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Ascension: recensione della miniserie

A qualcuno potrà sembrare sorprendente, ma se domandate ad un esperto quale potrebbe essere la difficoltà maggiore di un viaggio interstellare verso un pianeta lontano vi sentirete dire che uno dei più gravi problemi sarebbe la convivenza forzata di un limitato numero di persone in un ambiente ridotto senza possibilità di comunicare in tempi brevi con la Terra e consapevoli del concreto rischio di una missione senza ritorno. È per questo che qualche anno fa le agenzie spaziali europea e russa hanno condotto Mars500, un esperimento basato a terra per simulare le condizioni di un viaggio verso Marte all’interno di una finta astronave al fine di studiare gli effetti biomedici e psicologici (valori di stress, regolazioni ormonali, risposte del sistema immunitario, qualità del sonno, tono dell’umore) indotti in persone costrette a vivere per un lungo periodo in un ambiente isolato e ristretto. Nella sua terza fase, Mars500 ha coinvolto sei volontari che hanno vissuto questa esperienza per i 519 giorni (dal 3 Giugno 2010 al 4 Novembre 2011) necessari ad un viaggio di andata e ritorno verso Marte con relativo sbarco sul pianeta rosso.

AscensionViondraDenningerIn “Ascension”, miniserie prodotta da SyFy, la tematica del confinamento è presente in quella che viene chiamata “la crisi” ossia la reazione psicologica a cui tutti vanno incontro quando realizzano di aver già conosciuto tutte le persone che potranno mai incontrare e visto tutti i posti che potranno mai visitare. Si, perché i seicento abitanti della nave spaziale stanno affrontando un “viaggio generazionale” ossia un viaggio spaziale dove la generazione di coloro che sono partiti sarà morta ben prima di raggiungere la meta a cui sono invece destinati i membri della generazione successiva a quella di cui la serie si occupa. Seicento persone che non conosceranno mai, quindi, nulla più del limitato ambiente della nave stessa. Seicento persone che riescono ad accettare il loro sacrificio perché convinti di star svolgendo una missione epocale che salverà il genere umano dalla minaccia nucleare percepita nel 1963 (data di partenza del viaggio verso Proxima Centauri) come una futuribile conseguenza della guerra fredda tra USA e URSS. Seicento uomini e donne che sono disposti a lasciare che sia un computer a stabilire matrimoni e possibilità di procreare perché il bene superiore a cui soni destinati è troppo più grande di qualunque diritto negato. Seicento persone che non sanno di vivere in un inganno. Perché il viaggio non è mai iniziato e la mastodontica nave è ferma da cinquantuno anni in un hangar segreto in quello che è la versione fantascientifica di Mars500 o anche il più grande reality show mai realizzato. Un reality show per pochi eletti e il cui scopo non è un Truman Show in salsa spaziale, ma una inconcepibile missione per …. bravo chi lo ha capito !

