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Battlestar Galactica

Battlestar Galactica, siete convinti che sia una serie sci-fi?

Disclaimer: questo articolo ha lo sfacciatissimo scopo di incuriosire qualche neofita e l’arduo compito di far sentire un velo di nostalgia a qualche appassionato di una delle serie più articolate e poliedriche che siano state trasmesse negli utlimi anni. Parliamo di Battlestar Galactica (BSG per i fan), serie reimmaginata: eh sì perché già nel 1978 (e con meno successo nel 1980) la serie era entrata nella mitologia della fantascienza.

State tranquilli. Per chi storce il naso di fronte a tutto ciò che inizia per sci e finisce per -fi  (presente!) chiarisco subito che, a discapito del nome e dell’ambientazione spaziale, leggere BSG come una serie fantascientifica è come indovinare il ripieno di un cioccolatino dal colore della carta.
Allora di cosa parla? In un futuro chissà se poi così lontanto la razza umana ha costruito delle macchine evolute, i Cylons, e le ha “schiavizzate” per compiere i lavori più duri (so che sembra di averla già sentita da qualche parte). Queste macchine sono tecnologicamente così avanzate che il software è in grado di sviluppare una bozza embrionale di coscienza. Questo le porta a ribellarsi, dando vita ad una sanguinosa guerra che si conclude con un armistizio dopo il quale i Cylon non si fanno più sentire. Per 40 anni per lo meno, perché in una giornata qualunque le 12 Colonie sulle quali la popolazione umana è distribuita vengono polverizzate da un attacco nucleare cylone.
Non ci sono sopravvissuti, se non coloro che casualmente si trovavano nello spazio, tra cui la base stellare Galactica, prossima al pensionamento insieme con il suo glorioso Comandante, William Adama (Edward James Olmos, l’ex baffuto Capitano di Miami Vice).
La popolazione umana è ridotta a poco meno di 50.000 persone che cominciano a vagare nello spazio alla ricerca della Terra Promessa. Ed è da questo punto che BSG si trasforma in metafora (ammesso e non concesso che lo sterminio di una popolazione con armi nucleari sia da escludersi dalla metafora…).
Il Comandante Adama, il potere militare, si trova costretto, più o meno forzatamente, a guidare la flotta assieme al Presidente Laura Roslin (Mary McDonnell), il potere civile e unica sopravvissuta nella linea di succesione del Governo eletto.
Ricostruire una civiltà da qui non è per niente facile: le regole sono saltate, si deve scendere a compromessi, l’obiettivo fissato è la salvaguardia della specie. Tanto per fare un esempio di fronte ad una ragazza che vuole abortire la progressista Roslin è costretta a violare i propri principi rendendo illegale l’interruzione di gravidanza. D’altra parte se non si fanno bambini come si sopravvive? Il principio per cui, per il bene comune è necessario rinunciare a qualcuna delle proprie libertà non è poi un concetto così estraneo alla nostra realtà attuale.
L’altra patata bollente che cade tra le mani dei due leader è che i Cylon si sono evoluti a tal punto da assumere un aspetto umano (saranno definiti ironicamente skinjobs-lavori in pelle). Alcuni di essi poi – in particolare i modelli femminili – evolvono in modo più spinto quella bozza di coscienza che li aveva portati alla ribellione. Cominciano a nutrire dei sentimenti verso due umani e verso un bambino che deve nascere. A questo punto cosa li differenzia dall’uomo? Forse solamente il materiale di cui è fatto il sangue e lo scheletro.
Ed è a questo punto che entra prepotentemente la “metafora” della paura del diverso, del razzismo e della xenofobia, della pulizia etnica e del genocidio.
La linea di demarcazione tra “buoni” e “cattivi” non è più così netta e quando si comincia a pensare, beh questi cylons non sono poi così cattivi… è fatta, il morbo di Battlestar Galactica sta dilagando.
Quella dello spazio è una società che si deve ricostruire e che deve proteggersi dagli attacchi esterni e da quelli interni. Perché le differenze di classe non vengono cancellate da qualche testata nucleare, perché ci sono e ci saranno sempre quelli nati per comandare e quelli nati per lavorare. Ed ecco che assistiamo a quello che è successo in Europa poco più di un paio di secoli fa: scioperi, arresti, coercizione al lavoro, nascita dei sindacati, riconoscimento del diritto dei lavoratori.
Non mancano nemmeno le beghe politiche, con i sotterfugi, i complotti, i brogli elettorali…la religione, da quella politeista degli umani, a quella monoteista dei Cylons (sic!). Aggiungo che il massimo della tecnologia che ci si concede sono i salti FTL (faster than light): niente teletrasporto, niente asettiche stanze mediche. Le astronavi si costruiscono con metallo, fiamma ossidrica e bulloni, i meccanici hanno le mani sporche d’olio, le pistole hanno pallottole e non raggi laser, il dottore di bordo fuma in faccia ai pazienti.
Le atmosfere cupe e dolenti sono accompagnate dal meraviglioso score originale di Bear McReary che diventa supporto immancabile alla narrazione stessa. L’unico vezzo è una rivisitazione di All along the watchover di Bob Dylan, canzone che diventa cardine al termine della terza stagione.
La ciliegina sulla torta è un cast che riesce a trasmettere le mille sfaccettature di personaggi complessi, tormentati, alla ricerca di una speranza cui aggrapparsi per vivere e sopravvivere. Indimenticabili rimangono la solidità del Comandante Adama (il vecchio, saggio uomo che ha imparato dai propri errori) e del suo secondo il Colonnello Tigh (un magistrale Michael Hogan), la magnifica presenza di Starbuck (Katee Sackhoff) scapestrata, dolce e leale pilota, la devozione del Presidente Roslin alla causa della sopravvivenza, l’idealismo puro e incontaminato di Lee Adama (Jamie Bamber) e Helo Agathon (Thamoh Pennikett), le debolezze umanissime di Baltar (James Callis), la complessità psicologica di Numero Sei e Sharon Valerii.
E’ difficilissimo condensare in poche righe cosa sia Battlestar Galactica. Chi l’ha amato come me probabilmente non si riterrà soddisfatto di questa recensione. Non lo sono nemmeno io, perché avrei voluto dire molto e molto di più.
Difetti? Pochi. A parte qualche caduta troppo metafisica e qualche puntata più lenta anche gli episodi cosiddetti “riempitivi” mantengono un livello decisamente superiore rispetto ad una normale serie televisiva (basti pensare che in uno di questi si pongono le basi per una guerra civile).
La serie si è conclusa il 21 Marzo 2009, ma in 4 stagioni è riuscita a diventare un cult per spettatori di tutto il mondo. Le emozioni che ha lasciato, i neuroni che (si spera) ha fatto girare non andranno presto dimenticati. Nel prossimo autunno è prevista l’uscita del film The Plan (la vicenda dal punto di vista Cylon) mentre è già in preparazione lo spin-off Caprica, ambientato circa 50 anni prima delle vicende del Galactica.
Ultima nota: nei mesi scorsi alcuni membri del cast, insieme con ideatori e produttori, sono stati invitati al Palazzo di Vetro a New York ad una conferenza su diritti umani, terrorismo, riconciliazione e dialogo tra le civiltà e le religioni.
Ancora convinti che sia una serie di fantascienza?
E come direbbe il Comandante Adama So say we all

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