fbpx
Bates Motel

Bates Motel: Recensione dell’episodio 1.07 – The man in number 9

L’inizio della fine

Ci sono serie che partono con il proverbiale botto, altre che perdono il mordente in corso d’opera, altre ancora che necessitano di qualche episodio di rodaggio prima di dispiegare tutto il loro potenziale. E da tre puntate a questa parte, Bates Motel sembra proprio appartenere a quest’ultimo caso. La serie di Carlton Cuse non era infatti partita proprio con il piede giusto e personalmente l’avevo promossa quasi esclusivamente sulla fiducia: l’idea era buona ma sviluppata in modo frettoloso e a tratti superficiale, l’ambientazione in linea di massima non convinceva, il tutto era sorretto in gran parte solo dalle prove attoriali della Farmiga e di Highmore. Ad oggi, sono felice di ricredermi e dopo tre episodi siffatti penso che la serie abbia trovato il suo equilibrio, sia sul piano stilistico che su quello narrativo. Ma ciò che mi stupisce e che credo fermamente, è che in realtà Carlton Cuse e Kerry Ehrin sapessero sin dall’inizio dove sarebbero andati a parare, e che in fondo non ci siano stati grandi cambiamenti di rotta in tale progetto di scrittura. Perché il concept di Bates Motel è  sostanzialmente l’inganno, per chi guarda e anche per chi racconta. Perché a White Pine Bay nulla è propriamente come sembra.

2Il cold open riprende esattamente da dove la scorsa (bellissima) puntata si era conclusa. Romero giunge sul luogo del delitto e scopre che Shelby è ormai cadavere sulla scalinata del motel. Poi invita Dylan a posare la pistola, dichiarando che dovranno parlare. A quel punto Romero decide di ”addossarsi” la responsabilità dell’omicidio di Shelby, avvenuto durante una sparatoria all’interno del motel di Norma, quando Zack avrebbe deciso di spostare la ragazza asiatica (al momento scomparsa nei boschi) dalla barca di Summers. Dylan sarebbe stato coinvolto accidentalmente nello scontro a fuoco, il che giustificherà il braccio ferito. L’ironia autoreferenziale della scena in cui il ragazzo lamenta il fatto di essere praticamente stato messo da parte in questa nuova versione della storia, è un momento splendido: ”Questo è tutto? Ho rischiato la mia vita per salvarvi il culo e metterlo K.O. e questo è tutto?!”. ”Questo è tutto”, replica Norma sollevata. ”È finita.”
Sigla.

Ancora una volta siamo tratti in inganno dalla scrittura di questo portentoso show. E questo perché se è abbastanza prevedibile che3 col cavolo è finito tutto, la verità di cui Norma si è fatta eroicamente portatrice nello scorso episodio, non lo è nella stessa misura. Questo aspetto risulta chiarissimo sin dalle prime battute del nuovo Bates Motel, quello che vedremo a partire da questo settimo episodio in poi, quello che è la risultante di ciò che si è semplicemente mostrato in germe nei primi sei episodi: la follia di Norman Bates. Norman fantastica su Bradley sotto le lenzuola e poi copre la sua erezione all’invadente arrivo di sua madre in camera. È già fin troppo chiaro che l’intento protettivo di Norma sottende in realtà la sua malsana, incestuosa ossessione per il figlio diciassettenne. Diventa lecito per lo spettatore chiedersi quanto l’atteggiamento protettivo e opprimente di Norma non sia conseguenza della follia di suo figlio (che per questo andrebbe ”protetto”, con giusto disappunto da parte di Dylan), ma solo della sua. Le fantasie disturbanti di Norma sul figlio a letto con Bradley la dicono lunga a riguardo. Così com’è evidente che l’alleanza di mamma Bates con Emma, è dovuta sostanzialmente al fatto che la ragazza – bella ma troppo pura per essere conturbante – non rappresenta una minaccia reale alla diade incestuosa. Tali aspetti, di forte spessore psicologico oltre che narrativo, sono delineati in modo magistrale, senza troppi spiegoni di sorta ma piuttosto sottesi nelle battute, nelle inquadrature, nelle mezze espressioni di attori a dir poco straordinari. Questa scelta stilistica è uno dei pregi più spettacolari dello show.

1Inizia a delinearsi in modo altrettanto chiaro la serpeggiante misoginia di Norman Bates, e prevedo un futuro oscuro per Dylan laddove dovesse cedere alle lusinghe della biondissima Bradley. Straordinaria e di forte impatto hitchcockiano, la scena in cui Norman si allontana a grandi passi dalla casa della ragazza ripetendo i folli moniti della madre, per giunta con la sua stessa intonazione: ”Non penso che le brave ragazze vadano a casa di qualcuno a cercarlo il giorno dopo che si è trasferito, o vadano a letto con uno che conoscono a malapena. A diciassette anni, addirittura. Davvero, quale ragazza lo farebbe?”. Psycho docet. Altrettanto straordinaria la scena in cui Bradley spegne (almeno momentaneamente) la follia di Norman con un abbraccio sinceramente rammaricato, in risposta al suo: ”Non credo tu sia una brava ragazza”. Una scena che sa di speranza in un quadro folle dove non può esserci speranza alcuna. Chapeau.

Il titolo dell’episodio fa però riferimento a un a new entry che certamente rappresenterà un significativo motore narrante per questa4 seconda parte di stagione (a proposito, quella di Bates Motel sarebbe stata una perfetta divisione in midseason, ma siamo tutti più contenti di non aver dovuto aspettare mesi di pausa!): Jere Burns (Justified, Breaking Bad) si unisce al cast nel ruolo dell’ambiguo Jake Abernathy, un uomo che sin dai tempi della gestione Summers affitta a mesi alterni la camera numero 9 e che adesso fa una strana (quanto economicamente allettante) proposta a Norma: affittargli periodicamente tutte le stanze del motel per un’attività ”commerciale” non ancora chiara. Anche in questo caso, la componente hitchcockiana si fa più che presente nella narrazione, e il motel stesso sembra animarsi di vita propria come a divenire uno dei personaggi principali…

Puntata impeccabile come quelle che l’hanno preceduta, cinque stelle senza riserva alcuna.

Comments
To Top