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Cinema

Batman v Superman – Dawn of Justice: la recensione

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Titolo: Batman v Superman – Dawn of Justice

Anno: 2016   Durata: 2h e 33m

Regia: Zack Snyder

Cast: Ben Affleck, Henry Cavill, Jesse Eisenberg, Amy Adams, Gal Gadot, Jeremy Irons

Dio contro Uomo. Giorno contro Notte. Il figlio di Krypton contro l’orfano di Gotham. Sono questi solo alcuni degli scontri iconici con cui il film di Snyder è stato promozionato. Facili contrapposizioni che la natura stessa di due tra i supereroi più noti al grande pubblico rende di immediata comprensione anche a chi non sia un esperto di fumetti o di cinecomic. Battute semplici che hanno, però, il merito di essere tanto apparentemente veritiere quanto illusoriamente ingannevoli. Perché il primo capitolo del DC Extended Universe (declinazione in versione DC di quel Marvel Cinematic Universe che ha fatto e sta facendo la fortuna della Casa delle Idee al cinema negli ultimi anni) è più di quanto quegli slogan vogliono suggerire.

Batman v Superman: Dawn of JusticeAnche se il film è idealmente il sequel di Man of Steel (primo episodio della nuova incarnazione cinematografica di Superman), sia l’ordine dei nomi nel titolo che quello di apparizione in scena concentrano l’attenzione sul Pipistrello di Gotham. E non poteva che essere così dal momento che, a quattro anni dalla fine della trilogia di Nolan, era inevitabile che buona parte del giudizio sul film si giocasse proprio sulla qualità dell’ennesima rivisitazione del personaggio creato da Bob Kane e Bill Finger nel 1939. Soprattutto, sulla domanda: sarà Ben Affleck (il cui precedente incontro con i supereroi era stato il tutt’altro che incoraggiante Daredevil cinematografico) la giusta scelta? La risposta è un più che convinto si. Perché il Batman di questo film non è quello fumettoso e improbabile della gloriosa serie tv con Adam West, ma neanche è quello dolente e tormentato di Nolan. Il Batman di Snyder sembra scritto da Nietzsche per dare una forma concreta al suo famoso aforisma secondo cui “chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro; e se scruterai troppo a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te”. Batman è il supereroe invincibile che è stato infine sconfitto da sé stesso. Un vigilante mascherato che combatte il male ormai per una consolidata abitudine più che per una convinta missione. Un giustiziere tenebroso che non crede in quella giustizia che si ostina a servire perché consapevole che i criminali sono come le erbacce che sempre ricrescono dopo averle strappate. Un salvatore di cui hanno paura i salvati ancora più che le vittime e che si compiace di una violenza che porta a chiedersi se non si stia guardando un feroce villain invece che un onesto buono. La notte che le tagline pubblicitarie promettevano, quindi? Si, certo. Ma anche no, per nulla. Perché questo Batman sporco, cattivo, persino offensivamente eccessivo in certi suoi tratti (perché la passione per le armi e la facilità con cui uccide contraddicono due degli aspetti fondanti del personaggio classico) è alla fine l’unico baluardo che l’umanità può opporre al mito del falso dio. Il trionfo insperato dell’intelligenza umana contro l’invincibile forza di un essere alieno. Batman è l’uomo nelle sue imperfezioni; è una somma di numeri negativi che da un risultato impassibilmente positivo; è il peccatore consapevole di esserlo che si confronta con una demoniaca divinità per ridefinire sé stesso e smacchiare la sua coscienza. Lo sguardo accigliato, l’espressione indurita, il fisico massiccio ma tozzo di Ben Affleck sono perfetti per restituire un Pipistrello tormentato dagli incubi ossessivi e alla ricerca di un’eredità da lasciare, ma anche un Bruce Wayne mai così poco mondano e mai tanto annoiato da troppi anni spesi a ripetere lo stesso canovaccio. Una interpretazione che cancella ogni dubbio e fa guadagnare al film applausi che zittiscono il coro di mugugni che il casting aveva sollevato con questa scelta.

