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Believe: recensione dell’episodio 1.04 – Defection

Dopo la visione del pilot avevo deciso di troncare sul nascere il mio rapporto con Believe. Poi, spinto da commenti positivi sul secondo episodio ho deciso di dargli un’altra chance. Una seconda possibilità non si nega a nessuno, soprattutto se ti chiami Alfonso Cuaron e adori ogni pellicola girata dal regista messicano (sono già alla quinta visione di Gravity, per intenderci). Un secondo episodio che mi aveva convinto e affascinato molto di più del pilot, tanto dal farmi dire “sì, dai, questa potrebbe essere la serie giusta che dà la svolta ad una pessima stagione”. E invece. Believe sembra essere caduto in una spirale di ripetitività che continua di episodio in episodio. Si è imbrigliato in una struttura narrativa sempre uguale a sé stessa. Believe 104 Defection - 3

Lo schema è il solito: braccati dall’FBI, Bo trova sempre il tempo per aiutare qualcuno a cercare il suo happy ending. Nel frattempo Tate tenta (invano) di allacciare un rapporto con la figlia e Skouras usa le sue cavie umane per cercare la posizione Bo. L’episodio si conclude con Tate e Bo che stanno per essere catturati dalla polizia o dagli uomini di Skouras quando i poteri della piccola, sempre più potenti, tolgono i due dai guai. C’è però un’altra cosa che mette in mostra tutti i limiti di scrittura della serie ed è il rapporto tra padre e figlia. Un rapporto da “serie animata” perché quel poco che viene fatto nel corso dell’episodio per farli avvicinare, viene completamente azzerato nella puntata successiva.

La parte leggermente più interessante dei quaranta minuti è ancora una volta il flashback, dove vediamo come si è arrivati alla rottura tra Skouras e Winter. Bo, per manifestare appieno i suoi poteri da telecinesi, viene torturata con scariche elettriche da Skouras. Un metodo che a Winter non stava bene e che è stato il viatico per rapire Bo dalla struttura di Skouras e farle cominciare una pericolosa fuga in giro per gli Stati Uniti. Believe 104 Defection - 2

Al quarto episodio si può tranquillamente dire che anche il lavoro di scrittura fatto sui personaggi è a dir poco scadente. Al momento non c’è nessuno che si salva. Sono tutti personaggi monodimensionali, privi di qualsiasi caratteristica che li possa far spiccare l’uno sull’altro. Certo, lo schema da loop nel quale la serie si è ingarbugliata non li aiuta di certo ad uscire fuori, ma una maggior cura nel tratteggiarli non sarebbe di certo guastata indipendentemente da tutto questo.

Il mio giudizio – a questo punto definitivo – è un “non ci siamo” che, al quarto episodio, si può leggere anche come un “arrivederci e grazie”. Dispiace per Cuaron, meno per Abrams che ormai da tempo non è più sinonimo di qualità e innovazione, segno che i tempi sono decisamente cambiati anche per lui.

Ripetitiva

Recensione dell'episodio 1.04 - Defection

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Daniele Marseglia

Il cinema e le serie tv occupano gran parte della mia giornata. Nel tempo libero, vivo.

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