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Bates Motel

Bates Motel: Recensione dell’episodio 1.05 – Ocean View

Il paese è piccolo e la gente mormora…

Il paese è piccolo e la gente mormora…

Ci sono essenzialmente due scene di questo episodio che mi hanno sinceramente toccato, e che da sole meriterebbero il massimo riconoscimento: la scena di apertura, con Norman che in un mattino sonnolento cammina per la strada con il sorriso di chi ha appena trascorso una notte d’amore, e quella in cui Norman si aggrappa sorridendo a Dylan mentre sfrecciano con la moto verso casa.

4Due scene che rendono l’episodio bellissimo ed emblematico per questa serie a tratti meravigliosa e a tratti un po’ meno, ma che non può di certo lasciare indifferenti. Sì, perché forse Ocean View assolve a un compito molto particolare, ossia quello di chiarire a chi ha deciso di seguire questo controverso show dove effettivamente gli autori vogliono andare a parare. E la direzione adesso sembra abbastanza chiara: perché Bates Motel è una ri-lettura contemporanea di Hithcock, che forse nel 2013 avrebbe concepito il suo Psycho in modo molto simile a ciò che stiamo guardando (senza azzardare paragoni, chiaramente). Perché quello che ci troviamo di fronte non è semplicemente legato a una diade malata, piuttosto è il racconto di un micro-sistema  malato, specchio allegorico di una società in cancrena.

Il fulcro narrativo non sta insomma (almeno non esclusivamente) nella relazione morbosa madre-figlio, che è piuttosto inscritta in un nucleo familiare criminale in cui la Norma di Carlton Cuse è la matriarca con le sue regole ferree quanto folli, e tale sistema è a sua volta inserito in un contesto negativo più ampio, fatto di segreti e misfatti. È la collettività che contagia l’individualità e viceversa, in un rapporto molto stretto di co-dipendenza.

Ocean View delinea perfettamente quest’aspetto: Norma non ha scelto Norman quale prediletto per qualche arcano motivo, 2semplicemente Norman è più suscettibile di Dylan al senso di colpa, asseconda molto più naturalmente le pazzie della madre, non riesce a tagliare quel mortifero cordone ombelicale dal quale Dylan si è già liberato tempo addietro (”Benvenuto fra i reietti”, dice a Norman prima di farlo salire sulla moto, perfetto simbolo icastico di liberazione giovanile dalla paralisi cui una madre malata vorrebbe costringere i propri figli. Chapeau!).

Narrativamente, l’episodio è abbastanza fondamentale: Norman riesce a ottenere la cauzione per sua madre attraverso l’atto di proprietà del motel, ma Norma è troppo impegnata ad avercela con lui perché si sente tradita dalla notte di passione di suo figlio con Bradley. Il loro dialogo in auto è meravigliosamente disturbante, e Vera Farmiga è straordinaria nel caratterizzare una madre malata che parla a suo figlio come se fosse una moglie tradita, e poi anche a Zack in un successivo momento, manifestando sempre quello stridulo, nevrotico, teso (e sinistramente infantile) senso di abbandono e rifiuto.

1Norman nel frattempo si destreggia fra una Bradley totalmente indifferente dopo la loro notte insieme (tristemente emblematica la battuta di Emma a riguardo: ”Ha cambiato il suo status? Solo sesso”), ed Emma, sempre più innamorata e disposta per questo ad andare con lui fino in fondo ai terribili segreti di White Pine Bay. La ragazza, dopo accurate ricerche su Keith Summers, scoprirà che l’uomo possedeva una barca, e se le loro congetture circa la complicità con Zack Shelby sono esatte, è molto probabile che la ragazza asiatica precedentemente tenuta in ostaggio nel suo seminterrato, si trovi adesso lì. I ragazzi fanno centro, recuperano la ragazza e la portano al (perennemente deserto) motel sotto lo sguardo scioccato di Norma, ora costretta a fare i conti con la verità circa Shelby, che nel frattempo ha scagionato Norma liberandosi della prova schiacciante che lega la sua amante all’omicidio di Summers (le fibre della moquette rinvenute sull’orologio).

E Dylan? L’unico (finora) sano di mente della combriccola, ci regala per la prima volta uno sguardo assassino degno di sua madre, 3quando decide di regolare i conti con il malfattore che ha quasi ucciso il suo amico e ”collega” di affari sporchi, il quale prima della tragedia aveva ben pensato di prestare a Dylan cinquemila bigliettoni. Insomma, anche Dylan sembra abbastanza a suo agio con le vendette sanguinarie. Sinceramente mi auguro di cuore che il ragazzo resti vivo per un bel po’ perché ho un debole per questo personaggio, che si preoccupa della salute mentale di Norman e tiene a cuore il suo interesse nonostante il fratello abbia tentato di ucciderlo (!). Tuttavia, a meno che Cuse & Co. non abbiano deciso di stravolgere completamente la storia (e ammetto che non mi dispiacerebbe, a questo punto) è abbastanza certo che non riuscirà nel suo nobile intento di strappare Norman alla follia della madre per evitare che si trasformi nel mostro che è nella storia da più di cinquant’anni.

Insomma, il sorriso adorabile di Freddie Highmore dopo che il suo Norman ha perso la verginità, è stato subito spento dalla pazzia della madre (quanto sa essere bipolare Vera Farmiga, e quando potremo vederla recitare accanto a sua sorella Taissa in una delle stagioni di American Horror Story?!). Ma l’entusiasmo per questa serie, per quanto mi riguarda, si è riacceso alla grande. Quattro stelle, in attesa (speriamo davvero) dell’exploit.

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