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Arrow: recensione dell’episodio 4.13 – Sins of the Father

E niente, anche Arrow alla fine è scivolato.

La seconda parte della quarta stagione si sta stancamente trascinando verso la fine senza troppo rumore. La trama inizia a ritorcersi su sé stessa, ricreando situazioni già viste e piuttosto noiosette; i protagonisti stessi sembrano fiaccati da una stagione che ha smesso di convincere e l’interpretazione finisce col risentirne pesantemente.

arrowNon mi aspettavo dalla serie un ritorno così fiacco in cui viene addirittura quasi messa in pausa la questione Darhk, che in un primo momento avevo visto come unica possibilità di tenere alti gli standard. Gli autori hanno preferito concentrarsi su dinamiche relativamente minori, da Felicity a Thea fino alle noiosissime diatribe all’interno della Lega degli Assassini (che, senza nulla togliere alle stagioni precedenti, hanno anche un po’ stancato); quel tanto che basta per allungare il brodo su un macro-plot, quello su Darhk, che altrimenti si potrebbe dire concluso con una manciata di episodi.

Una scelta forse sbagliata dall’inizio e che ora ne paga le conseguenze su tutti i fronti con una serie di conclusioni e colpi di scena piuttosto scontati.

Primo su tutti la questione Thea: scontatissimo che esista una cura, che la Lega si sarebbe immischiata (al di là del fattore papà Malcom) e che si sarebbe sfruttato l’incidente per mettere di nuovo in mezzo Nyssa con i suoi insulsi capricci. Così com’era scontato che Merlyn se la sarebbe presa e sarebbe andato a piangere da Darhk, ricreando di nuovo uno scenario da prima stagione che forse nessuno voleva vedere. Questo quadro si riflette più che mai nelle scelte prese da Oliver, che volendo guardare al personaggio costruito nella serie, magari possono anche non stonare, ma se si pensa anche solo per un attimo al vero Green Arrow non posso fare a meno di storcere la bocca. Capisco il voler creare un prodotto nuovo, ma d’altra parte non si può non tenere conto che la sua controparte fumettistica è l’uomo più cinico del mondo.Arrow

Così come per il momento risulta abbondantemente piatto anche il sub-plot legato al papà di Felicity, che non dice nulla di realmente interessante. Spero che papà Smoak abbia delle mire più alte o che almeno lavori per qualcuno di davvero rilevante, perché per ora sembra solo un binario morto messo su solo per distrarci da Damien.

Forse l’unico dettaglio che mi ha colpita e incuriosita è la carta messa in gioco da Malcom. Usare il figlio di Oliver forse è un colpo basso anche per lui; e non solo, sfruttare questo piccolo dettaglio serve da un lato a dare un senso a quanto abbiamo visto precedentemente, dall’altro probabilmente movimenterà un po’ le situazioni all’interno del team e della coppia Olicity.

PArrowoc’altro si può aggiungere sull’episodio che, di nuovo, soffre soprattutto a livello registico sull’interpretazione dei protagonisti, che sembrano da un lato spenti e dall’altro forse eccessivamente finti; sembra insomma che questo episodio sia quasi fuori contesto rispetto a tutta la serie, come non gli appartenesse davvero, o come se fosse un prodotto posticcio frutto di qualcun altro.

Inutile continuare ad accanirsi contro gli insulsi flashback, sarebbe ormai come sparare sulla croce rossa e forse al momento non sono nemmeno il punto più debole della serie. Quel che si può dire a difesa della serie è che questo è il primo vero scivolone sulla trama e che c’è ancora tempo per poter correggere il tiro. La parola d’ordine ora dovrebbe essere ‘puntare su Damien’ e liquidare in breve tutte le sottotrame, ma mi chiedo quanti elementi abbia a disposizione sul plot principale.

Un’ultima domanda, ma quant’è diventato facile fare avanti e indietro da Nanda Parbat?

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4.13 Sins of the Father – Il nostro giudizio
  • episodio in evidente calo
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