaiano” scriveva Hegel nelle sue Lezioni sull’estetica.

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8) The 100: Recensione della seconda stagione
Bildungsroman (romanzo di formazione): genere letterario riguardante l’evoluzione del protagonista verso la maturazione e l’età adulta. Scopo del romanzo di formazione è oggi quello di raccontare emozioni, sentimenti, progetti e azioni del protagonista viste nel loro nascere dall’interno.
Incipit rubato a Wikipedia per definire in maniera appropriata quello che la seconda stagione di “The 100” è stata. Se, infatti, la prima serie richiamava in un certo senso “Il Signore delle Mosche” di William Golding per l’idea di una comunità di ragazzi abbandonata a sé stessa salvo poi virare verso la più adrenalinica storyline della guerra con i Grounders, Rothenberg e soci hanno deciso di dedicare il secondo anno di vita della loro creatura al percorso di crescita dei ragazzi stessi.

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7) Broadchurch: Recensione dell’episodio 2.08 – Episode 8
Eccoci arrivati al finale di questa seconda e incerta stagione di Broadchurch, che ha sofferto di una netta divisione di trama, con da una parte un processo assurdo che sapeva di minestra riscaldata e dall’altra un caso che avrebbe avuto bisogno di più di spazio per respirare.
Questo finale arriva inevitabile, un po’ come se fosse stato prescritto dal dottore. C’è un bel grosso fiocco rosa annodato su questo ultimo episodio, decisamente più grande di quello che ci avevano regalato alla fine prima stagione, dove il colpevole dell’omicidio di Danny veniva catturato ma si lasciava dietro uno strappo difficile da ricucire. Questa volta c’è un grande senso di chiusura, come a sottolineare che l’idea di trascinare il caso di Danny anche nella seconda stagione sia stato un brutto azzardo da dimenticare, soprattutto alla conferma di una terza stagione nonostante il drastico calo di ascolti.

The Royals - Season 1

6) The Royals: Recensione della Prima Stagione
Ormai il mese di maggio è sinonimo di finale di stagione. Da un lato non possiamo che esserne felici, dato che dopo un anno di serie tv ci sentiamo quasi schiacciati (io, almeno) dal numero di serie seguite in contemporanea. Non che l’estate sia una vacanza, anzi! Altre serie, altre storie, ma il pensiero che già vola verso settembre e le premiere delle nuove stagioni. Una, in particolare, che aspetteremo con ansia – non tanto per il botto con cui è finita ma per la serie in se – è proprio quella di The Royals. Perché, vi chiederete voi? Perché erano anni che non ci scontravamo con una serie così vicina e così lontana dall’amata Gossip Girl, così affascinante come gli intrighi di corte di Reign (recitata quasi altrettanto male) e così divinamente trash. Per chi è riuscito a restare con la (finta) famiglia reale inglese fino all’ultimo saprà che l’avversione per la mancanza di coerenza è una droga a cui è impossibile resistere!

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5) Wayward Pines: Recensione dell’episodio 1.10 – Cycle
Non aveva molta fiducia nelle capacità morali dell’essere umano. “L’uomo produce il male come le api producono il miele” è uno dei suoi aforismi più significativi e fa capire molto bene perché abbia poi scritto “Il Signore delle Mosche” (meritevole del premio Nobel per la letteratura nel 1983) dove un gruppo di ben educati e apparentemente innocenti e puri adolescenti lasciato solo a sé stesso è capace di generare una società crudele e spietata dove omicidi e comportamenti selvaggi divengono facilmente la regola. Per questo motivo, se mai si fosse messo a scrivere una serie tv, William Golding avrebbe probabilmente optato per un prodotto cupo e pessimista con un finale dove il villain avrebbe vinto tra il dispiacere di fan e il disappunto dei canoni classici di prodotti seriali di medio livello.

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4) How To Get Away With Murder: Recensione degli Episodi 1.14/1.15 – The Night Lila Died/It’s All My Fault
How to get away with murder conclude la sua epica scalata al successo con un double episodes in season finale, ringraziando profondamente gli sceneggiatori per non averci riservato un’altra settimana di tortura interrogandoci su chi, realmente e definitivamente, dovesse essere incolpato per la morte di Lila.
In “The Night Lila Died” vediamo intrecciarsi ancora una volta i due leitmotiv fondamentali dell’intera trama: da un lato il dubbio che, come un cancro maledetto, si insinua nella testa, occupandone sempre più spazio, e, dall’altro, la circolarità della storia, visto che la serie in modo idilliacamente distorto, si conclude così come, in sostanza, era iniziata: la storia del prete che uccide un altro prete responsabile di molestie sessuali su di un giovane ragazzo-cosa, che ha portato al suicidio del ragazzo stesso, incarna sostanzialmente il principio machiavellico de “il fine giustifica i mezzi”.

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3) Sense8: Recensione della prima stagione
Not better or worse just different.
Sense8 è, in tutto e per tutto, una serie Netflix, ossia una serie che non può essere presa come un racconto settimanale disgiunto, ma va intesa come un unico lungo capitolo di una storia che si svilupperà (mi auguro) in più stagioni. E come un unico capitolo, si prende il tempo per introdurre con pazienza i personaggi, rendendoli in modo netto e facendoceli conoscere in ogni loro sfaccettatura. Vedendoli al primo impatto possono sembrare caratterizzazioni banali, il poliziotto onesto di Chicago, la dj islandese problematica, la coppia omosessuale di Frisco, la ricercatrice indiana gentile e via dicendo, ma è proprio sotto l’apparenza che si crea la maggiore complessità di personaggi che altrimenti sarebbero canonici dell’ambiente in cui sono inseriti.

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2) American Horror Story – Hotel: Recensione dell’episodio 5.01 – Checking in
In una recente intervista all’Independent, Dustin Hoffman ha dichiarato che “la televisione non è mai stata meglio di così, mentre il cinema è ai suoi livelli più bassi degli ultimi cinquant’anni”. Il ricco e prestigioso curriculum del settantottenne attore americano è motivo più che sufficiente per prendere sul serio questa sua affermazione e interrogarsi sul perché di questa epoca d’oro del piccolo schermo. Stando al pluripremiato divo di Hollywood (definizione persino riduttiva), il motivo principale di questo sorpasso è dovuto alla ininterrotta migrazione dei migliori sceneggiatori verso il genere serie tv che ti permette di avere più tempo per narrare una storia lasciandola evolvere e caratterizzando meglio i suoi protagonisti.

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1) Grey’s Anatomy: recensione dell’episodio 11.22 – She’s Leaving Home
Un episodio speciale di 80 minuti a volte può fare molto. Può dire tante cose e negarne altrettante ma sicuramente lascia sempre il suo segno. È il caso di “She’s Leaving Home”. Con questa puntata molto, se non tutto, di ciò che conoscevamo viene stravolto e cambiato per sempre.
Il tema è uno: il tempo. Il tempo che passa. Che miete vittime, che modifica situazioni, persone, luoghi. Vediamo che trascorrono mesi e poi stagioni tra Halloween, 4 luglio e San Valentino per trovarci infine circa 1 anno o 2 dopo gli avvenimenti dello scorso appuntamento. La frase ricorrente che ascoltiamo più volte durante la visione ci è ben nota: “The carousel never stops turning.” La giostra continua a girare, e tu non puoi scendere. Sono le parole di Ellis Grey.

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