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Cinema

Artemis Fowl e il messaggio “non hai vinto, ritenta”– la recensione del film fantasy su Disney+

Artemis Fowl: la recensione
Disney+

Titolo: Artemis Fowl
Genere: fantasy
Anno: 2020
Durata: 1h 33m
Regia: Kenneth Branagh
Sceneggiatura: Conor McPherson, Hamish McColl
Cast principale: Ferdia Shaw, Lara McDonnell, Judi Dench, Colin Farrell

In principio fu J.K. Rowling e il suo primo romanzo sui maghi bambini alla scuola di Hogwarts. Poi Harry Potter è diventato un film e da lì una saga dal successo planetario. E poi è iniziata. La caccia al nuovo Harry Potter. Ossia alla nuova saga di romanzi fantasy per ragazzi da trasformare in un franchise cinematografico da incassi al botteghino e soldi a palate dal merchandising. Ci hanno provato prima con Eragon fermandosi dopo il primo libro. Poi Percy Jackson, ma due film sono bastati a capire che non era il caso di proseguire. Ora tocca ad Artemis Fowl.

Artemis Fowl: la recensione
Artemis Fowl: la recensione – Credits: Disney+

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Il manuale del blockbuster

Con Artemis Fowl le premesse erano, invero, ottimali. Otto libri di discreto successo scritti da Eoin Colfer pescando nel ricco fiume della mitologia irlandese tra folletti, fate, nani, troll e goblin. Un tono leggero e scanzonato per dare una venata di sano divertimento ai limiti della parodia ad un genere di successo come il fantasy. Un protagonista dell’età giusta per coinvolgere quegli adolescenti a cui la saga è destinata. Una coorte di personaggi di supporto tra il saggio e il buffonesco. Un conflitto tra mondo fatato e mondo umano che richiama l’astio di Voldemort verso i babbani. E pure un nome dispregiativo ad hoc per i non fatati qui chiamati fangosi. C’era tutto.

Inevitabile, quindi, che un colosso come la Disney ci provasse a fare di Artemis Fowl un nuovo Harry Potter. E lo voleva così tanto da ringiovanire uno dei personaggi principali del libro in modo da avere una coppia di adolescenti per accontentare ragazzi e ragazze. Scelta che permette anche di provare a replicare l’indovinata accoppiata Daniel Radcliffe – Emma Watson ossia di cercare due volti nuovi da trasformare in potenziali star. Sono, infatti, essenzialmente dei debuttanti sia Ferdia Shaw che Lara McDonnell a cui vengono assegnati i due ruoli principali del dodicenne genio criminale Artemis Fowl II e dell’agente elfico Spinella Tappo che, come in ogni franchising che si rispetti, dovranno essere l’esca a cui far abboccare il pubblico adolescente.

Il manuale del buon blockbuster prescrive anche che i due protagonisti siano attorniati da un fidato manipolo di aiutanti e l’ambientazione a cavallo tra due mondi di Artemis Fowl permette di scegliere tra intrigante magia e immaginifica realtà. A questa seconda categoria si iscrivono la guardia del corpo Leale e l’esperta di tecniche di combattimento Juliet (che è anche lei adolescente giusto per non farsi mancare nulla). Sono, invece, membri del piccolo popolo il nano dalla lingua lunga Bombarda Sterro (che nel look ricorda Hagrid) e il centauro esperto di ogni tecnologia Polledro. Personaggi destinati a ritornare per cui il manuale di cui sopra prevede che siano assegnati ad attori noti ma non troppo come Nonso Anozie (visto già in Game of Thrones) e Josh Gad (da Modern Family passando per Pixels e Assassinio sull’Orient Express).

Manca qualcosa? No, perché anche i grossi nomi per dare una patina di rispettabilità al progetto ci sono. Colin Farrell si presta al ruolo di Artemis Fowl Sr, mentre la veterana Judi Dench fa cambiare sesso al comandante Tubero (che nei romanzi è un uomo). Kenneth Branagh alla regia dovrebbe garantire una messa in scena più che dignitosa per quello che Disney sperava fosse solo il primo capitolo di Artemis Fowl.

Artemis Fowl: la recensione
Artemis Fowl: la recensione – Credits: Disney+

E invece

C’è tutto il necessario in Artemis Fowl. Ma è davvero tutto tutto? La risposta, purtroppo, è decisamente no. Perché il film è una operazione talmente costruita a tavolino da finire per essere un modellino perfetto in ogni dettaglio a cui però mancano le pile per mettersi in moto. Batterie non incluse perché la troppa attenzione dedicata alla ricerca degli ingredienti ha fatto dimenticare che bisognava poi metterli insieme e cucinarli perché non basta prendere la migliore farina, il più saporito sugo e la più appetitosa mozzarella per servire una ottima pizza margherita.

