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Ash vs. Evil Dead

Ash vs Evil Dead: Recensione dell’episodio 1.05 – The Host

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Si può commentare la solidità della trama orizzontale e la coerenza del suo dipanarsi da un episodio all’altro attraverso il fluire lineare di eventi logicamente connessi o gli scatti improvvisi di imprevisti cliffhanger. Ci si può dilungare sugli aspetti tecnici della messa in opera quali regia e montaggio facendo attenzione a capire se la loro qualità non rischia di essere una scintillante confezione per nascondere un penoso vuoto di idee. Soprattutto, si possono dedicare righe su righe a magnificare o denigrare le capacità attoriali del cast sperando di assistere a perle di bravura o anche a voragini del gusto. Ma come si può recensire qualcosa come questo Ash vs Evil Dead ? Una serie che nasce come un divertissement a uso e consumo dei fans della trilogia di Sam Raimi ispiratrice di un nuovo approccio scanzonato e ironico al genere horror soprannaturale. E che non si vergogna ad indugiare in veri e propri fan service richiamando scene dei film (come nel trip allucinogeno di Ash visto nello scorso episodio).

AshVsEvilDead1x05KellyPabloE allora cosa dire di questo The Host che inizia là dove era finito il precedente capitolo dello scontro tra Ash e il demone Eligos impossessatosi di Kelly? Con Ash letteralmente al palo vittima scoglionata dell’inutile esorcismo del brujo, sono proprio Kelly e Pablo a mandare avanti oltre metà dell’episodio. Fedele al cliché secondo cui una donna posseduta da un demone ricorre alla potente arma di una provocante sessualità per ingannare la malcapitata preda di turno, Kelly sfodera il tipico campionario di frasi ammiccanti e sguardi languidi per circuire un Pablo a cui non pare vero di avere a portata di mano ciò che ha sempre sognato nelle sue notti solitarie. Certo, fumare erba usando un fucile a canne mozze come pipa è una scelta talmente estrema da sorprendere il timido innamorato facendogli quasi dimenticare tutto il resto. Neanche si può dire che i continui intoppi che frenano il malvagio piano del demone non arrivino anticipati dalla telefonata del già visto perché tanto Kelly è simile al prototipo dell’indemoniata tentatrice quanto Pablo è fedele alla figura dell’impacciato amante che ha paura di cogliere il frutto che voleva addentare.

Eppure, sia Dana DeLorenzo che Ray Santiago sono bravi nel rendere bene i loro personaggi e interpretano bene la scenetta riuscendo a strappare quel sorriso a denti stretti che chi guarda questa serie si aspetta di stamparsi in viso durante i venticinque minuti dello svago settimanale. A voler essere critici, si potrebbe dir male di questo eccesso di stereotipi; ma Ash vs Evil Dead piuttosto che proporre idee innovative vuole solo usare al meglio quello che già esiste fornendone una sua rilettura parodistica leggera e al tempo stesso meno caciarona delle varie parodie volgari che periodicamente ingolfano i cinema a caccia di soldi facili.

AshVsEvilDeadAshAsh vs Evil Dead si distingue da questi prodotti biecamente commerciali per una maggiore cura sia nella recitazione che nella confezione del prodotto. Non che si raggiungono vette particolarmente elevate perché la regia si limita ad essere lineare e priva di fronzoli mettendosi al servizio di attori che sanno rendere bene la leggerezza della serie. Merito soprattutto di Bruce Campbell che rappresenta la naturale evoluzione del personaggio che gli aveva dato la fama decenni fa. Non poteva essere altrimenti e non per gli ovvi motivi anagrafici, ma quanto piuttosto per il felice sodalizio tra Sam Raimi e il suo attore feticcio.

Non è solo questo connubio a permettere alla serie di rappresentare una rinfrescante boccata di aria pulita tra il fetore in cui si impaludano le parodie horror. Ma anche la capacità di gestire bene gli scontri tra un Ash che ha fatto della sua impavida incoscienza un’infallibile arma (prima spara, poi pensa) e i demoni che vanamente provano ad affrontarlo. Pur nella certezza del nome del vincitore finale di duelli di questo tipo (perché Ash vs Evil Dead sarebbe un titolo senza senso se non ci fosse sempre e comunque Ash a guidare il tutto), all’happy ending si arriva comunque con una sufficiente dose di tensione ripagata dalla morte del personaggio sacrificabile di turno. A questo giro, ad immolarsi sulla pira funeraria è quel tio Pedro che aveva iniziato questo mini arco narrativo svolgendo in maniera egregia il proprio compito: permettere a Pablo di sfuggire all’anonimato a cui l’ingombrante ombra di Ash lo aveva condannato.

AshVsEvilDeadRubyIl breve minutaggio (scelta comunque giusta per evitare che la ricerca ossessiva di situazioni nonsense sfociasse in noiose forzature) relega al ruolo di quasi comparse l’improbabile coppia che si è lanciata sulle orme del trio guidata dal più insolito dei navigatori ad personam. La mano di Ash indica sicura la strada a Ruby e Amanda la cui opportunistica alleanza ancora regge sebbene non sia ancora del tutto chiaro perché la detective in congedo si fidi ciecamente della misteriosa sorella dell’ex fidanzata di Ash. Certo, Ruby ha salvato Amanda, ma la fretta con cui impedisce alla testa mozzata di rivelare la sua verità potrebbe suggerire che il nobile intento di fermare Ash per fermare il male non sia necessariamente tutta la verità, nient’altro che la verità.

The Host non è un episodio buono o cattivo. È un episodio di Ash vs Evil Dead. E che gli vuoi dire ad Ash ?

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1.05 – The Host
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