Ascension - Season 1Sta proprio in questa ambiguità uno dei grossi difetti di questa miniserie. Controllata dall’esterno dall’ossessivo Harris Enzmann (versione sci – fi del Christof di Truman Show), la missione viene prima presentata come un esperimento sociologico per studiare come evolverebbe un ristretto gruppo di menti superiori alla media se lasciato a sé stesso in un ambiente privo di qualunque rapporto col mondo esterno e quindi tagliato fuori dalla storia. Per quanto condotto in modo estremo, uno studio simile potrebbe anche essere interessante sebbene l’esito sembri essere tutt’altro che positivo. Sulla nave si sviluppa, infatti, una società rigidamente e fisicamente divisa in caste dove però una certa mobilità verticale è possibile, ma anche il percorso inverso è una minaccia temuta e sfruttata da chi ha potere per mantenere il comando. Una società chiusa che, però, replica in quel microcosmo gli stessi difetti del mondo esterno con gli intrighi a colpi bassi di una politica per nulla dissimile da quella lasciata sulla Terra e il sesso diventato molto più di una moneta di scambio al punto da giustificare la creazione di un corpo di hostess come strumento di controllo e spionaggio. Ma anche una società dove l’amore sincero prova ad emergere comunque e l’adulterio diventa l’unica possibile e pienamente giustificabile arma per sfidare i divieti imposti dalla programmazione delle nascite e dagli accoppiamenti decisi dalla genetica. Spunti meritevoli di approfondimento, ma che vengono trattati troppo superficialmente perché la serie è fatta di soli tre episodi da ottanta minuti. Ma soprattutto perché dopo il cliffhanger che chiude la prima parte, si decide di virare su un complotto organizzato dal misterioso ente di turno (lo giuro, TC in “TC Group” non sta a indicare noi di Telefilm Central!) per arrivare, tramite una eugenetica di reminiscenze naziste, alla creazione di un essere umano con poteri soprannaturali per …. non si sa quale motivo. E quindi la società chiusa lasciata evolvere autonomamente non è affatto autonoma perché nascite e accoppiamenti sono decisi da Enzmann e tutte le analisi e i preparati medici sono probabilmente forniti dal suo team tramite il loro uomo all’interno (e come sia mai possibile che ci sia qualcuno all’interno in una missione iniziata cinquantuno anni prima è uno dei plot hole più grossi). Come se non bastasse, proprio quando questo obiettivo sembrerebbe raggiunto come dimostrano le capacità oltre il previsto di Christa, un ennesimo cliffhanger svela che forse lo scopo della missione era davvero l’arrivo su un altro pianeta usando però il “teletrasporto psichico” ottenuto dopo anni di selezionati incroci e forzato isolamento. Solo che la serie finisce proprio arrivati a questo punto lasciando pertanto solo interrogativi e non risposte.

AscensionXOSi arriva, quindi, alla conclusione che questo “Ascension” non è una miniserie, ma piuttosto un lunghissimo episodio pilota di un qualcosa ancora da venire. Una sorta di bis di quanto già accadde (facendo i dovuti distinguo) con “Battlestar Galactica” che fu preceduta proprio da una miniserie. A essere onesti, i tipi di SyFy avevano anche accennato a questa possibilità e la notizia che la miniserie sia stata acquistata anche da Sky UK lascia intendere che si voglia prima testarne il potenziale. Se, però, lo guardiamo come un pilota, non possiamo più esimerci dal sottolineare quei fastidiosi difetti che sarebbero magari stati scusabili in un prodotto concepito per durare molto poco. Su tutti una recitazione alquanto approssimativa (e purtroppo non bastano le notevoli qualità estetiche del cast femminile a compensare questa imperdonabile assenza di talento) e una sovrabbondanza di storie che si accumulano senza che se ne capisca la necessità (su tutte, il tiramolla sentimentale tra Nora e James e il triangolo Aaron – Duke – Emily) anche se, magari, qualcuna potrebbe essere sfruttata in un eventuale seguito (con uno Stokes in fuga in un mondo a lui ignoto). Ci vuole, inoltre, una grossa sospensione della credulità per accettare che in cinquant’anni di isolamento sulla nave siano riusciti a sviluppare un chip cutaneo per inibire la fertilità, una conoscenza tanto dettagliata della genetica (quando la struttura del DNA fu scoperta solo nel 1951), un hardware informatico che arriva a produrre una sorta di tablet e controllare una nave tanto complessa. Paradossalmente proprio l’idea della propulsione nucleare per il razzo è la più credibile dato che nel 1963 la NASA interrompeva ufficialmente il progetto Orion nato proprio per lo sviluppo di un motore a impulso atomico, mentre la durata di cento anni per un viaggio verso Proxima Centauri è quella stimata negli anni ottanta dal successivo progetto Longshot (che ricorreva ad un reattore nucleare per innescare un motore a fusione elio – deuterio con confinamento inerziale).

Una recensione dovrebbe concludersi inevitabilmente con un giudizio che permetta di collocare la serie in una ideale scala di valori. Ma, alla fine, “Ascension” non è una miniserie con un inizio e una fine e nemmeno è un incipit con pregi e difetti che potrebbero cambiare in ipotetici episodi successivi. Proprio come la missione della nave spaziale omonima, “Ascension” è un viaggio sui generis il cui successo si potrà giudicare solo se arriverà alla sua meta finale. Certo, alle volte, andare è più interessante che arrivare. Ma per ora tutto è in pausa ed in pausa, quindi, non può che restare anche la conclusione di questa recensione.

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