Batman v Superman: Dawn of JusticeSe Batman è la notte che si scopre madre dell’alba, Superman è davvero il giorno solare che l’iconografia classica ha sempre descritto? Il figlio adottivo di Jonathan e Martha Kent è davvero il superuomo i cui poteri realizzano i sogni dell’uomo comune? Superman arriva volando stagliandosi nel cielo come un dio circonfuso di luce; trascina navi incagliate nel ghiaccio come fossero slittini sulla neve; solleva una capsula spaziale salvandola dall’esplosione del razzo vettore; soccorre persone bloccate sui tetti che disegnano il suo logo invece che la scritta help sicuri che lui arriverà; estrae dalle fiamme una bambina indifesa depositandola ai piedi di una folla che gli si accalca intorno cercando di toccarlo come una divinità scesa in terra a miracol mostrare. È questo Superman? O non è piuttosto il false god come avverte la scritta in vernice rossa sul suo monumento celebrativo? Perché è nel suo stesso nome a nascondersi davanti agli occhi di tutti una pericolosa bugia. Superman non è innanzitutto un uomo. Anche se ha l’aspetto belloccio di un contadino del Kansas e il fisico di una scultura greca, Superman è Kal El, il figlio di Jor El finito sulla terra per sfuggire al suo mondo morente. Superman non è quindi uno di noi e nessuno può essere sicuro che capisca cosa significhi essere uno di noi. Si è mai interessato Superman delle migliaia di vittime collaterali del suo scontro con il generale Zod? Si è mai preoccupato delle conseguenze dei suoi interventi volanti su chi resta in balia della vendetta dei suoi nemici quando lui è andato altrove? Soprattutto, Superman sa cosa sia la responsabilità? Sa cosa significa rispondere delle proprie azioni? A chi mai dovrà risponderne? Superman è un dio bambino; un alieno con il potere di distruggere quello stesso mondo che ha deciso di proteggere; un giorno splendente che può tramutarsi repentino in un cielo tempestoso. La difficoltà di accettare questo suo essere altro pur volendo essere uno tra i tanti è ciò che tormenta Clark Kent. Scoprirsi vulnerabile proprio per colpa dei lati umani della sua personalità lo costringe a inginocchiarsi prima di tutto di fronte alle sue impreviste debolezze. Henry Cavill riesce a mostrare l’imperturbabilità dell’essere superiore, ma anche la tragedia di chi è ontologicamente solo dando spessore ad un personaggio che troppo spesso è stato ridotto allo scontato cliché del buono a tutti i costi.

Batman v Superman: Dawn of JusticeInevitabile che due protagonisti tanto diversi finiscano per scontrarsi? In verità, proprio questo punto è il più debole del film. Le motivazioni dell’astio di Batman nei confronti di Superman e l’atteggiamento ostile di quest’ultimo verso il primo non sono prive di fondamento, ma quelle stesse fondamenta sono dopotutto poggiate su un terreno viscido. Nonostante i due operino in modi diversi, i loro fini dovrebbero portarli a discutere piuttosto che a combattere su fronti opposti e difatti ciò avviene (come si vede nel trailer, quindi nessuno spoiler in questa recensione) non appena una minaccia comune si palesa. Troppo repentino appare quindi il passaggio dall’essere nemici al diventare alleati e labile è la scusa dell’avere ora lo stesso avversario. Non tanto il mostruoso Doomsday, ma quanto il temibile Lex Luthor. Jesse Eisenberg da una sua personale interpretazione del personaggio discostandosi molto dal carattere originale e virando maggiormente verso una lucida follia che richiama il Joker di Ledger sostituendone la violenza con l’astuzia. È, comunque, sicuramente Wonder Woman la new entry più attesa. Il fascino e il portamento da modella di Gal Gadot sono forse troppo eterei per renderla credibile quando indossa l’inedita versione del costume di Wonder Woman (più simile a quello di una guerriera alla Xena che a quello classico complice anche scudo e spada). Nondimeno il suo esordio, seppure limitato alla parte finale del film, è di sicuro impatto imprimendo un cambio di ritmo di cui si sentiva la necessità. Didascalico e pro domo DC le vignette dedicate ai prossimi eroi in arrivo inseriti giusto come memo che “dawn of justice” si riferisce all’inizio di una più lunga serie.

Batman v Superman è lontano dall’essere un film perfetto e pecca di una sceneggiatura che salta troppi passaggi per lasciare al regista lo spazio di dilungarsi in scene di ottima resa visiva, ma spesso ridondanti che finiscono per appesantire la narrazione allungandola oltre il dovuto. Ma resta comunque un film che prova a ridisegnare figure ormai abusate dandogli un nuovo spessore. E questo successo gli va riconosciuto con una convinta dose di meritati applausi.

  • Imperfetto ma degno di lode per averci provato
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