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Arrow: Recensione dell’episodio 3.17 – Suicidal Tendencies

In questo episodio sono stati tutti molto moderati e cortesi (a parte Maseo a cui piace andare sempre al sodo), comprensivi, profondi, rispettosi. Eppure io a Ray un paio di mazzate belle forti gliele avrei date. Non dico infilzarlo, sarebbe stato scortese, ma una ripassatina un filo più convinta, tanto per insegnargli come si sta al mondo. E poi nessuno può permettersi di friggere Roy così impunemente!
No, ma come faccio a prendere Brandon Routh sul serio, quando ogni volta che compare in scena mi trovo ad esclamare “ma nessuno gli passa un po’ di collirio?”. E’ perennemente allergico? Okay, scherzo, ma questo è stato un episodio un po’ bizzarro.
Vogliamo parlare del fatto che siamo sfuggiti ai brutti flashback di Oliver per dei flashback di Deadshot?

L’episodio mi è piaciutArrow_317-02o e parecchio. Strano ma vero, considerato che metà è stato dedicato alla famiglia Diggle. Eppure come al solito gli autori riescono a comprimere una straordinaria quantità di avvenimenti in quaranta minuti e in più ci regalano una serie di scene davvero da incorniciare. E il fritto misto funziona perché sono proprio i personaggi ad essere il cuore di ogni scena e sono dei personaggi ormai maturi, così che pure una missione noiosa, in un luogo inventato dell’Europa dell’Est, senza Oliver e con un pretesto totalmente ridicolo, risulta piacevole ed emozionante. Questo anche perché la parte riflessiva e intimista dell’episodio è perfettamente bilanciata da un umorismo ben dosato.

Un matrimonio è un evento così stridentemente normale nella vita del team Arrow. Lyla e Diggle sono belli e innamorati e le loro promesse, che come in ogni telefilm minacciavano di essere lunghe e stucchevoli, sono brevi e dirette. I nostri sono eleganti e malinconicamente contenti, mentre strappano qualche minuto di normalità ai casini di tutti i giorni. Oliver, come testimone, osserva la scena con velata e riflessiva tristezza. Questo è quello che vorrebbe per se stesso e che si è convinto di non poter meritare. In linea con i recenti eventi, il nostro eroe incappucciato sembra avere raggiunto una calma rassegnazione. Una consapevolezza di se stesso (giusta o sbagliata che sia) quasi monastica e che gli fornisce abbastanza pazienza da non spaccare i denti a quella lattina volante di Ray.
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Un Ray che invece è tutto entusiasmo e fermi principi: questo è giusto e questo è sbagliato. Come dice perfettamente Oliver, lui è all’inizio del gioco e ci dovrà sbattere il muso parecchie volte prima di capire quali siano davvero le regole. Tra il cucciolo baldanzoso e il vecchio saggio si trova Felicity, che in questo episodio finalmente ritrova tutta la sua magia e torna ad incarnare tutto quello per cui l’abbiamo sempre tanto amata. Okay, forse lo dico perché alla fine le parti che prende sono quelle di Oliver, ma è anche vero che non si mette mai del tutto contro Ray e riesce a mantenere una posizione ferma ed equilibrata. Ah, il mio povero cuore! In tempi di magra è difficile chiedere di più a questi due. Sono divisi e tra loro ci sono dei netti contrasti, ma si conoscono profondamente, si rispettano e quello che li ha uniti per tre anni non si dissolve certo davanti alle pretese e ai pettorali di metallo del nuovo arrivato, anzi, se possibile si rafforza ancora di più.

Pure Laurel in questo episodio ha un momento di simpatia inaspettata quando rimette a posto Ray con una certa efficacia. Il vestito del matrimonio in stile palestra è difficile perdonarglielo, ma la sola idea di Nyssa che le da mazzate a colazione è motivo di gioia e soddisfazione.

I coniugi Diggle intanto vengono distolti dalle Fiji per quella che ho già definito una missione della domenica. Non ce ne fregherebbe più di tanto se non fosse che questa volta vengono accompagnati dall’ormai fedele Deadshot e dalla nostra pazza innamorata preferita. Insomma, per me la Suicide Squad non è mai stata sinonimo di grande entusiasmo, ma questa volta il team funziona alla grande e si bilancia con successo tra pesantezza coniugale e psicopatica simpatia. Capisci che gli sceneggiatori hanno fatto le cose per bene quando ti senti sinceramente dispiaciuto di veder esplodere quel caro orbo. La crescita di Deathshot, per quanto poco presente sui nostri schermi, funziona e il momento in cui Diggle vede il nome tatuato di suo fratello e decide di aiutare Lawton comunque, non sembra nè stucchevole nè forzato. Okay, alla fine i suoi flashback sono precotti e telefonatissimi, ma restano quasi migliori di quelli di Oliver.
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Le vicende di ognuno dei personaggi fanno da specchio a quelle degli altri e l’interrogativo su come sia possibile sperare in una vita normale anche per chi nella sua vita di normale non ha nulla, continua a rimbalzare senza risposta. Lyla e Diggle ci provano anche se lei finalmente decide di licenziarsi da quella gabbia di matti dell’ARGUS, anche Felicity e Ray, solo un poco scossi dal burrascoso inizio, vogliono insistere come a voler provare che è proprio Oliver a sbagliarsi di grosso. Ce la faranno?

Mentre tutti riflettono pensosi, Maseo porta avanti il compito affidatogli dal suo maestro diligentemente. Stufo di sforacchiare i malvagi, passa direttamente al sindaco, mandando chiaro e forte il messaggio che, se ancora non si fosse capito, la lega degli assassini ha poca voglia di scherzare. L’ultimissima scena ci mostra Felicity sotto tiro. Maseo non abbassa l’arco, continua a mirarla finché scattano i titoli. E’ forse una dichiarazione di intenti? Attento perchè Felicity non si tocca.

PS: qualcuno ha detto pettorali??
PPS: Possibile che nessuno si sia preoccupato del grado di cottura di quel fritto di Roy??
PPPS: Hei, Super Suit.
PPPPS: ditemi che Floyd non è morto! (e invece sì perché ci tocca il film sulla Suicide Squad e allora non sia mai che si faccia confusione!).

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