Tutto in Artemis Fowl finisce per essere affrettato il che è paradossale se si considera che l’uscita del film è stata rimandata a causa del lockdown dovuto al pandemia da Covid – 19. Perdonabile è l’aver anticipato l’entrata in scena del villain mantenendolo comunque anonimo per dargli la caccia in uno sperato sequel. Molto più difficile è, invece, accettare che i rapporti tra i personaggi evolvano tanto rapidamente. In particolare, Artemis e Spinella passano da avversari a migliori amici nel volgere di una o due scene.

Né tanto meno la superiore intelligenza di Artemis ha modo di risaltare dato che il suo piano non è mai spiegato, ma piuttosto sembra un succedersi di eventi slegati che stanno insieme solo perché la voce narrante ci dice che è così. Così come poco si comprende del comportamento di Bombarda presentato come un ladro, ma subito disposto ad aiutare i nostri eroi senza che ci sia stato dato modo di comprenderne la sostanziale bonomia.

Alla fretta la sceneggiatura aggiunge anche il difetto congenito di voler depotenziare la carica parodistica dei libri originali. Facile immaginare che dietro ci sia la volontà della Disney probabilmente restia a basare un franchising su quello che è di fatto un ladro fiero di esserlo. Solo che magari bisognava pensarci prima. Evitare che Artemis si vanti di essere il miglior genio criminale del mondo senza che lo si sia visto compiere alcun crimine. Anche perché sorvolare su questo punto rende incomprensibili le azioni di altri personaggi. Tipo l’ostilità istantanea della polizia elfica per i Fowl tutti le cui gesta sono note a loro, ma non allo spettatore. O l’importanza del padre di Artemis la cui presenza troppo evanescente non giustifica il ruolo importante che invece sembra avere da molto tempo.

In Artemis Fowl gli ingredienti ci sono tutti, ma nessuno sapeva cosa farsene.

Artemis Fowl: la recensione
Artemis Fowl: la recensione – Credits: Disney+

Impegnarsi il minimo possibile

La mancanza di una solida base su cui costruire un film riuscito sembra abbattere ogni volontà di impegnarsi nel progetto Artemis Fowl. Encomiabili sono gli sforzi di Ferdia Shaw e Lara McDonnell nel dare vita ai loro personaggi. Il giovane attore irlandese sa essere sicuro di sé fino al limite dell’altezzoso come richiede la sua controparte cartacea, ma le carenze della sceneggiatura lo fanno apparire quasi uno che se la tira troppo. Più semplice il lavoro della sua alter ego femminile (anche lei irlandese) che paga però pegno alla fretta di cui si diceva prima nell’evoluzione del carattere del suo personaggio.

Sono, tuttavia, piccole fiammelle nel buio che cala quando si chiudono gli occhi per non vedere le interpretazioni raffazzonate del resto del cast. Perché magari non ci aspettava troppo da Nonso Anozie, ma di certo molto più si poteva chiedere ad attori rodati come Colin Farrell o ad una veterana come Judi Dench. Invece, tutti e con loro anche e soprattutto il regista Kenneth Branagh sembrano avere come unico mantra svolgere il proprio compitino alla come viene viene, basta che si finisca quanto prima è possibile.

Fa eccezione solo Josh Gad il cui personaggio Bombarda Sterro risulta il più simpatico. Anche se l’idea del nano gigante è probabilmente solo un escamotage ad hoc per risparmiare sugli effetti digitali. Almeno i soldi sono stati spesi bene per ricostruire Cantuccio, capitale del mondo fatato, che risalta per la affascinante commistione tra fantasy e fantascienza. Un punto a favore di un film che ne ha però persi troppi strada facendo. Così come anche alcune scene presenti nel primo trailer e tagliate dalla versione finale.

Artemis Fowl si aggiunge alla lista di film che ci hanno provato a diventare il nuovo Harry Potter. Come ad altre major in passato, anche la Disney ha provato a pescare il bussolotto fortunato, ma aprendolo ha trovato anche lesi solo il messaggio “non hai vinto, ritenta”. Forse è il momento di chiedersi se non sia il caso di smetterla di ritentare?

Artemis Fowl: la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
2.8

Giudizio complessivo

Un film con buone potenzialità che non vengono sfruttate per la troppa fretta e la poca volontà di impegnarsi  a fare le cose per bene nella vana speranza che bastino buoni ingredienti a fare un buon film

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