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Cinema

Baby Driver – Il Genio della Fuga: quando un film si muove alla giusta velocità. Recensione

baby driver

Titolo: Baby Driver – Il Genio della Fuga

Genere: Azione, commedia

Anno: 2017

Durata: 113′

Regia e Sceneggiatura: Edgar Wright

Cast: Ansel Elgort, Lily James, Kevin Spacey, Jon Bernthal, Jon Hamm, Jamie Foxx, Eiza Gonzalez

Diciamolo subito: Baby Driver – Il genio della fuga non è il fim che mi aspettavo. In parte la sorpresa è stata dettata dalle basse aspettative che nutrivo per la pellicola di Edgar Wright, in parte è dovuta all’ottima prova di un cast relegato a personaggi stereotipati che, malgrado tutto, sono stati in grado di coinvolgere e stupire dalla prima all’ultima inquadratura. Baby Driver può sembrare la solita storia, un po’ comedy e un po’ azione, ma in realtà nasconde una perla trash di alto livello. Talmente alto che mi prudono le mani nel dargli quattro stelle e dirvi di andare a guardarlo senza pensarci due volte.

Parliamo di macchine, ma non azzardatevi a pensare a Fast and Furious

ansel elgort lily james

Credits: Warner Bros.

Una canzone, solitamente, si compone di diverse parti. Si inizia con un’introduzione musicale che preannuncia la strofa, quindi una strofa seguita dal ritornello (la parte più orecchiabile e memorizzabile), se vogliamo, poi una parte strumentale, uno special che si distingue nettamente dal resto della canzone, e un finale. Di musica ci capisco poco ma la struttura narrativa di Baby Driver mi ha ricordato per molti versi la composizione di una canzone.

Baby (Ansel Elgort) è un teenager qualsiasi, immischiato quasi per caso nei piani del signore del crimine Doc (Kevin Spacey). Il suo compito è semplice: guidare l’auto e assicurarsi che i membri del suo team arrivino sani e salvi a destinazione. Malgrado sia bravo in quello che fa – ed è davvero bravo – non sogna altro che portare a termine il suo accordo con Doc e condurre una vita normale. Questo tuttavia non gli riesce al meglio e, quando sembra sul punto di avercela fatta, con la solare Debbie (Lily James) e il suo padre adottivo, Doc lo riporta alla vita di un tempo per un ultimo colpo. Un colpo che, malgrado lui ancora non lo sappia, cambierà per sempre la sua vita.

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La sequenza narrativa di Baby Driver non lascia spazio alla noia. Si ha il tempo di conoscere i personaggi, le loro interazioni, senza togliere spazio all’azione e alla trama. Inutile negare che l’azione è la parte più interessante del film, malgrado non metta in ombra i momenti di “transizione”. Ansel Elgort, come un novello Jason Statam, si immedesima molto bene nella parte del teenager con la testa un po’ tra le nuvole ma con un ottimo gioco di gambe sui pedali. Certo è che all’inizio può sembrare un Troy Bolton sotto steroidi, ma più il film procede e più la sua maturità interiore traspare anche all’esterno.

La colonna sonora che fa tutta la differenza

jon hamm

Credits: Warner Bros.

Il suo meglio Baby lo dà sicuramente nelle scene al volante e in quelle in cui canta canzoni della straordinaria soundtrack con gli auricolari a isolarlo dal resto del mondo. Le scene di inseguimento sono girate in maniera intensa, passionale, coinvolgente. Sono piccoli capolavori un po’ surreali, ma non abbastanza da rientrare nella categoria della fantascienza. Hanno la giusta dose di trash – vi accorgerete che in alcuni momenti sembra persino di essere in un film di Tarantino o una pellicola di Rob Cohen – ma anche una sufficiente dose di realismo.

Non mi riferivo casualmente alla struttura di una canzone per parlare di Baby Driver. Le canzoni sono una parte importante e significativa della pellicola. Se Baby passa buona parte del film a nascondersi dietro a occhiali da sole scuri e silenzi carichi di significato, la musica parla per lui. La colonna sonora è parte integrante del racconto, è ritmo e fotografia e regia e recitazione. Si passa con estrema facilità da Dave Brubeck ai Queen, da Sky Ferreira a Barry White. Il ritmo del jazz accompagna le scene tra Baby e Debbie come il rock ed il rap gettano il passo cadenzato delle scene più movimentate.

Dirò di più, la musica è talmente importante da essere per un terzo responsabile della buona riuscita di una pellicola come questa. I restanti due terzi? Un mix tra il montaggio, la sceneggiatura, la regia e la recitazione.

Un cast stellare da standing-ovation

kevin spacey ansel elgort

Credits: Warner Bros.

Il cast di Baby Driver ruota principalmente intorno all’interpretazione di Ansel Elgort. Spiace dirlo ma l’attore di Colpa delle Stelle rende molto meglio su schermo quando non parla e i gesti e gli sguardi parlano per lui. Il suo personaggio interagisce qui con il ballo, con il ritmo, con la velocità della sua auto, e sono tutti elementi che lo rendono un protagonista schivo ma interessante. Lily James, la Peggy Sue della situazione, rientra nei canoni dei suoi ruoli con i riccioli sempre perfetti e un sorriso luminoso sul volto. Non è una critica, quanto piuttosto una resa davanti all’evidenza che in questo canone di ruoli l’attrice funziona. In altri (ehm-Natasha Rostova-ehm) un po’ meno.

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Kevin Spacey infonde un po’ della malvagità del suo Frank Underwood in Doc e regala un’interpretazione davvero intensa e piena di sfumature. Lo stesso si può tranquillamente affermare per Jon Hamm (anche se qui è un po’ sottosfruttato, se vogliamo trovare il pelo nell’uovo), Jon Bernthal e Jamie Foxx, tutti complessi personaggi con più di una rotella fuori posto. Mitico e spassoso malgrado l’incapacità del suo personaggio di parlare è CJ Jones, il padre adottivo di Baby.

Un risultato davvero lodevole e un film ben riuscito

Baby Driver è un film fatto a regola d’arte. Ha tutto quello che serve per stupire ma non abbastanza “nonsense” da sforare nel trash puro. E’ un film che si fa guardare senza sbadigli o momenti di noia, che tocca le corde giuste dell’interesse dello spettatore ed esplode come una bomba di genialità e coraggio. Il coraggio nelle scelte di un cast di alto livello per una pellicola che non sia da Oscar, il coraggio di usare una soundtrack più forte dei dialoghi, il coraggio di alternare ciò che piace allo spettatore con ciò che piace al regista.

Proprio come una canzone, alla fine della visione (o dell’ascolto), Baby Driver è un motivo che resta in testa. Un film adatto all’afa estivo e che si potrebbe tranquillamente riguardare ancora e ancora. E ancora.

P.S. Dopotutto penso che gli darò prorio quattro stelle. Del resto, con un incasso di 166 milioni di dollari a fronte dell’investimento iniziale di 34 qualcosa di buono l’avrà anche fatta, no?

Baby Driver - Genio della Fuga
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Colonna Sonora
  • Coinvolgimento emotivo
  • Recitazione
4.2

Riassunto

Un film dal ritmo veloce come le auto che guida Baby.

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